Luca Chiaravalle – Un Assicuratore Amico
. RC Auto, divari tra Napoli, Milano e automobilisti virtuosi.
Il Movimento Equità Territoriale porta la protesta nelle piazze e chiede nuove regole. Ne parliamo con Italo Iozzolino, tra numeri, proposte e sostenibilità del sistema assicurativo.
A Napoli, assicurare un’automobile può costare quasi il doppio rispetto a Milano.
È una differenza che molti automobilisti conoscono bene. La incontrano ogni anno, quando arriva il momento di rinnovare la polizza, e spesso si pongono una domanda tanto semplice quanto difficile da affrontare.
Ma perché devo pagare così tanto, soprattutto se da anni non provoco incidenti?
È una domanda che conosco anche io, perché fa parte del mio lavoro quotidiano.
Ma oggi quella stessa domanda è uscita dalle agenzie assicurative ed è arrivata nelle piazze, diventando il motivo di una mobilitazione che chiede maggiore equità nelle tariffe RC Auto.
Tra le realtà impegnate in questa battaglia c’è il Movimento Equità Territoriale, che denuncia le differenze di prezzo tra Nord e Sud e chiede un intervento legislativo.
Ho voluto ascoltarne le ragioni, capire quali dati vengono utilizzati per sostenere questa protesta e, soprattutto, quali soluzioni vengono proposte.
Ne ho parlato con Italo Iozzolino, membro dell’Assemblea nazionale del Movimento Equità Territoriale, fondatore e referente del Circolo I Vesuviani.
Iozzolino è dottore di ricerca in Geografia politica, è stato docente universitario a contratto e ha dedicato diversi studi al Mezzogiorno. Oggi lavora come Asset Manager per una società del gruppo ICCREA.
Il suo impegno nel Movimento Equità Territoriale nasce dall’incontro con Pino Aprile, giornalista e scrittore che ha fondato il movimento.
La questione assicurativa, però, gli è familiare da molto prima.
«La questione delle tariffe di RC auto differenti tra Nord e Sud è un tema che, come figlio di agente di assicurazione, mi ha sempre interessato», racconta.
Un interesse che ha approfondito anche in una pubblicazione del 2024 dedicata alle disuguaglianze territoriali.
Gli chiedo come sia nata la mobilitazione e perché il movimento abbia scelto di occuparsi proprio delle assicurazioni.
La risposta parte da una visione più ampia.
Il Movimento Equità Territoriale si batte contro quelle che considera disuguaglianze strutturali tra le diverse aree del Paese, dalla distribuzione delle risorse pubbliche alle infrastrutture, dalla sanità all’istruzione.
Richiama l’articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.
In questa prospettiva, il costo dell’RC Auto rappresenta una delle questioni sulle quali il movimento intende richiamare l’attenzione delle istituzioni.
Entro allora nel cuore della questione.
Gli chiedo quale sia, secondo il movimento, l’ingiustizia maggiore dell’attuale sistema.
Iozzolino parte dai fattori che contribuiscono a determinare il prezzo di una polizza. Le solite note, le caratteristiche dell’automobile, l’età del conducente, la classe di merito, le abitudini di guida e il luogo di residenza.
Secondo lui, proprio quest’ultimo elemento finisce per assumere un’importanza eccessiva.
«Quello che viene fatto pesare di più dalle compagnie assicurative nella determinazione del prezzo della RC auto è proprio quello territoriale», sostiene.
E richiama alcuni dati sull’incidentalità stradale.
Secondo un’elaborazione citata dal movimento, riferita agli incidenti con lesioni del 2025, Napoli registrerebbe 34,2 incidenti ogni 10.000 veicoli circolanti, contro gli 81,9 di Milano.
Da qui nasce una delle principali contestazioni. Se a Napoli si registrano meno incidenti con lesioni rispetto a Milano, perché assicurare un’automobile costa molto di più?
Iozzolino interpreta questa differenza come il segno di un sistema che continua a penalizzare gli automobilisti in base al territorio di residenza, arrivando a parlare di pregiudizi.
