Oggi, nell’ultimo bastione urbano delle forze governative che combattono gli Houthi, l’escalation dei combattimenti e la crescente mancanza di carburante stanno minacciando i sistemi idrici sostenuti dall’Unicef, che servono circa 3 milioni di yemeniti, tra cui almeno 1,6 milioni di bambini.
Francesco Citterich – Città del Vaticano
Nella città sudoccidentale yemenita di Taiz, ultimo bastione urbano delle forze governative che combattono gli Houthi, una crisi già acclarata può aggravarsi ulteriormente quando un rubinetto smette di funzionare o un serbatoio si svuota senza possibilità di essere riempito. Gesti quotidiani, quasi invisibili in gran parte del mondo, possono trasformarsi a Taiz in una questione di sopravvivenza. Per milioni di persone, l’acqua è una risorsa da cercare, trasportare, razionare e difendere, mentre intorno la guerra continua a sconvolgere ogni aspetto della vita.
Intere comunità esposte a rischi enormi
Oggi l’escalation dei combattimenti e la crescente mancanza di carburante stanno minacciando i sistemi idrici sostenuti dall’Unicef, che servono circa 3 milioni di yemeniti, tra cui almeno 1,6 milioni di bambini. Un numero che racconta la dimensione della minaccia, ma che non restituisce fino in fondo ciò che significa perdere l’accesso all’acqua in un contesto segnato da anni di conflitto, povertà e sfollamenti. Significa esporre intere comunità a un rischio ulteriore, proprio quando le risorse per affrontare l’emergenza sono già estremamente limitate. Per i bambini, il pericolo è ancora più grave. L’acqua è necessaria per bere, preparare il cibo, lavarsi e mantenere condizioni igieniche adeguate. Quando viene a mancare, la salute dei più piccoli diventa più vulnerabile, soprattutto in comunità nelle quali l’accesso ai servizi sanitari può essere difficile e le famiglie devono già fare i conti con insicurezza alimentare e condizioni di vita precarie. Ogni interruzione delle forniture idriche rischia così di innescare una catena di conseguenze che va ben oltre la sete: meno igiene, maggiori rischi sanitari e un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita. La minaccia non riguarda soltanto l’acqua che arriva nelle abitazioni. Colpisce l’intero equilibrio delle comunità, la possibilità di mantenere aperti i servizi essenziali e la capacità delle famiglie di proteggere i propri figli. Quando una rete idrica entra in crisi, a essere compromessa non è soltanto un’infrastruttura: è una parte fondamentale della vita quotidiana.
La storia di Safa, 11 anni
La crisi ha il volto di Safa, undici anni, sfollata a Taiz. La sua testimonianza, raccolta dagli operatori dell’Unicef, restituisce la dimensione umana di un’emergenza che rischia di diventare ancora più grave. «La vita è diventata molto difficile», racconta. Anche raccogliere l’acqua è ormai motivo di paura. Safa descrive le lunghe file alle fonti d’acqua, le persone che si affollano per riempire le proprie taniche, la tensione che cresce quando tutti cercano di assicurarsi una quantità sufficiente per le necessità di ogni giorno. «L’acqua è una lotta quotidiana», spiega. «Aspettiamo in lunghe file per riempire le nostre taniche. Vedo persone litigare per riuscire a riempirle e questo mi terrorizza». Il conflitto sta inoltre compromettendo le principali vie di approvvigionamento, compreso il corridoio tra Taiz e Aden. Le difficoltà nel trasporto delle merci si sommano alla scarsità di carburante e all’aumento dei prezzi. Per chi dispone di risorse economiche limitate, acquistare acqua trasportata su camion diventa così sempre più difficile: secondo l’Unicef, il suo costo è triplicato dall’inizio dell’ultima escalation.
Un’emergenza nutrizionale già drammatica
La crisi idrica si intreccia con un’emergenza nutrizionale già drammatica. In Yemen, dove anni di guerra hanno indebolito le strutture sanitarie e impoverito le famiglie, l’accesso all’acqua potabile è strettamente legato alla possibilità di prevenire malattie e proteggere i bambini più fragili. Quando l’acqua sicura scarseggia, le famiglie possono essere costrette a ricorrere a fonti non protette o contaminate. Le conseguenze possono essere devastanti per i bambini, soprattutto per quelli che soffrono già di malnutrizione. Un bambino indebolito dalla fame diventa più vulnerabile alle infezioni; un’infezione può a sua volta peggiorare la malnutrizione. È una spirale che può trasformare la mancanza d’acqua in una minaccia diretta alla vita.
I casi sospetti di colera si sono triplicati
I dati riferiti dall’Unicef delineano un quadro allarmante: nel corso del 2026, a Taiz sono stati sottoposti a screening nutrizionale oltre 168.000 bambini e più di 52.000 sono risultati affetti da malnutrizione acuta. Ciò significa che quasi un bambino su tre tra quelli esaminati presentava questa condizione. Parallelamente, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, i casi sospetti di colera in Yemen sono triplicati nell’arco di appena tre settimane. A rendere la situazione ancora più critica è il nuovo movimento di popolazione provocato dall’intensificarsi delle ostilità. Dal settembre 2026, secondo le stime citate dall’Unicef, circa 120.000 persone sono state sfollate verso Taiz: più della metà di tutte le persone recentemente costrette ad abbandonare le proprie case in Yemen. Molte famiglie sono fuggite più volte, lasciandosi alle spalle quel poco che erano riuscite a conservare. Arrivano in comunità sovraffollate, con scorte alimentari insufficienti, scarso accesso all’acqua pulita e risorse economiche ormai esaurite. Per chi ha già perso la casa, la sicurezza e i mezzi di sostentamento, trovare un luogo in cui rifugiarsi non significa necessariamente trovare condizioni di vita sicure.
Anche il diritto più elementare viene travolto dal rumore delle armi
Taiz, già tra le aree dello Yemen maggiormente colpite dalla scarsità d’acqua, deve quindi rispondere a bisogni crescenti proprio mentre il conflitto ostacola la circolazione delle forniture e mette sotto pressione le infrastrutture. Più persone hanno bisogno di acqua, più aumenta il carico sui sistemi esistenti; meno carburante è disponibile, più diventa difficile soddisfare quella domanda. È un equilibrio fragile, nel quale ogni interruzione può avere ripercussioni su un numero enorme di persone. E dietro le cifre ci sono famiglie che devono decidere come utilizzare le poche risorse disponibili: comprare acqua oppure cibo, cercare assistenza sanitaria oppure risparmiare per il giorno successivo. Scelte impossibili, soprattutto quando a pagarne il prezzo sono i bambini. L’acqua non può diventare un’altra vittima della guerra. Per Safa e per tutti i bambini costretti a vivere tra sfollamenti, fame e paura, una tanica piena non è un dettaglio della quotidianità: è una possibilità di sopravvivere, di proteggere la propria salute, di affrontare un altro giorno. Garantire l’accesso all’acqua significa difendere la vita, la dignità e il futuro di un’intera generazione. E significa impedire che, in Yemen, anche il diritto più elementare, quello di bere acqua sicura, venga travolto dal rumore delle armi.
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