La Sobrietà appartiene a un cinema italiano indipendente lontano dall’aria levigata del prodotto medio. Fenizi costruisce una finta indagine su una coach carismatica e la riempie di attrici, produttrici, figure religiose grottesche, ambienti teatrali e strappi di lingua. Nasce un oggetto volutamente eccentrico, vicino al camp e alla commedia nera.
Avviso: l’articolo entra nella trama del film e nel profilo di Kimba, senza anticipare un finale scena per scena.
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Uscita, regia e crediti del film
Dal 27 aprile 2026 il titolo è inserito nel catalogo italiano di Prime Video. La piattaforma lo presenta come commedia e registra alla regia Carlo Fenizi, con Michele Venitucci, Eva Basteiro-Bertolí e Francesco Zenzola tra gli interpreti indicati in scheda. Filmitalia e Cinematografo registrano anche la firma di Raffaele Notaro alla sceneggiatura, la fotografia di Lorenzo Urzia, la scenografia di Francesca Roberto e il montaggio firmato dallo stesso Fenizi.
La trama parte da Rodrigo, regista segnato da una delusione lavorativa e da Cornelio, sceneggiatore finito nell’orbita di Kimba. I due scelgono di girare un documentario sulla coach. La materia del film nasce quando la cinepresa entra nel dispositivo di dominio che Rodrigo vorrebbe smontare.
Eva Basteiro-Bertolí porta Kimba nel territorio della seduzione
Kimba è preparatrice di attori, direttrice di casting e creatrice di un rituale didattico chiamato Metodo Kimba. Basteiro-Bertolí la porta in scena con un registro più grave, un ritmo rallentato e un’intonazione suadente. Nella conversazione raccolta da ComingSoon, l’attrice associa Kimba a una lontananza netta da sé e a una sola prossimità dichiarata: l’impulsività iberica.
Il registro vocale diventa il grimaldello del personaggio. Kimba usa presenza, pausa, contatto e vulnerabilità altrui molto più dei discorsi. Nel film ogni lezione assomiglia a una seduta di potere: le allieve cercano riconoscimento e lei occupa il posto della maestra che decide chi merita ascolto.
Il Metodo Kimba come trappola di set
Il Metodo Kimba è scritto come parodia feroce dei corsi motivazionali applicati alla recitazione. L’attrice o aspirante attrice consegna trauma, desiderio di carriera e bisogno di guida a una figura che usa la fragilità come gerarchia. La commedia nera nasce su questa frizione: l’ambiente dello spettacolo diventa un luogo dove la formazione cede alla dipendenza dal carisma.
La forma del mockumentary entra nel meccanismo narrativo. Le testimonianze fittizie, gli inserti grotteschi e le scene di finta indagine fanno percepire il cinema come un archivio manipolabile. Chi parla davanti alla camera prova a riscrivere la propria posizione dentro il gruppo.
Rodrigo e la camera che perde distanza
Michele Venitucci dà a Rodrigo una traiettoria meno lineare del classico investigatore del falso documentario. Il personaggio parte ferito da una sconfitta lavorativa e trova in Kimba un soggetto magnetico per tornare a filmare. Nel profilo pubblicato da Vanity Fair Italia, l’attore descrive Rodrigo come un autore attratto da un mondo di confine e capace di aggirare il sistema con il proprio punto di vista.
La posizione di Rodrigo lo espone. La camera che impugna non garantisce distanza. Le riprese lo attirano nella liturgia di Kimba, fino a confondere smascheramento e fascinazione. Qui Fenizi stringe la satira: il regista che vuole scoprire la trappola comincia a dipendere dal materiale che la trappola gli offre.
