Come farsi pagare l’affitto dall’Inps?


Assegno di Inclusione: cos’è, come funziona e come usare la carta ADI per pagare il canone mensile della casa presa in locazione?

Chi vive in affitto deve pagare mensilmente il canone al proprietario dell’abitazione; l’obbligo può essere particolarmente gravoso, soprattutto per coloro che non hanno un reddito fisso oppure che sono disoccupati e/o disabili. In ipotesi del genere è possibile ottenere un sussidio che possa “alleggerire” il peso della locazione. È in proprio in questo contesto che si pone il seguente quesito: come farsi pagare l’affitto dall’Inps?

Come diremo, le persone non abbienti che si trovano in difficoltà economiche possono contare sul sostegno dell’ente previdenziale per far fronte al canone di locazione mensile. Perché ciò possa avvenire occorre però rispettare determinate condizioni. Quali? Come farsi pagare l’affitto dall’Inps? Scopriamolo.

Si può chiedere all’Inps di pagare l’affitto?

L’Inps non paga direttamente l’affitto delle persone che si trovano in stato di bisogno; è tuttavia possibile ottenere un concreto aiuto grazie all’Assegno di Inclusione (cosiddetto “ADI”) che, per l’appunto, è erogato dall’Inps.

Come si dirà, l’Assegno di Inclusione prevede un incremento destinato ai nuclei familiari residenti in abitazioni concesse in locazione con contratto ritualmente registrato.

Che cos’è l’Assegno di Inclusione?

L’Assegno di Inclusione (ADI) è una provvidenza economica erogata dall’Inps a favore delle persone non abbienti; a partire dal 2024 ha sostituito la precedente misura denominata Reddito di Cittadinanza.

Chi ha diritto all’Assegno di Inclusione?

L’Assegno di Inclusione spetta alle persone con un patrimonio familiare inferiore a una determinata soglia, a condizione che aderiscano a un percorso personalizzato di “attivazione e di inclusione sociale e lavorativa”.

In pratica, chi fa domanda per l’Assegno di Inclusione non deve solamente dichiarare di avere un reddito non superiore a un certo limite ma deve anche impegnarsi a mettersi a disposizione per seguire corsi, percorsi formativi e tirocini destinati alla ricerca di un lavoro, con l’obbligo di presentarsi ai colloqui.

In merito ai requisiti per l’accesso all’Assegno di Inclusione si tornerà più tardi.

Cos’è la Carta ADI?

L’Assegno di Inclusione è erogato, mensilmente, sulla carta di pagamento elettronica prepagata (Carta di inclusione o Carta ADI) emessa da Poste Italiane.

È questo l’unico strumento che può essere utilizzato per pagare – mediante la provvidenza economica dell’Inps – il canone di locazione, come meglio diremo a breve.

Con l’Assegno di Inclusione dell’Inps è possibile pagare l’affitto?

Con l’Assegno di Inclusione è possibile pagare l’affitto utilizzando la carta ADI, eseguendo un postagiro o un bonifico a favore del locatore.

L’Assegno di Inclusione, infatti, prevede un contributo per l’affitto per un importo pari all’ammontare del canone annuo previsto dal contratto di locazione come dichiarato ai fini ISEE, fino a un massimo di 3.640 euro annui (circa 303 euro mensili). Nelle famiglie con anziani o dove sono presenti tutti i componenti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza l’integrazione è di 1.950 euro.

Non si tratta di un bonus separato ma di una quota integrativa che si aggiunge all’importo base del beneficio e che viene riconosciuta a chi vive in affitto.

L’unica modalità di pagamento consentita è quella con la Carta dell’Assegno di Inclusione, per cui ci si potrà recare all’ufficio postale per effettuare un bonifico SEPA o un postagiro a favore del locatore.

Non è possibile effettuare bonifici in autonomia tramite l’home banking o altre piattaforme digitali. Questo sistema è stato concepito per garantire che le somme vengano utilizzate esclusivamente per scopi essenziali, come appunto il pagamento dell’affitto.

Come ricordato, l’importo mensile dell’assegno ADI comprende una quota specifica riservata al pagamento dell’affitto; questa somma è vincolata e non può essere utilizzata per altri scopi.

Per rispettare questo vincolo, l’affitto deve essere pagato esclusivamente tramite i metodi consentiti, ovvero bonifico SEPA o Postagiro effettuato con la carta ADI: non è possibile quindi prelevare la quota del canone in contanti per pagare il locatore, poiché ciò comprometterebbe la tracciabilità dell’operazione.

Quali sono i requisiti per l’Assegno di Inclusione?

Chi richiede l’Assegno di Inclusione deve essere, alternativamente:

  • cittadino italiano o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • cittadino di altro Paese dell’Unione europea o suo familiare che sia titolare del soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • titolare dello status di protezione internazionale o di apolide.

Il richiedente, al momento della presentazione della domanda, deve essere residente in Italia da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo.

Il nucleo familiare del richiedente deve possedere i seguenti requisiti economici:

  • un valore dell’ISEE, in corso di validità non superiore a 10.140 euro;
  • un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di 6.500 euro annui, moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza ADI. Se il nucleo familiare è composto da persone di età pari o superiore a 67 anni, o da persone di età pari o superiore a 67 anni e da altri familiari tutti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza, la soglia di reddito familiare è fissata a 8.190 euro annui, moltiplicata secondo la medesima scala di equivalenza;
  • un valore del reddito familiare inferiore a 10.140 euro nei casi in cui il nucleo familiare risiede in abitazione in locazione, secondo quanto risulta dalla Dichiarazione Sostitutiva Unica resa ai fini dell’ISEE;
  • un patrimonio immobiliare in Italia e all’estero, ai fini ISEE diverso dalla casa di abitazione di valore ai fini dell’imposta municipale propria (IMU) non superiore a 150.000 euro, non superiore a 30.000 euro;
  • un patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti, ecc.) ai fini ISEE non superiore a: 000 euro per i nuclei di un solo componente; 8.000 euro per i nuclei di due componenti; 10.000 euro per i nuclei composti da tre o più componenti (soglia aumentata di 1.000 euro per ogni figlio a partire dal terzo).

Questi massimali sono incrementati di:

  • 5.000 euro per ogni componente con disabilità;
  • 7.500 euro per ogni componente presente nel nucleo in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definita ai fini ISEE.




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 Mariano Acquaviva

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