Famiglie e imprese, due binari nella stessa crisi


Il carovita impoverisce le famiglie e comprime i margini delle aziende. Tra credito, concorrenza e sicurezza, serve una responsabilità condivisa per evitare che le difficoltà degli uni diventino la crisi degli altri.

 

di Mario Vacca – La bussola, Soluzione d’impresa Parma, 25 ottobre 2026 –

 

Essere cordiali quando tutto procede bene è facile. Il valore di una relazione si misura quando il tempo cambia e arriva il vento contrario, è allora che i sorrisi devono trovare continuità nell’ascolto, nella presenza e nell’assunzione di responsabilità.

Vale nei rapporti personali e vale nell’economia, dove famiglie, imprese e banche condividono un destino molto più intrecciato di quanto talvolta siano disposte a riconoscere.

 

Ci sono due binari paralleli lungo i quali si muove ogni giorno il Paese, quello delle famiglie e quello delle imprese. Si osservano, dipendono l’uno dall’altro, eppure a volte si guardano con diffidenza, da una parte chi vede salire i prezzi e teme che qualcuno stia approfittando della situazione; dall’altra chi aumenta i listini per recuperare costi che non riesce più ad assorbire.

In mezzo ci sono i lavoratori, che appartengono a entrambi i mondi, contribuiscono alla vita delle aziende e, quando tornano a casa, devono far quadrare il bilancio familiare. Mai come adesso occorrerebbe partire da questa relazione. Una famiglia che perde capacità di spesa riduce i consumi; un’impresa che perde clienti e margini rinvia gli investimenti e incontra maggiori difficoltà nel sostenere occupazione e retribuzioni. La fragilità passa da un bilancio all’altro.

Il dato Istat di settembre 2026 registra un’inflazione del 4,2% annuo, dal 3,3% di agosto, con un’accelerazione trainata soprattutto dai beni energetici e dagli alimentari freschi, sono spese alle quali è difficile rinunciare e che incidono direttamente sulla libertà di scelta delle famiglie.

Il problema, però, non si esaurisce nella percentuale del mese,  l’inflazione misura la variazione dei prezzi di un paniere medio; ogni famiglia ha invece una propria composizione delle spese,  chi destina gran parte del reddito a cibo, energia e spostamenti può subire un aggravio superiore alla media.

Le ricerche della Banca centrale europea documentano differenze nelle percezioni e nelle aspettative di inflazione tra consumatori, la distanza dal dato medio merita quindi attenzione perché  può riflettere esperienze di spesa differenti, oltre al peso psicologico degli acquisti più frequenti.

 

C’è poi l’effetto dell’accumulo, quando l’inflazione rallenta, i prezzi non tornano automaticamente ai livelli precedenti ma aumentano più lentamente. Se un bene passa da 100 a 120 euro e successivamente rincara del 2%, arriva a 122,40 euro. Per chi lo acquista, il confronto resta anche con quei cento euro iniziali.

Se i redditi non recuperano l’aumento cumulato delle spese, il bilancio si restringe, si rinuncia a un acquisto, si rinvia una manutenzione, si consuma il risparmio e ogni rinuncia trova una corrispondenza nei ricavi di qualcun altro.

Sul binario delle imprese avviene qualcosa di analogo. 

Il fatturato può crescere senza che migliori la salute dell’azienda, vendere a prezzi più alti non basta se energia, materie prime e servizi assorbono l’incremento mentre anche un’attività con ordini e clienti può ritrovarsi con margini insufficienti e liquidità sotto pressione.

L’indagine della Banca d’Italia sul terzo trimestre segnala ulteriori rincari attesi dalle imprese, legati soprattutto alle materie prime. La stessa rilevazione descrive tuttavia una liquidità attesa complessivamente adeguata: le difficoltà sono diseguali e non autorizzano a rappresentare l’intero sistema produttivo come prossimo alla crisi.

 

Proprio dove emergono difficoltà, il rapporto con il credito diventa decisivo,  numerosi interlocutori bancari svolgono con serietà il proprio lavoro, taluni comportamenti, invece, meritano una critica netta.

Le banche cercano le imprese, le corteggiano, propongono servizi e prodotti, incassano interessi e commissioni, talvolta anche abbastanza alte. È parte della loro attività. Ma quella relazione, costruita e remunerata nel tempo, dovrebbe conservare consistenza quando l’azienda attraversa una fase sfavorevole.

Con taluni istituti accade invece di vedere sorrisi che si spengono, interlocutori che arretrano e decisioni che sembrano appartenere improvvisamente a persone lontane, irraggiungibili, delle quali non si conoscono né il volto né i tempi di risposta. Comincia una partita a tennis delle responsabilità, la filiale rimanda alla direzione, la direzione ad un altro ufficio, mentre l’imprenditore aspetta e le scadenze continuano a correre.

