Dalla chiusura del convegno torinese arriva una fotografia professionale molto diversa da quella legata alla sola manutenzione delle apparecchiature. L’ingegneria clinica viene chiamata dentro il governo delle tecnologie mediche, dove un acquisto viene misurato nel percorso del paziente oltre la scheda commerciale.
Il comunicato AIIC e la cronaca di Adnkronos coincidono sui numeri conclusivi. Sanità Informazione colloca il protocollo AIIC-FIASO nel dossier di chiusura del convegno, a conferma del peso assegnato ai processi ospedalieri.
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Torino, numeri e agenda reale del convegno
Le OGR di Torino, in corso Castelfidardo, hanno ospitato quattro giornate dedicate al tema Facciamo innovazione. Come le tecnologie nascono in corsia. La formula scelta dal convegno pesa nella struttura del dossier: colloca il bisogno clinico prima della scheda commerciale e obbliga a leggere ogni tecnologia dentro il luogo in cui verrà usata.
Le aree discusse hanno coperto IA sanitaria, chatbot, sicurezza informatica, dispositivi fuori dall’ospedale, nuovi Regolamenti europei sui dispositivi medici, Health Technology Assessment, procurement basato sul valore e grandi apparecchiature collegate al PNRR. In un’unica agenda si sono incontrati temi che nelle aziende sanitarie spesso viaggiano su uffici separati: reparto, direzione, acquisti, ingegneria clinica, regolatorio e sicurezza informatica.
Dalla manutenzione alla decisione sanitaria
La professione dell’ingegnere clinico nasce storicamente attorno alla sicurezza delle apparecchiature e alla continuità d’uso. A Torino il tracciato si allarga: partecipazione alla progettazione di sale ibride, scelta delle tecnologie, calcolo della capacità assistenziale, esame dei flussi di reparto e misurazione dell’esito dopo l’introduzione di un nuovo dispositivo.
Il passaggio professionale più netto riguarda il momento dell’acquisto. Una tecnologia sanitaria arriva con costi iniziali, manutenzione, formazione, aggiornamenti software, compatibilità con sistemi già presenti e responsabilità documentali. L’ingegnere clinico diventa la figura che legge questi piani nello stesso fascicolo, senza separare sicurezza, uso clinico e sostenibilità aziendale.
Il protocollo AIIC-FIASO sui processi ospedalieri
Nel confronto sulla direzione dei processi sanitari è stato presentato un protocollo AIIC-FIASO, illustrato da Giovanni Poggialini per AIIC e da Luigi Vercellino per FIASO. Il testo nasce dentro una domanda molto concreta per le direzioni aziendali: chi traduce il bisogno del reparto in scelta tecnologica, chi misura l’uso reale e chi segnala quando una tecnologia non produce il beneficio atteso?
La risposta torinese spinge l’ingegneria clinica verso una posizione vicina alle direzioni sanitarie e amministrative. Quotidiano Sanità ha dato spazio al passaggio sul protocollo e al ruolo di Poggialini, un segnale ulteriore del fatto che la materia esce dal recinto tecnico e arriva nel governo quotidiano delle aziende.
Il CInO porta il rischio tecnologico in direzione
Il convegno ha dedicato una sessione alla figura del Chief Innovation Officer, indicato con la sigla CInO. L’esperienza statunitense illustrata da Michele Manzoli, collegato all’American College of Clinical Engineering e al Cedars-Sinai Hospital, ha portato sul tavolo una domanda materiale: quando un sistema digitale entra nel percorso clinico, qualcuno deve assumere la responsabilità del rischio tecnologico nel mondo reale.
La sigla CInO non identifica soltanto un incarico dirigenziale. Nella sanità digitale collega strategia aziendale, informazioni cliniche, intelligenza artificiale, modelli assistenziali e partnership industriali. Per un ingegnere clinico il salto consiste nel passare dall’idoneità del singolo apparato al governo della catena che porta quel software o quel dispositivo a orientare una decisione sanitaria.
IA clinica: risultati da misurare e software da manutenere
Le sessioni sull’intelligenza artificiale hanno raccolto esempi molto diversi: ecografia con calcolo predittivo in ambito ostetrico, biomarcatori per disturbo bipolare, controllo delle infezioni ospedaliere a Siracusa e ausilio alle decisioni in chirurgia mitralica a Rapallo. Il filo comune supera la sigla IA e coincide con la domanda che segue ogni installazione: l’algoritmo produce un beneficio clinico leggibile, stabile e documentabile?