È una posizione netta, sulla quale torneremo nella nostra riflessione conclusiva.
Ma prima voglio capire meglio i numeri.
Durante le manifestazioni, il movimento ha utilizzato anche un’immagine molto immediata.
Due automobili, una lombarda e una napoletana, con premi annuali rispettivamente di 450 e 1.250 euro.
Ho chiesto a Iozzolino se quelle cifre derivassero da preventivi effettivi o fossero utilizzate per rappresentare il divario.
Nella risposta mi ha indicato i valori pubblicati dall’Osservatorio di Facile.it per settembre 2026.
Secondo i dati dell’Osservatorio, il premio medio dei preventivi RC Auto era di 984,03 euro in Campania, contro 517,79 euro in Lombardia.
Il confronto tra le province risultava ancora più evidente. Premio medio Rc Auto a Settembre 2026, 1.054,24 Euro per Napoli, 528,29 Euro per Milano. Quasi il doppio.
Si tratta di valori medi rilevati da un osservatorio di preventivi, non di due quotazioni riferite necessariamente allo stesso automobilista, con identiche caratteristiche. Non rappresentano neppure la media dei premi effettivamente pagati da tutti gli assicurati.
La distinzione è importante. Ma resta un dato di fondo.
Il divario territoriale nei prezzi dell’RC Auto è significativo ed è proprio questo a rendere la questione così sentita.
E c’è un aspetto che mi interessa particolarmente, anche per la professione che svolgo. Ed è la storia assicurativa del singolo automobilista.
Gli chiedo quanto dovrebbe contare, secondo il movimento, il comportamento individuale rispetto al territorio di residenza.
La risposta di Iozzolino è chiara.
«Occorre, invece, rovesciare l’importanza dei fattori e “ritagliare” la tariffa sul cliente e sulla sua autovettura, a prescindere dal fatto che risieda ad Aosta o a Caltanissetta».
È qui che si concentra la proposta del movimento.
Una tariffa nazionale che valorizzi gli automobilisti virtuosi, indipendentemente dal luogo in cui vivono.
Iozzolino porta anche il proprio esempio. Perché un cittadino della provincia di Napoli che non ha mai provocato incidenti dovrebbe pagare molto più di un automobilista della cintura milanese con caratteristiche analoghe?
È una domanda che tanti assicurati potrebbero fare propria.
Ed è anche una domanda alla quale il settore assicurativo deve saper rispondere, senza dimenticare che dietro ogni polizza ci sono una persona e un bilancio familiare.
La mobilitazione del Movimento Equità Territoriale non si è fermata ai manifesti.
Iozzolino ricorda la manifestazione organizzata a luglio in Piazza del Plebiscito, a Napoli, e la partecipazione alla successiva iniziativa promossa dall’onorevole Francesco Emilio Borrelli in Piazza del Carmine.
Il movimento sostiene l’iniziativa parlamentare di Borrelli sulla tariffazione nazionale per gli automobilisti virtuosi.
Ma sta valutando anche altre strade.
«Il nostro obiettivo è trasformare una battaglia di piazza in una proposta politica concreta», spiega Iozzolino.
Mi racconta dei confronti avviati attraverso l’Intergruppo Sud e Aree Interne, insieme all’onorevole Alessandro Caramiello, e di interlocuzioni con esponenti del mondo assicurativo che, secondo quanto riferisce, condividono l’esigenza di superare gli attuali squilibri territoriali.
Tra le possibilità considerate c’è anche una raccolta di firme per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare.
L’obiettivo dichiarato è portare la questione dalle piazze alle sedi nelle quali si possono discutere e approvare eventuali cambiamenti normativi.
Gli chiedo poi quali siano i prossimi passi e che cosa potrebbe rappresentare un primo risultato concreto.
Iozzolino non nasconde che il movimento punti a un cambiamento strutturale.
«Non ci interessa ottenere qualche piccolo palliativo. Vogliamo eliminare alla radice un sistema che penalizza i cittadini in base al territorio in cui vivono».
