record � stato 320mila euro


Nei cassetti, negli album e nelle scatole di latta delle case di famiglia ci sono migliaia di ritratti in bianco e nero che nessuno guarda da decenni. La maggior parte ha un valore affettivo, non di mercato. Ma alcune fotografie, per il procedimento con cui sono state realizzate, per il soggetto o per la storia che raccontano, possono interessare collezionisti, archivi e case d’asta. Il valore non dipende da quanto una foto sia “vecchia”, ma da un insieme di fattori: tecnica, rarità, soggetto, condizioni e provenienza. Ecco quali immagini conviene guardare con più attenzione, divise per generazione, e che cosa dicono i prezzi noti.

Bisnonni: le prime fotografie su lastra e le carte de visite

Le immagini più antiche che si possono trovare in famiglia risalgono all’Ottocento. Il primo procedimento fotografico, il dagherrotipo, è del 1839: è un’immagine su una lastra d’argento lucidata, dall’aspetto a specchio, spesso conservata in una custodia di pelle o in un astuccio decorato. È un esemplare unico, senza negativo, e per questo è tra i pezzi più ricercati. Intorno al 1850 compare l’ambrotipo, un negativo debole su vetro reso positivo da un fondo scuro. Dalla metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento si diffonde il ferrotipo, su sottile lastra di metallo, economico e tipico dei fotografi ambulanti.

Più comuni, e di norma meno preziose, sono le carte de visite, diffuse dalla fine degli anni Cinquanta: piccole foto incollate su un cartoncino di circa 108 x 63 millimetri, tipiche degli album vittoriani. Dal 1866 arrivano le cabinet card, su un cartoncino più grande, di circa 155 x 110 millimetri. Queste ultime sono ricavate da un negativo e quindi riproducibili, a differenza dei dagherrotipi. Compaiono anche gli opalotipi, su vetro bianco, dal 1865 circa, e immagini colorate a mano, a volte così elaborate da sembrare dipinti.

Quanto valgono? Per un normale ritratto di famiglia in cartoncino la risposta è, in genere, poco. I prezzi alti si raggiungono quando il pezzo è raro e racconta qualcosa. Nel 2021 una casa d’asta americana ha venduto per circa 300.000 dollari un archivio di dagherrotipi della famiglia Fitz, ritrovato in un capanno: comprendeva un ritratto del gennaio 1840, tra i primi mai realizzati in America. Un altro dagherrotipo degli anni Cinquanta dell’Ottocento, che mostra persone in schiavitù in una piantagione della Georgia, è stato aggiudicato a 324.500 dollari, con una stima iniziale di 100.000-150.000. Sono casi eccezionali, legati a soggetti storici documentati, non una misura di ciò che vale un ritratto di quel periodo.

Nonni: cartoline fotografiche e ritratti in studio

Le foto dei nonni, per lo più del primo Novecento, sono spesso cartoline fotografiche: immagini vere, e non stampate, su carta fotografica, che potevano essere spedite per posta. Si diffondono dalla fine degli anni Novanta dell’Ottocento e soprattutto dopo il 1900. Le cartoline fotografiche con immagini reali sono tra le più ricercate dai collezionisti.

Sul mercato italiano le cifre indicate per le cartoline sono modeste. Le cartoline comuni degli anni Venti valgono in genere tra 5 e 20 euro. Quelle rare, con soggetti particolari, francobolli particolari o timbri di luoghi storici, possono superare i 200 euro. Le cartoline militari della Prima e della Seconda guerra mondiale hanno quotazioni definite “sorprendenti” da chi le tratta, senza cifre precise. Contano la rarità del soggetto, i timbri postali e le condizioni. Se la cartolina è ancora attaccata a una busta viaggiata, meglio non staccarla.

Un’altra categoria da guardare è quella delle immagini autocrome, cioè le prime fotografie a colori del 1904, molto rare e delicate, e dei ritratti colorati a mano. Chi trova qualcosa del genere non dovrebbe pensare a un valore automatico, ma a un’immagine da far vedere a un perito.

Genitori e fotografie di eventi: quando la storia dà valore

Per le foto degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, quelle dei genitori, il discorso cambia. I ritratti familiari di quegli anni sono numerosi, spesso stampati in grande quantità, e raramente interessano il mercato. Più interessanti sono le immagini che documentano eventi, luoghi o persone con un valore storico: una fotografia della ricostruzione postbellica di un paese, di una fabbrica, di una cerimonia, di un personaggio noto, di una scena di guerra o di un bombardamento. Queste fotografie possono avere un interesse per archivi, musei, associazioni storiche e collezionisti, anche quando il loro prezzo di mercato è basso.

Contano anche il fotografo e il formato. Gli studi professionali, alcuni dei quali hanno lasciato archivi importanti, firmavano o timbravano le immagini sul retro o sul cartoncino. Una stampa d’epoca di un fotografo noto, in buone condizioni, vale più di una copia moderna. Anche le fotografie autografate o con dedica, i provini e gli album originali con più immagini della stessa occasione possono avere un valore maggiore della singola immagine.

Un’avvertenza vale per tutte le generazioni: non esiste un listino. Per le fotografie di famiglia comuni, in Italia, non risultano prezzi d’asta di riferimento, e il valore di una singola immagine si stabilisce caso per caso, in base a chi è disposto a comprarla.

Quanto valgono davvero e che cosa fare

Mettendo insieme i dati, il quadro è questo. Un normale ritratto di famiglia su cartoncino, una carte de visite o una cabinet card comune valgono in genere poco. Le cartoline fotografiche comuni si collocano tra 5 e 20 euro, quelle rare oltre 200 euro. Dagherrotipi, ambrotipi e ferrotipi con soggetti rari, eventi storici o fotografi riconoscibili possono arrivare a migliaia di euro, e in casi eccezionali a centinaia di migliaia, come le vendite americane citate. La differenza la fanno rarità, soggetto, condizioni e documentazione.

Prima di decidere, alcune precauzioni valgono per tutte le immagini. Non conviene buttare nulla durante uno sgombero né pulire le fotografie con prodotti o con acqua, soprattutto se sono su lastra. Vanno maneggiate il meno possibile, tenendole per i bordi, e tolte dalla custodia solo da un esperto, perché alcune lastre sono fragili. Meglio conservarle in buste e contenitori adatti, lontano da umidità e dalla luce diretta. Se sul retro ci sono nomi, date e luoghi, vanno copiati: la storia scritta a mano, associata all’immagine, può fare la differenza. Poi serve una valutazione: un perito di fotografia, una casa d’asta o un archivio storico possono dire se l’immagine ha interesse e a quale mercato appartiene. Per una vendita è meglio chiedere più di un parere e farsi dare una stima per iscritto.

Un ultimo consiglio riguarda il modo di guardare l’insieme. Spesso a dare interesse a una fotografia non è l’immagine singola, ma il gruppo: un album completo, una serie di ritratti della stessa famiglia, una raccolta che racconta un mestiere, un paese o un periodo. Anche una foto senza valore di mercato può diventare preziosa per una ricerca genealogica o per un archivio locale, che spesso accetta donazioni. Per questo, prima di separare le immagini, conviene fotografarle o scansionarle, così da tenere una copia di tutto.

In conclusione, la maggior parte delle foto di famiglia non è un tesoro, ma qualche immagine può esserlo. Vale la pena dedicare un pomeriggio a guardarle una per una, con una lente e un po’ di curiosità, prima di decidere che cosa tenere, che cosa donare a un archivio e che cosa far valutare.

Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossoni � un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Universit� Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e societ� di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl…


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