Scopri come aprire la partita IVA da estetista: requisiti professionali, SCIA, iscrizione in Camera di Commercio, codice ATECO, costi fissi, tasse nel regime forfettario e contributi INPS Artigiani. Guida pratica.
Aprire la partita IVA come estetista (o tecnico del benessere) richiede di seguire un iter specifico che, oltre alla semplice apertura fiscale, include diversi adempimenti di natura amministrativa. Si tratta di un’attività artigianale regolamentata, che richiede il possesso di determinati requisiti professionali ed iscrizioni obbligatorie e, ovviamente, la scelta del regime fiscale più conveniente (per la maggior parte dei casi, il forfettario).
In questa guida completa trovi tutte le informazioni necessarie su:
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requisiti per esercitare come estetista;
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tutto ciò che serve per aprire correttamente l’attività;
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codice ATECO corretto;
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SCIA da presentare al Comune;
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contributi INPS;
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tasse nel regime forfettario;
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costi fissi e variabili da mettere in conto.
Ti diremo anche cosa succede se collabori con un centro estetico senza partita IVA.
Requisiti professionali per l’abilitazione
L’estetista è una professione regolamentata dalla legge 1/1990: non ci si può improvvisare. Per poter avviare l’attività di estetista in autonomia è necessario conseguire una qualifica professionale specifica. Non è possibile adottare il sistema della prestazione occasionale.
Nel regime attuale, i percorsi per ottenere la qualifica professionale e l’abilitazione sono:
Attualmente sono in discussione in Parlamento alcune proposte di legge per riformare la disciplina richiedendo esami più stringenti.
Una volta ottenuta la qualifica professionale, si può procedere all’apertura della partita IVA.
Come aprire la partita IVA come estetista
L’apertura della partita IVA è gratuita (a parte gli eventuali costi per il commercialista). Si compila e si invia il Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Puoi farlo anche attraverso la Comunicazione Unica di cui ti parliamo nel paragrafo seguente.
In questa fase occorre scegliere il codice ATECO di classificazione delle attività economiche, che identifica i servizi offerti.
Per gli estetisti, i codici più utilizzati sono:
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96.02.02 – Servizi degli istituti di bellezza
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96.22.01 – Servizi di manicure e pedicure
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96.22.09 – Altri servizi dicura della bellezza e altri trattamenti di bellezza n.c.a. (include trattamenti viso, corpo, depilazione, make-up, ecc.
Sono tutti idonei all’inquadramento artigianale. Leggi anche “Aprire una partita IVA: 10 cose da sapere“.
Iscrizione CCIAA e ComUnica
L’attività di Estetista è inquadrata come ditta artigiana, pertanto l’iter di apertura Partita IVA è unificato tramite la ComUnica (Comunicazione Unica) che gestisce l’iscrizione a tutti gli enti in modo telematico.
La pratica, quindi, è una sola. Si invia telematicamente e comprende:
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iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di Commercio nella sezione Albo Artigiani;
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apertura partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, tramite modello AA9/12;
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iscrizione obbligatoria INPS Artigiani
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posizione INAIL (obbligatoria per gli artigiani)
SCIA al Comune
Oltre a tutto ciò, è necessario presentare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) allo sportello SUAP del Comune. Questo adempimento amministrativo certifica la conformità delle norme igienico-sanitarie e l’inizio effettivo dell’attività.
Le indicazioni tipiche richieste comprendono:
Senza SCIA non si può aprire al pubblico.
Contributi INPS: il minimale
L’attività di estetista richiede l’iscrizione obbligatoria alla Gestione Artigiani INPS. Questo sistema prevede una ripartizione contributiva tra quote fisse e quote variabili.
In altre parole, siccome l’estetista rientra nella categoria artigiani, deve pagare sia i contributi fissi – il cosiddetto minimale, che va versato sempre, anche con ricavi zero – sia quelli variabili, calcolati in percentuale sugli introiti dell’attività.
I contributi fissi ammontano a circa 4.460 euro l’anno e devono essere versati (anche in quattro rate annuali) alla Gestione Inps Artigiani indipendentemente da quanto viene incassato. Vengono calcolati sul reddito minimale (che ammonta a circa 18.555 euro).
Dunque, se il reddito netto è inferiore a tale soglia, si pagano comunque i 4.460 euro fissi per coprire l’anno di contribuzione.
I contributi variabili, invece, vengono computati solo sulla quota di reddito (imponibile lordo) che eccede la soglia del reddito minimale. Su tale cifra si applica un’aliquota pari al 24% sulla differenza.
Se si opta per il regime forfettario, è possibile richiedere una riduzione del 35% sui contributi INPS, sia sulla quota fissa che su quella variabile.
