Con la Risposta a interpello n 165/2026 le Entrate replicano a dubbi su come devono essere tassati in Italia i redditi provenienti da un trust statunitense trasparente quando il beneficiario è fiscalmente residente nel nostro Paese.
Il caso riguarda una cittadina statunitense, fiscalmente residente in Italia da diversi anni, divenuta beneficiaria di un trust americano a seguito della morte della madre, avvenuta il 20 maggio 2025.
Il trust era stato costituito in California nel 2006 dai genitori della contribuente e comprendeva sia attività finanziarie detenute presso intermediari statunitensi sia immobili situati negli Stati Uniti.
Il punto centrale della risposta riguarda la determinazione del reddito da imputare alla beneficiaria italiana dopo che, secondo quanto rappresentato nell’istanza, il trust è diventato fiscalmente trasparente.
Ti potrebbero interessare i nostri corsi, libri e e-book:
1) Il trust dopo la morte dei disponenti
Alla morte del padre, il patrimonio originariamente inserito nel trust era stato suddiviso in due trust derivati:
- il Survivor’s Trust, revocabile;
- il Decedent’s Trust, irrevocabile.
Durante la vita della madre, quest’ultima era l’unica beneficiaria. Alla sua morte, invece, l’atto istitutivo prevedeva che il patrimonio residuo fosse diviso in parti uguali tra i tre figli, senza discrezionalità da parte dei trustee.
La contribuente riteneva che, fino al decesso della madre, i trust dovessero essere considerati fiscalmente interposti e che soltanto successivamente fossero diventati trust trasparenti con beneficiari individuati.
L’Agenzia non si pronuncia sulla qualificazione del trust. Poiché il quesito riguarda esclusivamente le modalità di determinazione del reddito, le Entrate assumono acriticamente quanto rappresentato dall’istante circa la natura trasparente del trust dopo la morte della madre.
2) Trust trasparente estero: il reddito è imputato al beneficiario
Per i trust trasparenti, ricorda l’Agenzia, quando il beneficiario del reddito è individuato, i redditi conseguiti dal trust sono imputati direttamente ai beneficiari secondo le quote previste dall’atto istitutivo o, in mancanza, in parti uguali.
Il beneficiario deve essere non soltanto identificato, ma anche titolare del diritto a pretendere dal trustee il pagamento della quota di reddito che gli viene imputata.
Nel caso esaminato, dopo la morte della madre il patrimonio dei due trust deve essere suddiviso in parti uguali tra i tre figli. La contribuente è quindi considerata, sulla base dei presupposti assunti nell’interpello, beneficiaria individuata del trust estero dal 20 maggio 2025.
Uno dei passaggi più rilevanti della risposta riguarda l’articolo 45, comma 4-quater, del TUIR.
La norma stabilisce che, in presenza di attribuzioni provenienti da trust esteri a beneficiari residenti in Italia, quando non sia possibile distinguere la componente reddituale da quella patrimoniale, l’intero importo percepito è considerato reddito.
Secondo l’Agenzia, tuttavia, questa disposizione è riferita in linea di principio ai trust opachi esteri stabiliti in giurisdizioni a fiscalità privilegiata, ed è stata introdotta proprio per risolvere le difficoltà nel separare reddito e patrimonio nelle attribuzioni effettuate da tali strutture.
Nel caso dell’interpello, invece, la contribuente è una beneficiaria individuata di un trust considerato trasparente.
Di conseguenza, conclude l’Agenzia, l’articolo 45, comma 4-quater, del TUIR non trova applicazione.
3) Per calcolare il reddito valgono le regole fiscali USA
È questo probabilmente il chiarimento più operativo della risposta.
Richiamando la circolare n. 34/E del 2022, l’Agenzia ribadisce che, per determinare il reddito di un trust trasparente non residente da imputare a un beneficiario residente in Italia, bisogna fare riferimento alle regole previste dalla legislazione fiscale dello Stato in cui il trust è residente o stabilito.
Nel caso specifico, quindi, per individuare il reddito prodotto dal trust e successivamente imputabile alla beneficiaria residente in Italia occorrerà tenere conto delle regole fiscali applicabili al trust statunitense.
Il principio è particolarmente significativo perché l’istante proponeva invece di determinare la componente patrimoniale e quella reddituale applicando le regole italiane e assumendo, per alcuni beni, come riferimento il loro valore al momento del decesso della madre.
L’Agenzia non condivide tale impostazione e conferma il criterio già espresso nella circolare 34/E/2022.
Adempimenti fiscali in Italia dal 2025
La risposta si chiude anche con un’indicazione sugli obblighi della beneficiaria.
Poiché la contribuente viene considerata beneficiaria individuata del trust estero dal 20 maggio 2025, deve porre in essere i conseguenti adempimenti dal periodo d’imposta 2025 sulla base dei chiarimenti delle circolari 34/E/2022, 38/E/2013 sul monitoraggio e 28/E/2012 su IVIE e IVAFE.
L’Agenzia richiama, oltre alla disciplina sulla tassazione del trust, anche le regole in materia di monitoraggio fiscale, nonché quelle relative all’IVIE, per gli immobili detenuti all’estero, e all’IVAFE, per le attività finanziarie estere.
La risposta n. 165/2026 conferma quindi un principio rilevante per i contribuenti italiani beneficiari di trust esteri: nel trust trasparente non residente il reddito da imputare al beneficiario va determinato secondo le regole fiscali del Paese in cui il trust è stabilito, mentre la presunzione che considera reddito l’intera attribuzione quando non è possibile separare reddito e patrimonio non opera nel caso esaminato.
Come variante ancora più “Discover” del titolo, userei anche: “Trust americano e beneficiario residente in Italia: quali redditi vanno dichiarati al Fisco”. È meno tecnico, intercetta meglio il problema concreto del lettore e lascia all’occhiello/sottotitolo il riferimento alla risposta n. 165/2026.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