 

In un momento come questo, un simile comportamento è inaccettabile. La prudenza nella concessione del credito richiede anche la capacità di distinguere una difficoltà temporanea da una situazione compromessa, esaminare un piano e motivare tempestivamente una decisione. Il rinvio continuo può aggravare proprio il rischio che si dichiara di voler contenere.

 

Quando poi, davanti alle difficoltà di un’impresa, la preoccupazione espressa da un responsabile bancario riguarda il possibile mancato raggiungimento del budget dal quale dipende il proprio premio di produzione, emerge una distorsione delle priorità. Di fronte ci sono stipendi, famiglie, fornitori e anni di lavoro. Il premio individuale non può diventare il metro della relazione con un’azienda.

 

Le banche devono tutelare il risparmio e valutare il merito creditizio ma hanno anche la responsabilità di svolgere bene il proprio ruolo nell’economia dei territori dai quali raccolgono risorse e ricavano reddito. È ragionevole chiedere che restituiscano parte del valore costruito insieme attraverso interlocutori presenti, risposte chiare, tempi compatibili con la vita aziendale e disponibilità a cercare soluzioni sostenibili.

Come si concilia questa responsabilità con gli effetti delle concentrazioni bancarie? Se un’impresa ha costruito rapporti con quattro istituti e, per effetto di fusioni e acquisizioni, se ne ritrova soltanto due, che cosa accade alla possibilità di diversificare le fonti di finanziamento? E se i gruppi risultanti decidono di ridurre l’esposizione complessiva verso quel cliente o verso quel settore chi sopporta le conseguenze?

Dov’è, per quell’impresa, la concorrenza effettiva, quando diminuiscono gli interlocutori e si restringono le alternative?

Mister Pet

 

Una fusione non comporta necessariamente una riduzione degli affidamenti. Quando questa avviene, però, l’azienda può dover restituire risorse senza che siano peggiorati la qualità della gestione o il rispetto degli impegni. A cambiare è stata la struttura dei finanziatori; a sopportarne il peso rischia di essere l’attività finanziata.

 

Le economie di scala e gli obiettivi dei grandi gruppi devono confrontarsi anche con la continuità delle imprese, il rischio va valutato conoscendo l’azienda, spiegando le decisioni e, quando una revisione è necessaria, cercando tempi sostenibili.

Dove gli squilibri diventano persistenti, occorre affrontarl tempestivamente. Nell’esperienza professionale di chi affianca le aziende accade di incontrare anche interlocutori bancari che suggeriscono di valutare la composizione negoziata della crisi.

È un’opportunità da considerare con serietà quando esistono prospettive di risanamento. Unioncamere ne ha sottolineato il contributo alla continuità delle attività e alla salvaguardia dell’occupazione, richiamando la necessità di facilitarne l’utilizzo anche per le imprese più piccole. La diffusione dello strumento non dimostra, naturalmente, che tutte le crisi derivino dall’inflazione.

 

Gli avvenimenti dell’autotrasporto nel Mezzogiorno mostrano una parte di questa tensione, la cronaca del fermo siciliano riferisce di imprese colpite dal costo del gasolio e dei collegamenti marittimi, con richieste di intervento sui carburanti e sui traghetti; il camion fermo è il punto nel quale una difficoltà aziendale diventa immediatamente un problema collettivo. Dietro ci sono merci da consegnare, fornitori che aspettano, negozi da rifornire e famiglie che devono acquistare.

Anche in questo settore occorre distinguere. Ci sono aziende che investono, formano il personale e rispettano gli impegni,  taluni operatori, invece, cercano competitività attraverso condizioni insostenibili, scaricandone il costo su dipendenti, fornitori e sicurezza.

 

Il paradosso diventa amaro quando un’impresa corretta si trova stretta tra il ridimensionamento del credito e questa concorrenza. Il richiamo riguarda anche quelle aziende di autotrasporto che cercano il risparmio rinviando la manutenzione, facendo circolare mezzi usurati con pneumatici deteriorati oppure affidandoli a conducenti senza esperienza adeguata, sufficiente formazione e comprensione delle istruzioni operative e di sicurezza.

 

La provenienza del lavoratore non determina la sua professionalità. La responsabilità dell’impresa consiste nell’accertarne preparazione e competenza, affiancarlo e metterlo nelle condizioni di lavorare in sicurezza.

Quando il prezzo più basso si regge sulla rinuncia alla sicurezza, il risparmio viene pagato dagli altri: dai lavoratori, dagli utenti della strada e dalle aziende che sostengono i costi della manutenzione, della formazione e del rispetto delle regole.