Gianluca Giaconia, vicepresidente AIIC, ha posto due questioni che pesano sugli ospedali: come giudicare il risultato ottenuto da un algoritmo e come manutenere applicazioni che sono in larga parte software. Nel vecchio ciclo tecnologico la manutenzione riguardava componenti fisiche, tarature e ricambi. Nel software clinico entrano versioni, riaddestramenti, base informativa, test locali, cybersecurity, log di utilizzo e responsabilità sulle modifiche dopo l’avvio.
Chatbot sanitari: quando la conversazione diventa dispositivo
La sessione su chatbot e LLM, moderata da Maurizio Rizzetto e Angelo Gelmetti, ha portato il tema nel rapporto fra paziente e sistema sanitario. Un assistente conversazionale che orienta prenotazioni, raccoglie sintomi, restituisce indicazioni o filtra richieste entra in un territorio molto diverso da un servizio informativo generico.
Il crinale più pesante riguarda la qualifica di dispositivo medico. In alcuni casi un chatbot sanitario rientra nelle regole dei dispositivi medici e richiede controlli su destinazione d’uso, sicurezza, prestazioni, sorveglianza dopo l’immissione sul mercato e gestione delle modifiche. L’ingegnere clinico conosce già questa grammatica regolatoria e la trasferisce a software che conversano, apprendono dall’uso e lasciano tracce digitali da proteggere.
MDR, IVDR e HTA: le regole che entrano negli acquisti
Il richiamo a MDR e IVDR coinvolge fabbricanti e aziende sanitarie. Nei reparti arriva una quota crescente di dispositivi con componenti digitali, diagnostica connessa e software destinati a incidere sul percorso clinico. Le aziende sanitarie devono quindi leggere marchio CE, classe di rischio, destinazione d’uso, aggiornamenti e sorveglianza post-market prima di trasformare una soluzione tecnologica in procedura.
L’HTA, applicata in Europa dal 2025 nel nuovo regolamento dedicato alle tecnologie sanitarie, cambia il peso della documentazione clinica. La domanda comprende prezzo, tempo di consegna, confronto con standard già presenti, benefici sui pazienti, carico di lavoro per i professionisti, interoperabilità, manutenzione e disponibilità di personale formato. In questa sequenza l’ingegnere clinico diventa il traduttore fra linguaggio del mercato e vincoli dell’ospedale.
La collaborazione con SIRM, ASSD e professioni sanitarie
AIIC ha portato a Torino un confronto con Ministero della Salute, Agenas e con associazioni della sanità italiana, fra cui FNOPI, SIRM, ASSD, Federsanità, ANTAB e IN.GE.SAN. La presenza di società scientifiche e professioni sanitarie serve a evitare che l’innovazione digitale venga affidata a un solo ufficio o a una sola competenza.
La sessione con SIRM porta la radiologia dentro il tema più esposto: validità scientifica degli algoritmi, qualità della certificazione e beneficio effettivo per cittadini e pazienti. Il contributo di ASSD aggiunge la parte digitale pura: architetture, governo delle informazioni, responsabilità fra soggetti diversi e continuità fra sistemi ospedalieri e territorio.
Negli ospedali la decisione passa dal reparto
La linea uscita da Torino consegna alle aziende sanitarie una conseguenza immediata: i progetti tecnologici vanno letti dove producono carico di lavoro, tempi clinici, manutenzione e obblighi documentali. Una sala operatoria ibrida, una piattaforma IA, un chatbot, una grande apparecchiatura diagnostica o un sistema di telemonitoraggio non entrano in reparto come oggetti isolati. Entrano come procedure, turni, responsabilità e dati da proteggere.
Per il SSN la posta riguarda la capacità di distinguere fra tecnologia acquistata e tecnologia realmente usata. La prima occupa bilanci e magazzini. La seconda modifica il percorso del paziente, ridisegna competenze, richiede formazione e produce tracce misurabili. L’ingegnere clinico diventa il professionista che attraversa questi livelli senza perdere il contatto con la corsia.
La soglia professionale che Torino rende visibile
La chiusura del 26° Convegno nazionale AIIC non celebra una categoria. Porta dentro il dibattito sanitario una responsabilità che negli ospedali esiste già ogni volta che un dispositivo, un algoritmo o una piattaforma orientano una scelta clinica. L’ingegnere clinico viene collocato dove la tecnologia smette di essere promessa commerciale e diventa organizzazione sanitaria.
Il nodo più serio riguarda la titolarità delle decisioni. Senza una figura capace di leggere insieme dispositivo, software, reparto, manutenzione e regole europee, la sanità digitale rischia di accumulare strumenti non governati. Torino indica una soglia diversa: ogni tecnologia che entra nel SSN deve avere un proprietario tecnico della sua vita reale, dalla progettazione alla valutazione sul campo.
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Junior Cristarella
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