Dopo otto mesi di chiusura, il Centro “I Giusti di Sicilia”, intitolato all’ex prefetto Fulvio Sodano, ha riaperto le porte alla città. La cerimonia si è svolta martedì 23 giugno a Marsala, restituendo alla comunità uno spazio che negli anni è diventato un punto di riferimento per la promozione della cultura della legalità, della memoria e dell’impegno civile.
La riapertura segna la conclusione di una vicenda che aveva suscitato interrogativi e polemiche. Il centro, ospitato in un immobile confiscato alla criminalità organizzata e successivamente recuperato per finalità sociali, era stato chiuso per motivi legati alla sicurezza. Una situazione che, come ha spiegato don Francesco Fiorino, dell’Opera di Religione Mons. Gioacchino Di Leo che gestisce la struttura, non riguardava direttamente l’edificio del centro.
«Alla fine si è accertato che non c’erano problemi relativi alla sicurezza e alla stabilità dell’immobile che ospita il Centro “I Giusti di Sicilia”, ma soltanto degli edifici confinanti», ha spiegato il sacerdote. «È stato un peccato sociale averlo tenuto chiuso così a lungo».
Un luogo simbolo della legalità
Il Centro “I Giusti di Sicilia” non è soltanto uno spazio espositivo o un luogo della memoria. Nato per raccontare le storie di uomini e donne che hanno scelto di opporsi alla mafia e all’illegalità, rappresenta un presidio culturale ed educativo.
Alla cerimonia hanno partecipato autorità civili, religiose e militari, insegnanti e studenti. Presenti, tra gli altri, il procuratore della Repubblica di Marsala Fernando Asaro: La riapertura del Centro rappresenta una vittoria della legalità e conferma l’importanza di restituire i beni confiscati alla comunità, trasformandoli in luoghi di educazione, cultura e crescita sociale, soprattutto per i giovani». La viceprefetta vicaria di Trapani Maria Baratta: «Restituire questo spazio alla città significa investire nella memoria, nella legalità e nei giovani, che rappresentano la migliore garanzia per costruire una società più consapevole e responsabile».
Il vescovo: «Abbiamo bisogno di questi luoghi»
Tra gli interventi più significativi quello del vescovo di Mazara del Vallo, mons. Angelo Giurdanella, che ha sottolineato il valore educativo della struttura.
«La riapertura del Centro “I Giusti di Sicilia” significa dare forza a quella che è la funzione pedagogica di questo centro. Oggi abbiamo bisogno di questi spazi per poter riaffermare la cultura della legalità e del rispetto. Da qui nascono nuove idee e, soprattutto, l’aver coinvolto i ragazzi che con la loro creatività manifestano che cosa possono fare insieme partendo da questo spazio educativo». Parole che richiamano il ruolo centrale delle nuove generazioni nella costruzione di una società più consapevole e responsabile.
La sindaca Patti: «Questo luogo deve restare aperto»
Anche la sindaca di Marsala, Andreana Patti, ha evidenziato l’importanza della riapertura. «C’è una grande responsabilità quando si chiude un luogo non solo di memoria, ma un luogo vivo, dove si fa attività concreta. Questo centro deve rimanere aperto. Siamo felici perché è un luogo riqualificato con i finanziamenti comunitari 2014-2020 insieme a tutta la piazza. Il progetto finanziato dall’Unione Europea si chiamava proprio “Dalla piazza dello spaccio alla piazza della Legalità”. Il Centro “I Giusti di Sicilia” testimonia che il ricordo, l’impegno e la responsabilità contro la mafia rimangono vivi in questa città».
La riapertura assume così anche un significato simbolico: restituire alla collettività uno spazio nato dalla sottrazione di beni alla criminalità organizzata e trasformato in luogo di crescita civile.
Don Fiorino: «Una Sicilia diversa è possibile»
Particolarmente sentito l’intervento di don Francesco Fiorino, anima del progetto fin dalla sua nascita. «Il nostro centro è un presidio di libertà e di educazione civica per fare conoscere queste splendide figure, esempi di vita che ci mostrano una Sicilia solidale, aperta. Una Sicilia per la vita, per la legalità e per la solidarietà. Per noi riaprire è una responsabilità ancora più grande verso la città, nel senso di mostrare come si possa vivere diversamente da una subcultura mafiosa. I Giusti di Sicilia ci dimostrano che esiste un cammino diverso». Parole che sintetizzano la missione del centro: raccontare una Sicilia che resiste, che costruisce alternative e che trova nella memoria attiva uno strumento di cambiamento.
Premiati gli studenti del concorso “Terra senza Mafia”
La giornata è stata anche l’occasione per premiare i vincitori del concorso “Terra senza Mafia”, che per l’edizione 2026 ha proposto il tema “La mafia intorno a noi”.
L’iniziativa ha coinvolto studenti di diverse scuole del trapanese e non solo, chiamati a riflettere sulle forme contemporanee dell’illegalità e sul ruolo che ciascun cittadino può svolgere nella costruzione di una società libera dalle mafie.
Hanno partecipato il Liceo Pascasino-Giovanni XXIII di Marsala, l’Istituto Comprensivo Garibaldi-Pipitone, l’Istituto Comprensivo Stefano Pellegrino, l’Istituto Tecnico Vincenzo Accardi di Campobello di Mazara e il Liceo Da Vigo Nicolosi di Recco, in provincia di Genova.
Tra i premiati figurano Paolo Abate, Serena Morana e Giorgia Milazzo per la sezione scuola primaria; Karol La Magra per la scuola secondaria di primo grado; Manuel Loris Riggio, Sophia Angileri, Vittorio Lisciandra, Simona Infranca, Davide Bacigalupo e Manuel Tamburello per la sezione istituti superiori; Maria Antonia Sciacca per la sezione adulti.
Per i vincitori è prevista un’escursione formativa a Canicattì, nei luoghi del giudice Rosario Livatino, e ad Agrigento, dove il 9 maggio 1993 San Giovanni Paolo II lanciò il celebre appello ai mafiosi affinché si convertissero.
Un nuovo inizio
La riapertura del Centro “I Giusti di Sicilia” va oltre il semplice ritorno all’attività di una struttura culturale. Restituisce alla città uno spazio di incontro, riflessione e formazione che in questi anni ha accolto studenti, associazioni e cittadini impegnati nella diffusione della cultura della legalità.
In una terra che continua a fare i conti con il peso delle organizzazioni mafiose, luoghi come questo rappresentano un presidio fondamentale. Non soltanto per custodire la memoria di chi ha scelto da che parte stare, ma per costruire, giorno dopo giorno, una coscienza civile capace di guardare al futuro.
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