Il grande architetto Stefano Boeri, unanimemente riconosciuto come uno dei maggiori pianificatori territoriali in Italia, ha scritto in un saggio: «Di fronte alle grandi trasformazioni della storia c’è sempre una città chiamata a reinventarsi». Domani Frosinone vivrà uno di quei momenti.
All’aeroporto militare Girolamo Moscardini verrà ufficialmente costituito il 66° Stormo dell’Aeronautica Militare, il nuovo reparto destinato a diventare il cuore della formazione nazionale per i piloti di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR), i droni militari. Una cerimonia che, al di là del valore istituzionale, non è semplicemente un cambio di stemma sulla divisa: rappresenta un passaggio storico per il capoluogo e per l’intero territorio. (Leggi qui: Il 66° Stormo nasce a Frosinone. E i cieli della Ciociaria tornano a volare).
Ottantasei anni di storia: dal 1939 al 72° Stormo
Per comprendere il significato di questo evento bisogna riavvolgere il nastro di quasi un secolo di storia militare e locale. Il Moscardini nasce nel 1939. Da oltre ottant’anni rappresenta uno dei simboli della presenza dell’Aeronautica Militare su Frosinone. Dal 1955 diventa una delle principali sedi italiane per l’addestramento dei piloti di elicottero: una vocazione consolidata nel tempo attraverso il prestigioso 72° Stormo, che ha formato generazioni di aviatori italiani e stranieri.
Quando nel 2023 venne annunciato il trasferimento del 72° Stormo a Viterbo, molti pensarono che per Frosinone si aprisse una fase di ridimensionamento. La prospettiva di vedere progressivamente svuotato il presidio militare più importante della città aveva alimentato preoccupazioni sociali, economiche e occupazionali.
È proprio in quel momento che si è iniziato a lavorare. E qui si colloca il prezioso lavoro di conoscenza tecnica e di diplomazia politica messi in campo da tre persone. Una è il colonnello pilota Alessandro Fiorini, comandante dell’aeroporto Moscardini di Frosinone. È lui a stendere una relazione che si rivelerà determinante nei mesi successivi. Analizza le nuove dottrine di combattimento emerse dal conflitto in Ucraina, condivide l’opinione dei suoi superiori secondo i quali è necessario un upgrade anche per l’Aeronautica Militare, traccia una rotta che passa sulle piste del Moscardini e dimostra quanto siano determinanti in caso di un aumento del livello di allerta internazionale.
Sul quel rapporto, in maniera del tutto autonoma, si inseriscono il deputato Aldo Mattia di Frosinone (FdI) e l’ex deputata europea Maria Veronica Rossi di Ferentino. Iniziano a sollecitare un futuro per il Moscardini con una missione capace di mantenere vivo il legame tra Frosinone e il volo. E soprattutto di proiettare il territorio dentro le sfide tecnologiche del futuro.
I droni cambiano la guerra: Frosinone diventa il centro
L’evoluzione dei moderni scenari operativi ha reso i sistemi a pilotaggio remoto una componente sempre più centrale delle attività militari. Dalla sorveglianza al monitoraggio ambientale, dalle operazioni tattiche alla raccolta delle informazioni, fino alle missioni in ambienti ad alto rischio: i droni stanno cambiando il modo di operare delle Forze Armate di tutto il mondo. Servono professionisti capaci di governare il cielo guardando un monitor, interpretando dati e sensori con precisione chirurgica.
Per questo l’Aeronautica Militare ha deciso di trasferire a Frosinone competenze, mezzi e personale del Centro di Eccellenza Aeromobili a Pilotaggio Remoto (CDE APR) di Amendola, in provincia di Foggia. Da questa scelta nasce il nuovo 66° Stormo, destinato a diventare il punto di riferimento interforze per la formazione dei piloti APR e per lo sviluppo dottrinale e sperimentale del settore.
I primi voli
Le prime attività sono già iniziate. Nei mesi scorsi il Moscardini ha ospitato i corsi per operatori APR Basic e Advanced, dedicati alla conduzione di droni in modalità VLOS e BVLOS: sia a vista sia oltre il campo visivo dell’operatore. Un segnale concreto di come il progetto sia già entrato nella fase operativa.
L’obiettivo finale è ancora più ambizioso: realizzare a Frosinone un Polo Addestrativo Nazionale APR, capace di concentrare in un’unica sede la formazione basica, avanzata e specialistica nel settore dei sistemi unmanned. Una specie di scuola alla Top Gun 4.0.
Per oltre mezzo secolo dal Moscardini si sono alzati in volo elicotteri. Domani da quelle stesse piste partirà la formazione delle nuove generazioni di operatori dei sistemi senza pilota. Non si tratta di una rottura con il passato, ma della sua naturale evoluzione. La tradizione aeronautica della città non viene archiviata. Viene trasformata.
Il valore socioeconomico
L’inaugurazione del 66° Stormo non rappresenta soltanto una notizia di riorganizzazione militare ma ha anche un evidente valore socioeconomico. In un territorio che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con le difficoltà dell’industria tradizionale (su tutte l’automotive del basso Lazio) la nascita di un polo nazionale dedicato ai droni apre scenari completamente nuovi.
Significa attrarre personale altamente qualificato: tecnici, istruttori, specialisti dell’aerospazio, professionisti della sicurezza informatica e dell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi autonomi. Significa aumentare la domanda di servizi, abitazioni, attività commerciali e strutture ricettive. Ma soprattutto significa collocare Frosinone all’interno di una delle filiere tecnologiche più strategiche del prossimo decennio.
È la conferma che il Moscardini non è destinato a diventare una pagina di storia da conservare negli archivi, ma un’infrastruttura viva, destinata a svolgere un ruolo centrale nelle strategie della Difesa nazionale. Cambiano gli aerei da combattimento, cambiano le tecnologie, cambiano le competenze richieste. Ma resta immutata una certezza: da ottantasei anni Frosinone guarda il cielo. Da domani lo farà ancora — soltanto con occhi più moderni e avanzati.
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