Il confronto usa due basi temporali distinte. Le percentuali sul 2025 descrivono ricavi già contabilizzati. Quelle sul 2026 raccolgono aspettative espresse a maggio. L’accostamento misura la distanza fra un esercizio chiuso e bilanci ancora esposti a energia, rotte commerciali, oneri finanziari e domanda.
Perimetro del sondaggio: le quote appartengono a 500 PMI intervistate. Non equivalgono al censimento di tutte le imprese regionali né a una previsione del PIL.
Sommario dei contenuti
- Il consuntivo 2025 chiude con un saldo di +11,3 punti
- Trasporti a -52,5% e manifattura a -37,1%
- Materie prime al 66,9% ed energia al 65,1%
- Fra marzo e maggio la quota sale dal 4,2% al 27,2%
- Nella logistica la durata percepita sale all’87%
- Il saldo 2026 scende a -7,2 punti
- Investimenti al 67,1%, lavoro frenato dalle competenze
- Il sondaggio precede la riapertura parziale di Hormuz
- Gli esborsi arrivano prima dei ricavi
- Le richieste alle istituzioni seguono gli oneri dichiarati
Il consuntivo 2025 chiude con un saldo di +11,3 punti
Il 40,9% delle imprese ha aumentato il fatturato e il 29,6% lo ha visto arretrare. La quota stabile è pari al 29,5%. La somma raggiunge esattamente il 100% e colloca ogni risposta in una sola classe.
La distanza fra aziende in aumento e aziende in calo vale 11,3 punti percentuali. Il numero descrive la prevalenza delle risposte positive nel consuntivo e non il tasso medio di crescita dei ricavi. ANSA e la Repubblica presentano la medesima distribuzione del campione.
Trasporti a -52,5% e manifattura a -37,1%
La flessione del 2025 si concentra nei trasporti e nella logistica, dove il 52,5% delle imprese dichiara ricavi inferiori. Nel manifatturiero la quota si ferma al 37,1%. Lo scarto fra i due comparti è di 15,4 punti.
Il trasporto anticipa le tensioni attraverso carburanti e noli. Premi assicurativi e tempi di consegna allungano il ciclo di cassa. La manifattura assorbe i rincari dell’energia insieme a quelli dei semilavorati durante la produzione. Il Giornale delle PMI e Latina Tu pubblicano le stesse quote settoriali.
Materie prime al 66,9% ed energia al 65,1%
Le materie prime e i semilavorati raccolgono il 66,9% delle segnalazioni. Gli oneri energetici seguono al 65,1%. L’inflazione arriva al 54,3% e i conflitti internazionali al 47,3%, quota triplicata nell’arco di un anno.
Le quattro percentuali sommano 233,6%. La somma prova che le risposte multiple erano ammesse. Ciascuna quota misura la diffusione della singola pressione e non una fetta esclusiva del totale. Solo 1,8 punti separano materie prime ed energia. RadioColonna.it e Agenzia Nova riportano la stessa gerarchia.
Fra marzo e maggio la quota sale dal 4,2% al 27,2%
A inizio marzo il 4,2% del campione attribuiva alla guerra in Iran effetti negativi di medio-lungo periodo. A maggio la quota raggiunge il 27,2%. L’aumento è di 23 punti percentuali e porta il gruppo a circa 6,5 volte la dimensione iniziale.
La quota di imprenditori che teme la compromissione dell’intera attività passa dal 4% al 14%. Il salto è di 10 punti e moltiplica il gruppo per 3,5. Un altro 34% prevede equilibrio senza espansione nella condizione chiamata da Federlazio «resilienza forzata».
AlessioPorcu.it riproduce le stesse variazioni del monitoraggio. Il rapporto regionale 2026 di Banca d’Italia registra separatamente un deterioramento delle attese collegato alle tensioni mediorientali.
Nella logistica la durata percepita sale all’87%
Tra le imprese di trasporto e logistica l’87% si attende conseguenze prolungate sull’attività. La manifattura si colloca al 37,7%. La distanza è di 49,3 punti percentuali e la quota logistica vale circa 2,3 volte quella manifatturiera.