Si sottraggono così redditività e serenità a intere filiere. Anche il merito creditizio dovrebbe riconoscere la differenza tra chi costruisce continuità e chi trasferisce sistematicamente i propri rischi sugli altri. La rilevanza strategica del settore impone un’attenzione ben maggiore,  secondo l’Istat, nel 2024 il 92,1% delle tonnellate di merci trasportate via terra in Italia ha viaggiato su strada. Da questa rete dipendono approvvigionamenti, produzione e consumi dell’intero Paese, per questo servono requisiti di accesso rigorosi, condizioni di ingaggio trasparenti e sostenibili e, soprattutto, controlli più stringenti ed effettivi su mezzi, manutenzione, qualificazione dei conducenti, tempi di guida e regolarità del lavoro. Anche i committenti devono assumersi la responsabilità delle proprie scelte, pretendere tariffe incompatibili con un servizio sicuro alimenta quella corsa al ribasso che poi si denuncia.

Un settore così strategico non può essere lasciato all’improvvisazione di taluni operatori che scambiano la libertà d’impresa per libertà dalle regole. Proteggere la professionalità delle tante aziende serie significa tutelare la sicurezza delle persone e la continuità economica del Paese.

 

La politica economica dovrebbe tenere insieme potere d’acquisto, sostenibilità dei costi produttivi, accesso al credito e qualità della concorrenza. Gli interventi di emergenza possono essere necessari ma devono accompagnarsi a condizioni che consentano di programmare oltre la prossima scadenza.

Alle imprese spetta governare i costi, rendere comprensibili gli aumenti e tutelare il lavoro,  nei rapporti di filiera, rispettare i tempi di pagamento evita che una tensione finanziaria si propaghi,  alle banche spetta valutare con competenza e tempestività le possibilità di continuità, alle istituzioni spetta far rispettare le regole, affinché lavorare correttamente non diventi uno svantaggio competitivo.

Non si può chiedere alle famiglie di sostenere i consumi con denaro che non hanno mé alle imprese di assorbire indefinitamente ogni rincaro senza compromettere la propria sopravvivenza.

Quei due binari conducono alla stessa destinazione. Quando cambia il vento, la fiducia e la responsabilità devono viaggiare in entrambe le direzioni.

 

La Bussola d’Impresa – Mario Vacca

“Mi presento, sono nato a Capri nel 1973, la mia carriera è iniziata nell’impresa di famiglia, dove ho acquisito la cultura aziendale ed ho potuto specializzarmi nel management dell’impresa e contestualmente ho maturato esperienza in Ascom Confcommercio per 12 anni ricoprendo diverse attività sino al ruolo di vice presidente.

Per migliorare la mia conoscenza e professionalità ho accettato di fare esperienza in un gruppo finanziario inglese e, provatane l’efficacia ne ho voluta fare una anche in Svizzera.

Le competenze acquisite mi hanno portato a collaborare con diversi studi di consulenza in qualità di Manager al servizio delle aziende per pianificare crescite aziendali o per risolvere crisi aziendali e riorganizzare gli assetti societari efficientando il controllo di gestione e la finanza d’impresa.

Un iter professionale che mi ha consentito di sviluppare negli anni competenze in vari ambiti, dalla sfera Finanziaria, Amministrativa e Gestionale, alle dinamiche fiscali, passando attraverso esperienze di “start-up”, M&A e Turnaround, con un occhio vigile e sempre attento alla prevenzione del rischio d’impresa.

Un percorso arricchito da anni di esperienza nella gestione di Risorse Umane e Finanziarie, nella Contrattualistica, nella gestione dei rapporti diretti con Clienti e Fornitori, nella gestione delle dinamiche di Gruppo con soci e loro consulenti. 

Nel corso degli anni le esperienze aziendali unite alle attitudini personali mi hanno permesso di sviluppare la capacità di anticipare e nel contempo essere un buon risolutore dei problemi ordinari e straordinari delle attività.

Il mio agire è sempre stato caratterizzato da entusiasmo e passione in tutto quello che ho fatto e continuo a fare sia in ambito professionale che extra-professionale, sempre alla ricerca dell’innovazione e della differenziazione come caratteristica vincente.

La passione per la cultura mi ha portato ad iscrivermi all’Ordine dei Giornalisti ed a  scrivere articoli di economia pubblicati nella rubrica “La Bussola d’Impresa” edita dalla Gazzetta dell’Emilia ed a collaborare saltuariamente con altre testate.

La stessa passione mi porta a pianificare ed organizzare eventi non profit volti al raggiungimento di obiettivi filantropici legati  alla carità ed alla fratellanza anche attraverso  club ed associazioni locali. 

Mi piace lavorare in squadra, mi piace curare le pubbliche relazioni e, sono convinto che l’unione delle professionalità tra due singoli, non le somma ma, le moltiplica.

Il mio impegno è lavorare sodo con etica, lealtà ed armonia.”

Contatto Personale: [email protected]

Profilo Professionale: https://www.gazzettadellemilia.it/economia/itemlist/user/981-la-bussola-soluzioni-d-impresa.html


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