la Dda di Catanzaro richiede 20 misure cautelari per imprenditori, avvocati e commercialisti (NOMI) (Calabria 7)


La Dda di Catanzaro ritiene illogiche e contraddittorie le motivazioni con cui il gip ha bocciato le richieste di misure cautelari nei confronti di 20 indagati nell’inchiesta che ruota attorno ad un presunto sodalizio criminale, che oltre ad operare per realizzare profitti in proprio, avrebbe utilizzato società intestate fittiziamente a coniugi, compagne, persone di fiducia e prestanomi. Società di persone e di capitale nel settore immobiliare e delle aste, che vedrebbe coinvolte diverse persone formalmente qualificate come imprenditori agricoli, ma in realtà intestatari fittizi di aziende dedite alla costante partecipazione di bandi pubblici nel settore dell’agricoltura per ottenere contributi a fondo perduto. Un’inchiesta arrivata al capolinea con la notifica negli scorsi giorni di un avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 51 persone, tra imprenditori e professionisti, molti dei quali ritenuti in odor di mafia (NOMI).

Le richieste

Il sostituto procuratore della distrettuale Veronica Calcagno ha proposto appello ai giudici del Riesame chiedendo la misura cautelare in carcere per Francesco Lerose, 48 anni di Curro, Leonardo Gaetano Lerose, 54 anni, di Cutro, Giovanni Lippelli, 49 anni di Catanzaro e Antonio Salerno, 46 anni, di Cutro. Ha chiesto inoltre gli arresti domiciliari per Giorgio Amelio,66 anni di Catanzaro, Adriano Dara, 44 anni di Catanzaro, entrambi commercialisti; Anna Sinopoli, 35 anni di Catanzaro, l’avvocato Magda Mellea, 41 anni di Catanzaro, Federica Bava, 42 anni di Catanzaro; Marcello Magro, 66 anni di Catanzaro, Alberto Magro, 67 anni di Catanzaro, Rossella Giulino, 44 anni di Catanzaro, Pasquale Pio Costa, 24 anni di Polistena, Domenico Napoli, 55 anni, di Melicucco, Giovanni Oliveri, 41 anni, di Gioia Tauro, Matteo Giuseppe Oliveri, 45 anni, di Gioia Tauro. E ancora richiesto l’ obbligo di presentazione alla pg per l’imprenditore Nicola Tavano, 50 anni di Catanzaro e l’avvocato Maddalena Sacco, 44 anni, di Catanzaro, il divieto temporaneo di esercitare la carica di delegato del giudice alle vendite per Fabio La Salvia, 60 anni di Catanzaro e la misura del divieto di ricoprire incarichi di imprese che svolgono attività di compravendita di immobili e in ogni caso la professione immobiliarista per Vincenzo Furina, 42 anni, di Catanzaro. Il gip aveva escluso il pericolo di recidiva per Lippelli, Sinopoli, Magda Mellea, Giulino, Bava, Tavano, Sacco, Dara e Amelio, sostenendo che avevano un ruolo di subordinazione rispetto a coloro che secondo le accuse sono ritenuti i capi dell’associazione l’avvocato Gennaro Pierino Mellea, gli imprenditori Danilo Abramo e Roberto Mercurio destinari della misura cautelare agli arresti domiciliari e in virtù di questa misura il legame si era reciso in radice.

“Legami non recisi, non vittime ma protagonisti per avidità”

Ma per la Dda questo è un errore madornale: la recisione non può esserci, rispetto ad Anna Sinopoli, moglie convivente di Gennaro Pierino Mella; rispetto a Rossella Giulino, moglie convivente di Mercurio; rispetto a Magda Mellea, sorella del “dominus” Mellea e moglie convivente di Adriano Dara. E non può esserci tra Abramo Danilo e Bava Federica, madre del figlio di Abramo. A questo si aggiunge un dato che, secondo l’accusa, rende tutto più fragile: il gip non ha disposto il sequestro delle società immobiliari attraverso cui sono state compiute molte operazioni, e di cui alcuni indagati, oggi senza misura, sono ancora formalmente titolari. La Crd Immobiliare su tutte. Per la Dda, il gip non avrebbe valutato la capacità a delinquere autonoma di queste persone: non ci trova di fronte, secondo le accuse a persone costretti dai capi, ma inclini a delinquere per avidità e voglia di arricchimento. I coniugi Tavano e Sacco, non hanno alcun rapporto di parentela con i promotori e si sarebbero messi al loro servizio solo per arricchirsi. Stesso discorso per Amelio e Dara, commercialisti con studi avviati, che avrebbero messo la professione e i collaboratori al servizio dell’associazione per avere un guadagno illecito ulteriore rispetto a quello ottenibile lavorando onestamente.

“Le false dichiarazioni alla pg per sviare le indagini”