Il 52,5% citato per i trasporti riguarda il calo dei ricavi già registrato nel 2025. L’87% riguarda invece la durata temuta a maggio 2026. Le due percentuali rispondono a domande diverse e appartengono a periodi diversi. Una misura un arretramento avvenuto. L’altra misura la durata indicata dagli intervistati.
Il saldo 2026 scende a -7,2 punti
Per il 2026 il 34,4% prevede ricavi in calo e il 27,2% indica un incremento. La sottrazione produce un saldo di -7,2 punti. Il passaggio dal +11,3 del consuntivo 2025 al -7,2 delle attese equivale a una rotazione di 18,5 punti percentuali.
Il saldo indica la prevalenza numerica delle risposte negative e non la dimensione monetaria della flessione. Nei bilanci aziendali la differenza entra in ordini, listini, assunzioni e acquisti di scorte. Il credito bancario regionale si è concentrato sulle aziende maggiori. Sbircia ha già pubblicato il confronto nazionale nel pezzo sul credito alle PMI.
Investimenti al 67,1%, lavoro frenato dalle competenze
Nel 2025 ha investito il 67,1% delle imprese intervistate. La formazione assorbe il 43% delle scelte dichiarate. Digitalizzazione e cybersecurity si collocano quasi appaiate al 15,8% e al 15,2%.
Il 25% delle PMI ha aumentato gli addetti. Il 53% delle imprese incontra ostacoli nel reperimento. Fra chi cerca operai specializzati la quota sale al 76,5%. Sul 2026 il 52,2% prevede organici invariati.
L’intelligenza artificiale raccoglie un giudizio favorevole dal 48% del campione. Il 35% ha già pianificato investimenti o li sta realizzando. La quota dedicata all’efficienza energetica passa dal 3,8% all’11,4% in un anno, esattamente il triplo.
Il sondaggio precede la riapertura parziale di Hormuz
Le risposte Federlazio sono state raccolte a maggio. Il memorandum Usa-Iran di metà giugno ha aperto un periodo di 60 giorni per il negoziato finale e per il passaggio commerciale senza pedaggi. Alcune navi hanno ripreso a transitare attraverso le rotte laterali. Il canale centrale richiede ancora la rimozione delle mine e i flussi non hanno recuperato la capacità precedente al conflitto.
La Casa Bianca e il Consiglio dell’Unione europea registrano il memorandum. Reuters e Associated Press documentano le prime traversate. Financial Times e The Guardian descrivono una ripartenza incompleta. Al Jazeera aveva riportato l’annuncio del passaggio senza pedaggi.
Il prezzo del greggio ha reagito prima della piena normalizzazione delle rotte. Il pezzo di Sbircia sul Brent sotto gli 80 dollari segue la risposta dei contratti energetici. Le aspettative raccolte a maggio conservano il peso delle decisioni maturate durante la fase più tesa.
Gli esborsi arrivano prima dei ricavi
Le fatture per carburanti e materie prime seguono scadenze brevi. L’adeguamento dei prezzi di vendita dipende dai contratti con i clienti e arriva più tardi. Lo scarto comprime il margine lordo e assorbe capitale circolante.
Un’impresa logistica paga rifornimenti e pedaggi prima dell’incasso della consegna. Un produttore finanzia scorte ed energia prima della vendita del bene finito. Con credito selettivo l’autofinanziamento sostiene tale distanza e sottrae risorse agli acquisti futuri.
Il conto economico del 2025 conserva ricavi già acquisiti. La tesoreria del 2026 incorpora esborsi nuovi. La coesistenza delle due condizioni scioglie l’apparente contraddizione fra un consuntivo ancora positivo e aspettative negative.
Le richieste alle istituzioni seguono gli oneri dichiarati
Federlazio chiede strumenti permanenti contro le oscillazioni dei prezzi energetici. Gli interventi una tantum vengono giudicati insufficienti. Le agevolazioni per l’efficienza energetica affiancano il raccordo fra formazione tecnica e filiere produttive.
Sul versante tecnologico le imprese indicano intelligenza artificiale e cybersecurity. L’accesso al credito chiude la sequenza perché molti investimenti dipendono ancora da risorse aziendali. L’ordine delle richieste segue le pressioni dichiarate dalle PMI e le spese già avviate.
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Junior Cristarella
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