Il paradosso umbro del lavoro: terza in Italia per soddisfazione


Stacca la media nazionale e supera Nord e Centro. Il dato riguarda dipendenti e autonomi. Ma salari, produttività e sicurezza raccontano l’altra faccia

Perugia, 20 giugno 2026 – Il 57,5% degli occupati assegna una media tra 8 e 10 a sei aspetti del lavoro, dal guadagno alla stabilità. Solo Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta fanno meglio. Il dato supera il Centro di 3,5 punti, il Nord di 4,7, l’Italia di 6,4 e il Mezzogiorno di 12,1. Il restante 42,5% degli occupati umbri non equivale agli insoddisfatti: continuità e minore paura spiegano parte del primato, retribuzioni, competenze e infortuni ne mostrano i limiti.

La dichiarazione  di Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria

2 “Questo risultato è una risorsa produttiva, non un certificato di perfezione. Dice che in Umbria il lavoro conserva continuità, responsabilità e riconoscibilità, sia tra i dipendenti sia tra gli autonomi. Ma la fiducia non può sostituire salari adeguati, prospettive, sicurezza e pieno impiego delle competenze. La Camera di Commercio dell’Umbria continuerà ad approfondire la conoscenza del mercato, aiutare le imprese a leggere i propri fabbisogni e orientare giovani e lavoratori verso le professionalità richieste. Formazione, innovazione organizzativa e digitalizzazione devono avvicinare il valore attribuito dalle persone al lavoro a quello che il sistema produttivo genera e restituisce. Una regione trattiene i talenti quando offre prospettive, non quando chiede loro di adattarsi. Trasformare la soddisfazione in produttività e attrattività è la sfida che abbiamo davanti”.

Il viaggio nel lavoro umbro comincia dal 57,5%, ma la vera notizia è nel modo in cui quel numero viene costruito. Non indica tutti coloro che si dichiarano genericamente soddisfatti. Misura la quota di occupati che nel 2024 ha attribuito una media tra 8 e 10 a sei aspetti concreti: guadagno, sviluppo professionale, ore lavorate, stabilità, distanza casa-lavoro e interesse per l’attività svolta.

Dentro questa platea ci sono sia i dipendenti sia gli autonomi. Il questionario dell’Istat cambia persino una delle domande a seconda della posizione: ai dipendenti chiede delle opportunità di carriera, ai collaboratori della carriera e del giro d’affari, agli autonomi del giro d’affari. Il risultato riguarda dunque l’intero lavoro umbro, dalla fabbrica allo studio professionale.

Con una soglia tanto esigente, l’Umbria è terza tra le regioni italiane. Fanno meglio soltanto il Trentino-Alto Adige, al 62,3%, e la Valle d’Aosta, al 59,8%. Il Centro si ferma al 54%, il Nord al 52,8%, l’Italia al 51,1% e il Mezzogiorno al 45,4%. Il vantaggio umbro vale 3,5 punti sul Centro, 4,7 sul Nord, 6,4 sul Paese e 12,1 sul Mezzogiorno. Nell’Italia centrale le Marche sono praticamente appaiate, al 57,4%; più indietro Lazio, al 54,3%, e Toscana, al 51,5%.

La geografia consueta viene così capovolta. Una regione che non dispone dei salari e della produttività delle aree più forti porta nella fascia dei giudizi molto alti una quota di lavoratori superiore anche a quella del Nord. Ma il restante 42,5% non può essere chiamato insoddisfatto: sotto la soglia di 8 convivono valutazioni intermedie e giudizi realmente negativi, che l’Istat non separa nelle tavole regionali.

Sempre di fonte Istat, c’è anche da considerare l’indagine Multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”. Con una domanda generale, nel 2024 considera molto o abbastanza soddisfatto il 77,6% degli occupati italiani: 78% al Nord, 77,2% al Centro e 77,1% nel Mezzogiorno. È una misura diversa e non offre per l’Umbria la distribuzione necessaria a riempire quel 42,5%, ma dimostra che la fascia sotto 8 non coincide con l’insoddisfazione.

Perché allora tanti umbri raggiungono la fascia più alta? Non esiste una risposta statisticamente provata, perché l’Istat non pubblica le sei componenti separate per regione. Gli indicatori di contesto, tuttavia, convergono su una parola: continuità. Nel 2024 solo il 2,8% degli occupati umbri temeva di perdere il lavoro e di non trovarne uno simile, contro il 3,2% italiano; le trasformazioni da impieghi instabili a stabili raggiungevano il 20,4%, rispetto al 16,6% nazionale.