Regime fiscale consigliato: forfettario
Il regime forfettario è generalmente il più vantaggioso per l’estetista, a patto di rispettare i requisiti oggettivi e soggettivi di accesso e di permanenza (in primis, i ricavi o compensi non devono essere superiori a 85.000 euro; inoltre non bisogna essere soci di Srl o Snc, e non avere redditi di lavoro dipendente oltre i 30mila euro annui).
I principali vantaggi del forfettario sono:
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imposta sostitutiva agevolata: 15% sul reddito imponibile, ridotta al 5% per i primi cinque anni se si tratta di una nuova attività. Molto meno dell’IRPEF, che parte dal 23% e arriva al 43% per la parte di reddito eccedente i 50mila euro;
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non applicazione dell’IVA: non si applica l’IVA sulle fatture, consentendo di offrire servizi a prezzi più competitivi rispetto a chi aderisce al regime ordinario;
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contabilità più semplice: le imposte e i contributi sono calcolati su un coefficiente di redditività – che per gli estetisti è del 67% dei ricavi – in quanto si presume che il restante 33% sia il costo forfettario, e dunque questa porzione non rientra nell’imponibile fiscale.
Facciamo un esempio pratico di come si calcolano le tasse nel forfettario. Siccome per gli estetisti il coefficiente di redditività è il 67%, se in un anno si è guadagnato 30.000 euro, il reddito imponibile sarà di 20.100 euro (risultato dei ricavi lordi meno il 33% di costi forfettari) e da questa cifra si potranno anche dedurre i contributi INPS versati. Risultato: ipotizzando una nuova attività (che paga l’imposta al 5% anziché al 15%), si avranno circa 1.000 euro di tasse da pagare.
Costi da mettere in conto ogni anno
Ecco una tabella che riporta le principali voci di costo annuo per l’attività di estetista.
| Tipologia di Costo | Frequenza | Importo indicativo | Note |
| Apertura partita IVA | Una tantum | Gratuita | Va considerato il costo del commercialista per la gestione della pratica ComUnica. |
| Contributi INPS fissi (minimale) | Annuale | ~4.460 € (riducibili del 35%) | Si pagano sempre a prescindere dai ricavi, ma sono riducibili del 35% in forfettario. |
| Diritto camerale | Annuale | ~53 € / anno | Diritto richiesto dalla Camera di Commercio per l’iscrizione. |
| Commercialista | Annuale | Variabile (da 250 a 600 €/anno per forfettari) | Costo per la gestione fiscale e contabile. |
| Tasse (imposta sostitutiva) | Annuale | 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività | Calcolata sul 67% dei ricavi (coefficiente di redditività). |
| Contributi INPS variabili | Annuale | 24% | Calcolati sul reddito che eccede il minimale di 18.555 €. |
Per maggiori dettagli, leggi “Partita IVA: quali costi e tasse“.
Aprire un centro estetico o lavorare in cabina presso altri?
Tieni presente che, se apri un tuo centro estetico, hai bisogno dei requisiti professionali e degli adempimenti che abbiamo elencato, tra cui la partita IVA, l’iscrizione alla Camera di Commercio, la SCIA e i locali idonei.
Se, invece, collabori con un centro già esistente devi comunque essere munito della tua partita IVA, altrimenti il centro rischia una sanzione per lavoro nero e tu potresti incorrere nella sospensione dell’attività e la perdita dei requisiti professionali.
Domande frequenti
Serve il commercialista per aprire la partita IVA?
Non è obbligatorio, ma vivamente consigliato: ComUnica, SCIA, INPS e INAIL sono procedure tecniche.
Si può lavorare come estetista senza partita IVA?
No: essendo attività artigianale svolta in forma organizzata e continuativa, non è ammessa la prestazione occasionale.
Posso fare l’estetista freelance o presso altri centri?
Sì, puoi lavorare come estetista freelance o in collaborazione con altri centri, ma è necessario avere la qualifica professionale, e sempre con la tua partita IVA.
Posso accedere ai bonus per nuove attività?
Sì: ad esempio, microcredito, agevolazioni Invitalia, incentivi per giovani under 35 e donne o disoccupati.
Serve la qualifica per aprire la partita IVA estetista?
Sì, è obbligatoria: corso professionale + specializzazione + tirocinio o 3 anni come dipendente.
Quanto costa mantenere una partita IVA da estetista?
Il costo principale sono i contributi INPS (circa 4.460 € l’anno, riducibili del 35% per i forfettari). Poi diritti camerali, INAIL e commercialista.
Meglio forfettario o ordinario per un’estetista?
Per chi apre oggi conviene quasi sempre il forfettario per tassazione ridotta (5%/15%) e semplificazioni contabili.
Serve la SCIA per aprire un centro estetico?
Sì, sempre: va presentata al Comune tramite SUAP.
Quanto si paga di tasse come estetista forfettaria?
Si applica il coefficiente del 67% e l’imposta sostitutiva del 5% o 15%. Sui contributi INPS si ha una forte deduzione.
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Paolo Remer
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