I cambiamenti climatici, la pressione sulle risorse energetiche e la crescente vulnerabilità delle infrastrutture urbane stanno imponendo alle città un cambio di paradigma. La resilienza territoriale non è più soltanto un obiettivo strategico, ma una necessità concreta che coinvolge reti idriche, gestione energetica, economia circolare e capacità di investimento pubblico. Una strada che si prefigge di percorrere Gruppo Cap, la green utility pubblica che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano e che negli ultimi anni ha ampliato il proprio raggio d’azione anche ai settori dell’energia green, del trattamento dei rifiuti e della bioenergia, consolidando un modello industriale sempre più orientato alla sostenibilità e alla resilienza urbana.
Il bilancio consolidato 2025 conferma questa traiettoria di crescita. Il Gruppo, ad oggi uno dei modelli più avanzati di integrazione tra servizio idrico, sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica ed economia circolare, ha chiuso l’esercizio con ricavi pari a 500,5 milioni di euro, in aumento dell’8% al netto delle poste straordinarie, un Ebitba di 142,2 milioni di euro e un utile netto di 36,4 milioni. A rafforzare ulteriormente il quadro è soprattutto il dato relativo agli investimenti: 164,5 milioni di euro destinati al territorio, il valore più alto mai registrato dalla utility, con una crescita del 19% rispetto all’anno precedente. Un risultato che porta l’investimento per abitante a 87,6 euro, tra i livelli più elevati del settore. Parallelamente, il patrimonio netto consolidato sale a 984,5 milioni di euro, confermando la solidità finanziaria dell’azienda.
«Il bilancio 2025 certifica la straordinaria tenuta industriale del Gruppo e la solidità del nostro modello di gestione pubblica. Abbiamo registrato risultati economici importanti che confermano la nostra capacità di generare valore in modo continuo ed efficiente. In un anno in cui il contesto generale richiede massima attenzione, presentare fondamentali così solidi, supportati da una base patrimoniale che sfiora il miliardo di euro, significa garantire all’azienda totale stabilità finanziaria e indipendenza», sottolinea Yuri Santagostino, presidente e amministratore delegato di Gruppo Cap. «Questa robustezza economica non è un traguardo fine a sé stesso, ma è il motore che ci permette di tutelare le tariffe, rassicurare i nostri stakeholder e continuare a guidare lo sviluppo del territorio con la responsabilità e la visione che da sempre caratterizzano la nostra green utility».
La trasformazione di Gruppo Cap passa attraverso un’evoluzione industriale profonda. Storicamente focalizzata sulla gestione del servizio idrico, oggi la utility sta progressivamente integrando nuovi business legati all’economia circolare e alla produzione energetica. «La rotta che abbiamo è quella di strutturarci sempre di più come un’azienda che si occupa di energia e di economia circolare e che al business dell’acqua affianca anche quello dell’energia e dei rifiuti, con delle sfide che sono quelle più importanti che ci giochiamo tutti i giorni: la sostenibilità di un futuro in cui avremo città che dovranno essere sempre più resilienti e che hanno bisogno di aziende pubbliche capaci di fare investimenti e di gestire bene il proprio servizio», spiega Santagostino.
Un percorso sostenuto anche da un forte piano industriale che guarda al medio-lungo periodo. «Il 2025 è stato un anno molto importante per Cap, abbiamo realizzato il record di investimenti sul territorio», sottolinea Santagostino. «Il piano industriale prevede numerosi investimenti anche nel 2026 – arriveremo a 170 milioni di euro – e stiamo cambiando la destinazione dei nostri interventi. Negli anni scorsi gran parte degli investimenti era dedicata alla rete e al trasporto dell’acqua. Nei prossimi anni, proprio a causa dei cambiamenti climatici e della necessità di realizzare città sempre più resilienti, gli investimenti si concentreranno anche sulla gestione delle acque meteoriche e sulla resilienza urbana».
Uno dei pilastri della strategia di Cap riguarda la transizione energetica. Nel 2025 la produzione di energia green è aumentata del 29%, grazie all’attivazione di nuovi impianti fotovoltaici e alla valorizzazione del biogas prodotto nei poli di Bresso e Sesto San Giovanni. Contestualmente, i consumi energetici complessivi sono diminuiti del 2%, mentre il costo dell’energia elettrica è sceso a 38,7 milioni di euro, con una riduzione del 4% rispetto all’anno precedente.
«Siamo un’azienda energivora, soprattutto per la presenza dei depuratori, ma abbiamo fatto passi da gigante importanti», evidenzia Santagostino. «Oggi l’88% dell’energia che utilizziamo arriva da fonti rinnovabili e vogliamo aumentare ulteriormente questa percentuale, così come l’autoconsumo da biogas e impianti fotovoltaici». Tra i progetti strategici rientra anche il partenariato pubblico-privato da circa 30 milioni di euro con A2A per l’installazione di nuovi pannelli fotovoltaici. La rendicontazione consolidata 2025 registra emissioni complessive che si attestano a 236.011 tonnellate di CO2 equivalente, mentre prosegue il percorso verso il recupero totale dei fanghi, mantenendo l’obiettivo di zero conferimenti in discarica. Sul fronte idrico, grazie all’ottimizzazione della gestione di reti e impianti, il volume di acqua prelevata e immessa in rete è stato ridotto del 2%, pari a oltre 5 milioni di metri cubi.
Accanto agli investimenti infrastrutturali ed energetici, Cap continua a investire sul capitale umano: significativo il dato relativo all’equità di genere, con una retribuzione media oraria femminile superiore a quella maschile. Il fronte tecnologico e digitale, in un settore tanto strategico quale quello in cui opera il Gruppo Cap, catalizza naturalmente importanti risorse. Nei prossimi sei anni il Gruppo prevede importanti investimenti dedicati alla tecnologia e all’intelligenza artificiale. «La nostra azienda sta di fatto raggiungendo le mille persone e investiamo tantissimo sulla digitalizzazione e sull’intelligenza artificiale e naturalmente sul personale, affinchè sia fortemente preparato in questi ambiti, e non perché sia una moda, ma perchè è un cambiamento strutturale che bisogna affrontare», spiega Michele Falcone, direttore generale del Gruppo.
Un cambiamento che, sottolinea Falcone, sarà accompagnato da percorsi di formazione e aggiornamento delle competenze. «L’IA viene già utilizzata in diversi processi aziendali, dal miglioramento dei chatbot fino agli strumenti predittivi per la gestione delle infrastrutture e, grazie all’elaborazione dei dati che riusciamo a fare tramite l’intelligenza artificiale in un’ottica predittiva, siamo in grado di anticipare i problemi, e quindi di risolverli prima, e di ottimizzare i processi, abbattendo tempi e risorse», spiega il direttore generale. «Il nostro approccio a questa tematica, che sarà sempre più strategica per il futuro delle aziende e in generale del mondo, rimane però sempre un approccio driven by people, perché non vogliamo subire l’innovazione, ma cavalcarla insieme alle persone, fondamentali nell’interpretazione e nell’utilizzo di questa tecnologia, attraverso programmi di upskill e reskill». Una visione che è anche una sfida che riguarda tutti e su cui si gioca il futuro stesso del genere umano: conciliare in modo saggio salvaguardia delle risorse e dell’ambiente, tecnologia, e componente umana.
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Vincenzo Petraglia
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