Il quadro più recente rafforza, ma rende anche più complessa, questa lettura. Nel 2025 l’Umbria conta 377.800 occupati, circa 4.700 in più rispetto al 2024, con una crescita dell’1,3%, superiore allo 0,8% italiano e allo 0,5% del Centro. Il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni sale dal 68% al 69,1%: è secondo nell’Italia centrale dopo la Toscana, al 70,5%, e precede Marche, al 67,5%, e Lazio, al 64,2%. Supera di 2,2 punti la media del Centro, al 66,9%, e di 6,6 punti quella nazionale, al 62,5%.

Il biennio mostra però un cambio di motore. Dopo il forte aumento del 3,2% registrato nel 2024, la crescita prosegue nel 2025 ma viene interamente dal lavoro indipendente: gli autonomi salgono da 82.600 a 88.800, oltre 6.100 in più, mentre i dipendenti scendono da 290.400 a 289.000, circa 1.400 in meno. Il mercato umbro continua dunque ad allargarsi, ma non attraverso un’espansione uniforme del lavoro subordinato.

La stabilità entra anche nelle famiglie. Tra i nuclei senza pensionati e con persona di riferimento sotto i 65 anni, soltanto il 6,2% vive senza occupati, contro il 9% italiano; il 60,8% vive invece in famiglie con almeno due persone al lavoro, rispetto al 53,6% nazionale. Due redditi non significano automaticamente benessere, ma riducono la paura che una difficoltà individuale diventi subito una crisi familiare.

Poi il viaggio cambia luce. la retribuzione media annua dei dipendenti umbri è dell’11,2% inferiore a quella media nazionale. Il 25,7% dei laureati occupati svolge mansioni inferiori al titolo posseduto; il part-time involontario raggiunge il 10,2%, contro l’8,5% nazionale; il lavoro da casa si ferma al 6,4%, rispetto al 10,3%.

Il punto più duro è la sicurezza: nell’ultimo dato disponibile, riferito al 2022, gli infortuni mortali o con inabilità permanente sono 17,8 ogni 10 mila occupati, contro gli 11 italiani. Sullo sfondo resta la produttività: tra il 2007 e il 2023 il valore aggiunto per ora lavorata è diminuito del 6,7% in Umbria, mentre nel Paese è cresciuto del 4%.

Il paradosso è tutto qui. Il lavoro umbro rassicura più di quanto premi, tiene insieme più di quanto faccia avanzare. Il 57,5% racconta una fiducia rara, costruita con ogni probabilità sulla continuità, sulla minore insicurezza e sulla riconoscibilità del proprio contributo. Ma la fiducia diventa sviluppo soltanto quando incontra salari migliori, competenze utilizzate, sicurezza e produttività. Altrimenti rischia di trasformarsi nella forma più elegante dell’adattamento.

 Fonti e note metodologiche

  • Istat, “Il mercato del lavoro – IV trimestre 2025”, pubblicato il 12 marzo 2026. I valori regionali sono tratti dall’allegato ufficiale “Anno 2025 – Dati provinciali”. Nel foglio “Occupati_1” sono riportati per l’Umbria 377.788 occupati e un tasso di occupazione 15-64 anni del 69,1%; Toscana 70,5%, Marche 67,5%, Lazio 64,2% e Italia 62,5%. Il dato del Centro, 66,9%, è calcolato sulle quattro regioni della ripartizione ufficiale: Toscana, Umbria, Marche e Lazio.Nel foglio “Occupati_2” risultano per l’Umbria 288.977 dipendenti e 88.811 indipendenti nel 2025.
  • Istat, “Il mercato del lavoro. Per l’Umbria: 373.057 occupati, tasso di occupazione del 68%, 290.417 dipendenti e 82.640 indipendenti. Le variazioni 2024-2025 sono calcolate sui valori medi annuali dei due allegati.
  • Istat, “Rapporto Bes – Il benessere equo e sostenibile in Italia”, pubblicato il 13 novembre 2025, capitolo 3, “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita”, pagine 65-80. La pubblicazione contiene la definizione dell’indicatore di soddisfazione, i valori per macroarea e le tavole regionali.
  • Istat, “La soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita – Anno 2024”, pubblicato il 27 maggio 2025 nell’ambito dell’indagine Multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”.
  • Istat, “Il benessere equo e sostenibile dei territori – BesT Umbria 2025”, pubblicato il 4 dicembre 2025, per retribuzioni, sovraistruzione, part-time involontario e infortuni.
  • Banca d’Italia, “L’economia dell’Umbria – Rapporto annuale”, collana “Economie regionali”, numero 10, giugno 2025, per la crescita occupazionale 2024, la composizione delle famiglie e l’andamento della produttività.
  • Avvertenza metodologica: i dati sulla soddisfazione e sulla qualità del lavoro si riferiscono prevalentemente al 2024; il quadro quantitativo dell’occupazione è aggiornato alla media annua 2025. Il dato Bes comprende dipendenti e autonomi, mentre retribuzioni e consistenza dei contratti subordinati riguardano soltanto il lavoro dipendente.

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 Gilberto Scalabrini

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