Bava Federica, poi, non sarebbe una semplice esecutrice degli ordini di Abramo, in quanto suo compagno, ma avrebbe sfruttato i benefici economici connessi al suo contributo criminoso, come dimostra il fatto che avrebbe utilizzato la Mercedes della CRD Immobiliare, frutto del contributo criminoso, e dopo la separazione da Abramo avrebbe tentato di sviare le indagini, rendendo dichiarazioni false alla pg e mostrando ancor di più la sua capacità a delinquere: ed infatti, a dimostrazione della insidiosità della donna, costei, a seguito della separazione con Danilo Abramo, sporgeva una querela alla Guardia di Finanza, rendendo dichiarazioni non verosimili, n contrasto con gli esiti intercettivi, circa la sua estraneità ai fatti, con una strategia precisa volta, ad anticipare eventuali future accuse relative proprio alla Crd Immobiliare Srl: una strategia non casuale, ma dovuta al fatto che molto probabilmente Bava era venuta a conoscenza delle indagini su Danilo Abramo e avrebbe cercato di dare un’immagine di sè quale soggetto incolpevole. Sinopoli, per la Dda, non è una donna soggetta ai voleri del coniuge, incapace di ribellarsi, è una persona che si presta a delinquere per averne benefici personali di natura economica: avrebbe goduto infatti dei beni della associazione, dell’auto Lancia Musa della Crd Immobiliare, e questa macchina controllata il 18 gennaio 2021 e il 21 giugno 2023 è risultata nella disponibilità di Sinopoli, moglie di Gennaro Pierino Melela. Mellea Magda sarebbe stata scelta dal fratello per gestire i fast food della catena Peter Food, a lei intestati, godendo a pieno dei vantaggi conseguenti al sistema criminale di cui faceva parte. Giulino Rossella, moglie di Mercurio, resterebbe intestataria della CRD Immobiliare, società che il GIP non ha sequestrato, e che è stata uno degli strumenti utilizzato per compiere le operazioni di riciclaggio. Per quanto riguarda la posizione di Giovanni Lippelli, il gip avrebbe applicato una valutazione forfettaria, ma per la Dda ha invece uno spessore criminale autonomo.

“Il braccio destro di Mellea”

Sarebbe stato lui a incaricare Domenico Tipaldi di avvicinare la Carmar Srlper creare un’Ati ad hoc per la concessione demaniale del porto di Catanzaro Lido. Sarebbe lui il supervisore della riscossione dei contributi Pac da rigirare all’associazione, colui che accompagna Mellea in trasferta e alle aste, definito uomo di fiducia assoluta in un’intercettazione nel caseificio con Leonardo Gaetano Lerose: Mellea avrebbe detto che l’amministratore deve farlo Giovanni Lippelli. E ancora: Lippelli aiuterebbe Amelio e Dara nella preparazione delle domande Pac, verificherebbe l’erogazione e la riscossione. Sarebbe stato presente negli uffici della CRD quando Mellea e Abramo decidono come usare il denaro ricevuto da Carmelo Costa per l’asta. E si informerebbe con Mellea sull’esito di quella gara da 3,5 milioni, con 107.000 euro di anticipo a rischio. Per questo, per la Procura, lasciarlo libero significa lasciare a Mellea, pur ai domiciliari, un canale diretto per continuare a far girare l’associazione. Il gip aveva anche motivato il no alle misure con il tempo trascorso dai fatti, con un ragionamento illogico per la Dda. Quale?

“Il tempo non cancella i reati”

Le condotte non sarebbero state episodiche, ma continuative, lo dimostrerebbe il sistema delle truffe ai danni di Arcea, contestato a Gennaro Pierino Mellea, Amelio, Dara, Abramo, Lippelli, Chiricò Osvaldo, Mellea Magda, Mellea Raoul, Bava, Tavano, Sacco e Sinopoli. I profitti illeciti sono stati conseguiti fino all’annualità 2025. La stessa critica viene estesa dal gip a un secondo gruppo: Salerno Antonio, Magro Alberto, Magro Marcello, Furina Vincenzo, La Salvia Fabio, Oliveri Giovanni, Oliveri Matteo Giuseppe, Costa Pasquale Pio, Domenico Napoli, Francesco Lerose e Leonardo Gaetano Lerose. Anche qui, per la Procura, nessuna valutazione specifica. Antonio Salerno, condannato per associazione a delinquere, si sarebbe aggiudicato truffaldinamente un immobile pur non potendo partecipare all’asta. Leonardo Gaetano Lerose, recidivo, viene descritto come vicino a Mario Gigliotti, arrestato nel 2023 e condannato per per associazione a delinquere come referente degli Arena su Catanzaro.  Francesco Lerose avrebbe commesso i fatti mentre era già sottoposto a misura cautelare nell’inchiesta della Dda di Firenze. Per i fratelli Magro, Alberto e Marcello, la Procura parla di reinvestimento in Italia di denaro delittuoso, con tanto di pericolo di fuga, mentre su La Salvia, il gip non avrebbe spiegato perché non vietargli di fare il delegato alle vendite, pur avendo turbato una procedura per favorire Abramo e redatto un verbale falso. Un rischio, per la Dda, per tutte le future aste. 

“La legge violata”

Su Napoli e Costa Pasquale Pio, figlio di Costa Carmelo, la violazione di legge sarebbe palese: riconosciuta l’aggravante mafiosa, ma senza indicare perché non ci sono esigenze cautelari. I tre come Costa Carmelo, per il quale è stato disposto il carcere, avrebbero agito per riciclare denaro dalla cosca, dichiarando di poter sborsare potuto 3,5 milioni in pochissimo tempo per l’aggiudicazione di un’asta, facendo valere il vincolo associativo: “qualcun’altro al di fuori di noi… non va nessuno”. Su Oliveri Giovanni e Oliveri Matteo Giuseppe, infine, il silenzio del gip sarebbe assordante. Per la Dda sono contigui alla cosca Piromalli e sono entrati in gara solo perché portatori di quel potere criminale. Mercurio definiva quella gara “bello pesante”, perché loro partecipavano per conto di clienti di quel territorio. Napoli era certo che a Gioia Tauro non si sarebbe avvicinato nessuno, perché gli Oliveri lì “erano in casa”. E Mellea li chiamava “i delinquenti”. Adesso la parola passa ai giudici del Riesame del Tribunale di Catanzaro dove in questi giorni si sta discutendo l’appello della Dda. Resta fermo per tutti il principio di non colpevolezza.


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