Amanda Lear suora, Carmen Russo produttrice e il cast corale
Il cast usa volti riconoscibili per alimentare il cortocircuito del film. Amanda Lear interpreta Suor Maria Loreta, presenza religiosa grottesca che spinge il titolo verso il camp. Carmen Russo è Italia Martinelli, produttrice spietata e caricatura dell’industria che chiede formule vendibili. Cloris Brosca, Julieta Marocco e Cosetta Turco entrano nel sistema di Kimba con parti che allargano il catalogo delle dipendenze attoriali.
Sky TG24 registra l’assetto principale del cast con Venitucci, Basteiro-Bertolí, Brosca, Shaila Esposito, Julieta Marocco, Cosetta Turco e Francesco Zenzola, insieme alle partecipazioni di Antonia San Juan, Carmen Russo e Amanda Lear. La presenza di Antonia San Juan spinge il film verso un immaginario iberico riconoscibile, in rapporto con la provenienza di Kimba e con la predilezione di Basteiro-Bertolí per il cinema barocco e surreale.
Gli spazi del film: Roma, Foggia e Madrid
La geografia del film attraversa Roma, Foggia e Madrid. Italy for Movies colloca Roma tra Colosseo, Circo Massimo e Villa Torlonia, poi porta il foggiano fra cimitero cittadino, Gargano e Baia di Pugnochiuso. Madrid entra come scheggia iberica, breve ma in accordo con la maschera di Kimba.
Fenizi tratta questi spazi lontano dal realismo turistico. Le architetture diventano superfici di recita: luoghi ordinari, sale, case e scorci assumono una geometria teatrale. La scelta di alternare capitale, provincia pugliese e Spagna rende fisica la fuga continua di Kimba, che cambia ambiente prima che qualcuno riesca a fissarne davvero il profilo.
Il bersaglio: carisma, dipendenza e industria prudente
La battuta più abrasiva del film passa dalla produttrice interpretata da Carmen Russo: il cinema italiano, dentro la caricatura di Italia Martinelli, appare inchiodato a riscatto sociale, periferie, criminalità organizzata e figure eroiche delle forze dell’ordine. Nella stessa conversazione con Basteiro-Bertolí affiora una critica affine: il pubblico viene spesso trattato come se andasse rassicurato anziché sfidato.
La frase resta lontana dal proclama industriale. Fenizi la incastra in un mondo volutamente deformato, dove ogni personaggio recita una versione esasperata del proprio posto sociale. Proprio in quel teatro di maschere il bersaglio diventa riconoscibile: il conformismo produttivo che premia il già decodificato.
La formazione di Basteiro-Bertolí entra nel ritmo di Kimba
Basteiro-Bertolí arriva a Kimba con una biografia artistica ibrida. Ha legato la propria formazione a un passaggio negli Stati Uniti a 17 anni e poi a quattro anni di scuola di recitazione a Barcellona. Nel film compare anche fra le firme musicali, accanto a Bartira, Terranima e Gianluca Bergomi nelle schede di Filmitalia. La doppia appartenenza, recitazione e musica, si sente nel tempo scenico: Kimba procede per sospensioni.
L’attrice separa recitazione e terapia. La frase entra in tensione con il personaggio, perché Kimba usa l’alfabeto del laboratorio emotivo per ottenere dominio. La distanza fra interprete e parte protegge il film dalla caricatura piatta: Kimba resta comica, inquietante e seduttiva nella stessa azione scenica.
Perché il lancio su Prime Video incide sulla vita del film
Il lancio su Prime Video dà al film una circolazione immediata fuori dal rito della sala. Per un’opera indipendente così marcata, la piattaforma diventa vetrina e archivio insieme: chi arriva per Amanda Lear o Carmen Russo trova un oggetto più ruvido, costruito attorno a una satira del carisma.
Il titolo La Sobrietà agisce come antifrasi. Evoca misura e consegna eccesso. Evoca metodo e porta in scena ciarlataneria. Fenizi usa Kimba per colpire una zona precisa dello spettacolo: il momento in cui la guida dell’attore scivola nel culto della personalità.
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Junior Cristarella
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