Riferisce inoltre che il movimento intende seguire con attenzione le iniziative annunciate a livello governativo, per capire se potranno produrre risultati effettivi.
Ma, prima ancora di un eventuale intervento legislativo, considera importante la crescente attenzione dei cittadini verso il tema.
È convinto che molte persone abbiano iniziato a interrogarsi su differenze di prezzo che per anni hanno semplicemente accettato.
E a chi condivide la protesta, ma pensa che nulla possa cambiare, rivolge un invito a partecipare.
Perché, secondo Iozzolino, la rassegnazione rischia di lasciare irrisolti anche quei problemi sui quali sarebbe possibile intervenire.
Ho voluto raccontare questa mobilitazione perché credo che il mondo assicurativo debba saper ascoltare anche chi ne contesta alcune dinamiche.
E perché le domande che arrivano dalle piazze sono spesso le stesse che ascoltiamo ogni giorno dai nostri clienti.
Naturalmente, ascoltare non significa poter condividere automaticamente ogni affermazione.
C’è, ad esempio, una precisazione importante da fare sui numeri richiamati da Iozzolino.
Le statistiche sugli incidenti stradali con lesioni non raccontano, da sole, tutto ciò che contribuisce a determinare il prezzo di una polizza RC Auto.
Le compagnie devono considerare anche altri parametri, come il numero complessivo dei sinistri e il costo dei risarcimenti.
Per questo, il fatto che in un territorio si registrino meno incidenti con lesioni non dimostra automaticamente che i premi assicurativi debbano essere inferiori.
È una distinzione necessaria per interpretare correttamente i dati.
Ma c’è una domanda che rimane.
Anche quando una differenza di prezzo trova una spiegazione tecnica, possiamo considerare risolto il problema di chi quella differenza deve sostenerla ogni anno?
Credo che sia proprio qui che dobbiamo fermarci a riflettere.
Da una parte c’è la sostenibilità del sistema assicurativo. Le compagnie devono valutare correttamente i rischi, raccogliere premi adeguati e garantire i risarcimenti.
Dall’altra c’è la sostenibilità per gli automobilisti.
Perché quando parliamo di RC Auto, parliamo di una copertura obbligatoria per poter circolare. E il suo costo può incidere in maniera importante sul bilancio di una famiglia.
Sono due esigenze che non possiamo mettere una contro l’altra.
Il luogo di residenza può rappresentare una variabile nella valutazione del rischio. Ma possiamo e dobbiamo interrogarci su quanto debba pesare rispetto alla storia del singolo automobilista e sulle conseguenze che determinate differenze producono.
Allo stesso modo, la proposta di una tariffa nazionale avanzata dal movimento merita attenzione, ma deve essere valutata anche per i suoi effetti concreti.
Perché una soluzione, per funzionare, deve essere sostenibile. E non può limitarsi a spostare il problema da una parte all’altra.
Spiegare tecnicamente un problema, però, non significa averlo risolto. È questo il punto sul quale vorrei richiamare l’attenzione.
Chi protesta porta una richiesta di equità. Chi opera nel settore assicurativo conosce i meccanismi e le difficoltà che accompagnano la costruzione delle tariffe.
Sono due prospettive che dovrebbero incontrarsi, non ignorarsi.
Non per stabilire chi abbia ragione a tutti i costi. E neppure per cercare una soluzione facile a una questione che facile non è.
Ma per comprendere se esistano possibilità concrete di migliorare un sistema che, per una parte degli automobilisti, continua a rappresentare un peso economico significativo.
In parole semplici, un sistema assicurativo deve essere sostenibile per chi assume i rischi. Ma deve poterlo essere anche per chi, ogni anno, è obbligato ad assicurarsi.
E forse il primo passo per trovare risposte migliori è proprio questo. Iniziare ad ascoltarsi.
Luca Chiaravalle
Un Assicuratore Amico — PerSempreNews
Rossella Solombrino, Segretaria del Movimento Equità Territoriale ( MET )


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