La lunga riflessione del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, sui disordini e gli scontri nelle città: «Qualcuno ha alimentato l’incendio ma va combattuta la solitudine di questi ragazzi e l’impoverimento delle loro famiglie»
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, «ci ha spiegato che i fatti di Milano e di altre città sarebbero il frutto di una “guerra ibrida”, combattuta con TikTok, i social e YouTube per plasmare la mente di migliaia di giovani. Ammettiamo pure che qualcuno abbia acceso il fiammifero. Le ricostruzioni e le indagini stanno facendo emergere proprio questo: qualcuno ha voluto organizzare e alimentare l’incendio. Ma un fiammifero attecchisce solo dove la legna è secca».
Lo scrive il sindaco di Bologna, Matteo Lepore (Pd), affidando ai social una riflessione sulle violenze degli ultimi giorni.
Il «fiammifero», dunque, ha trovato condizioni favorevoli ma «quella legna non l’ha seccata un algoritmo. L’hanno seccata- continua Lepore – gli affitti che divorano gli stipendi, i contratti che durano una stagione, il pieno di benzina che pesa su chi ha meno. Al nord quella rabbia ha preso il volto dei ragazzi in piazza. Al sud ha preso quello degli autotrasportatori fermi ai caselli, perché per loro ogni viaggio è una perdita. È la stessa crisi, che parla due lingue diverse».
Il sindaco di Bologna e le riflessioni sulla guerriglia e i disordini
In questi anni da sindaco, scrive ancora Lepore, «ho girato le scuole e i quartieri. Ho incontrato gli amici dei ragazzi vittime di bullismo e di violenza. Nei miei occhi sono ancora vivide le immagini dei funerali di alcuni di loro. Bare bianche e scure, laiche, cattoliche, musulmane, riti in italiano, rumeno, arabo o albanese: nessuna differenza. Dentro di me ci sono i silenzi interminabili dei raduni organizzati per ricordare un amico che non c’è più. Gli abbracci carichi di lacrime dei genitori. Lo sguardo smarrito degli adulti di fronte alle storie svelate di un coltello o di un pugno sferrato».
Da alcuni anni, dunque, «raccogliamo le testimonianze di chi non si sente protetto, accettato, sostenuto. Di chi negli adulti non vede più un esempio- prosegue l’amministratore dem- ma un mondo buio fatto di soprusi e prevaricazioni. Ho imparato così a cercare i sorrisi e lo sguardo complice dei ragazzi, a domandare loro per prima cosa come stanno e dove sentono di stare. Da genitore, prima ancora che da sindaco, so che le loro insegnanti e i loro educatori, di vita o di sport, fanno un lavoro straordinariamente importante».
I giovani e le loro famiglie messi in difficoltà dalla crisi economica
Queste figure «tirano fuori da ognuno la speranza, l’entusiasmo per la vita e il rispetto per la propria vita e per quella degli altri», scrive sempre Lepore: «Ho visto progetti, proposte e idee bellissime che possono davvero cambiare le cose, se trovano uno spazio, un’opportunità, un aiuto. Non sono il solo ad aver visto e vissuto tutto questo. Chi lo ha visto non può dirsi sorpreso da quanto sta accadendo a Milano, a Torino, a Bologna e in tante altre città, in Italia e in Europa. Perché la solitudine di questi ragazzi e l’impoverimento delle loro famiglie sono la stessa frattura, vista da due lati».
«Dobbiamo rispetto a chi indossa una divisa»
Lepore aggiunge: «A chi indossa una divisa dobbiamo rispetto. Alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine, ai servitori dello Stato, si chiede di risolvere in piazza, in poche ore, problemi che la politica non ha avuto il coraggio di affrontare per anni nei palazzi e in Parlamento. Per questo mi rivolgo direttamente al Governo. Non lasciateci soli a pagare il conto delle vostre omissioni».
L’attacco al governo: «Ci convochi e basta decreti sicurezza»
E torna ad appellarsi al governo come aveva già già fatto con gli altri sindaci del centrosinistra: «Convocate i sindaci delle città coinvolte. Incontriamoci, adesso, per affrontare insieme questa emergenza», scrive Lepore sui social. «Nei prossimi giorni si attendono nuovi disordini. Nella rete e nelle chat circolano messaggi violenti, probabilmente pilotati per scatenare l’odio. Dopo sabato, i nostri ragazzi sono tornati a essere un problema di ordine pubblico. Io non lo accetto. E chiedo al Governo di non accettarlo con noi», sollecita Lepore.
Sui provvedimenti annunciati e già presi dal governo il primo cittadino di Bologna non risparmia attacchi: «Il governo ha approvato l’ennesimo decreto sicurezza, con l’ennesima nuova categoria di reato. Da Caivano in poi, la risposta è sempre stata la stessa e i risultati sono sotto gli occhi di tutti».
«Il grande macigno di scuole, ospedali e tema casa non affrontato»
Commenta: «Serviva altro: un decreto che affermasse davvero il diritto all’abitare nei quartieri e risorse vere per le scuole, lasciate sole a rispondere ai giovani e alle loro famiglie, spaventati da quello che sta accadendo», scrive il primo cittadino bolognese.
«L’ho già detto senza giri di parole: chi distrugge, chi colpisce gli agenti, chi sfregia i beni pubblici- continua Lepore – deve risponderne. La violenza fa sparire le ragioni della protesta. Ma chi rinuncia a capire rinuncia a prevenire». Chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico «sa bene che nessuna Questura, da sola, può tenere insieme un Paese in cui il patto sociale si sta rompendo. Un decreto che parla solo di repressione e non di prevenzione è una pericolosa sottovalutazione di quanto sta avvenendo», avverte l’amministratore dem.
L’allerta per nuovi disordini
E – infine – su possibili disordini nei prossimi giorni: «Siamo in contatto con la Questura e le forze dell’ordine, che stanno monitorando queste chat. Al momento non ci sono segnalazioni di problematiche. È chiaro che c’è un tentativo di creare terrore e paura e credo che la nostra comunità debba rispondere unita perché i primi a sentirsi minacciati e impauriti sono i ragazzi delle scuole, che stanno parlando con i loro genitori, con gli insegnanti», osserva Lepore.
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