Il termometro misura sulla base di parametri tanto precisi quanto elementari: se la temperatura è alta il mercurio sale verso l’alto. In politica, un metodo altrettanto semplice e preciso consente di capire quando un sindaco di paese smette di pensare da sindaco di paese: è sufficiente osservare la traiettoria dei suoi bersagli polemici.

Se un primo cittadino di un Comune di duemila abitanti sceglie di attaccare, nell’arco di quattro giorni, la presidente del Consiglio e l’assessore al Bilancio della propria Regione, non sta amministrando una fontana rotta. Sta segnalando qualcosa. Ed è esattamente quello che ha fatto, in questi giorni, Enrico Pittiglio, sindaco di San Donato Val di Comino.

Il bersaglio più grande possibile: Palazzo Chigi

Comincia tutto, paradossalmente, da un complimento. Giorgia Meloni scrive parole di apprezzamento per il Festival delle Storie e per la Valle di Comino, diffuse (con enfasi tutt’altro che casuale) sui canali social del deputato Massimo Ruspandini. (Leggi qui: Sette giorni, sette carte, una valle che diventa il centro del mondo).

Un sindaco qualunque avrebbe ringraziato e archiviato. Pittiglio no: replica pubblicamente, ringrazia sì, ma per poi rovesciare il complimento come un guanto. «Sarebbe più importante averla nelle politiche del suo governo», scrive, prima di lanciare l’invito che è già di per sé un atto politico: «Aspettiamo la Presidente Meloni nella Valle di Comino». Non per accoglierla con i fischi, precisa con una premura quasi ironica, ma per «spiegarle quanto per colpa delle sue politiche sia difficile parlare di valorizzazione delle aree interne».

Un sindaco di paese che scrive alla premier per rimproverarle, con garbo, l’assenza di politiche per le aree interne non sta facendo cronaca locale. Sta facendo audizione.

Il secondo colpo: gli stinchi dell’assessore regionale

Giancarlo Righini

Il ragionamento diventa ancora più nitido quando arriva la replica, quasi obbligata, dell’assessore regionale Giancarlo Righini. Il titolare del Bilancio e dell’Agricoltura nel governo di Francesco Rocca rivendica «con orgoglio» il lavoro della Giunta per i 378 Comuni del Lazio e ringrazia Ruspandini per il suo impegno.

Pittiglio non si ferma affatto: rilancia con un secondo comunicato, ancora più tagliente del primo. In cui distingue (con la cura semantica di chi vuole essere citato per intero) «il confronto politico» dalla «collaborazione istituzionale», rivendica una riunione diretta con il presidente Francesco Rocca in cui gli amministratori della Valle avrebbero posto questioni concrete. E infila un elenco di dossier aperti che vale la pena leggere come lista della spesa elettorale più che come nota tecnica: Psr bloccati, Gal fermi per tre anni, la legge regionale sulle guide di montagna a firma Daniele Maura, le criticità della Casa della Salute di Atina, le condizioni della 509 e della 666 di Forca d’Acero, il numero dei bambini nelle classi montane, i tagli ai piccoli Comuni, il futuro dell’Istituto Agrario.

Non è la lista di un sindaco che chiede un marciapiede. È la piattaforma di chi vuole parlare, in un colpo solo, a tutta la Valle di Comino e a chi la rappresenta a Roma.

Il terzo movimento: la solidarietà a Mastrangeli

C’è poi un terzo tassello, cronologicamente precedente ma politicamente decisivo per completare il quadro: la nota di solidarietà al sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, vittima nei giorni scorsi di una fake news online che ne annunciava falsamente l’arresto. (Leggi qui: Mastrangeli, la querela e il rischio della politica avvelenata dalle Fake News).

Pittiglio è stato, tra i leader di Partito della provincia, il primo e l’unico a intervenire pubblicamente sulla vicenda, chiedendo che «siano accertate al più presto le responsabilità». Un modo per difendere il Pd e l’intero arco dei progressisti da qualsiasi sospetto: avrebbe dovuto farlo il candidato Dem o il Segretario di Circolo, in assenza di quelle voci lo ha fatto lui.

Un sindaco di San Donato Val di Comino che si intesta, prima di chiunque altro, la difesa istituzionale del sindaco del capoluogo, di area politica diversa dalla propria, non lo fa per galanteria istituzionale. Lo fa perché il capoluogo, e la sua eco mediatica, è esattamente il territorio in cui un politico che punta a un ruolo più ampio deve farsi notare. Fuori dalla propria area geografica, fuori dal proprio ruolo di sindaco di un piccolo centro: pienamente dentro, però, se l’obiettivo è la visibilità provinciale.

Non è un esordiente: il curriculum che pesa

Enrico Pittiglio

Sarebbe un errore, a questo punto, liquidare la sequenza come l’agitazione di un amministratore locale in cerca di attenzione. Pittiglio non è di primo pelo. Cresce nel movimento giovanile dell’allora Pds, è stato vicepresidente della Provincia di Frosinone, oggi dirige Ali Lazio (l’associazione dei piccoli Comuni italiani).

In questa veste ha promosso un convegno che ha portato a San Donato oltre 150 amministratori da tutta Italia per lanciare un grido comune in favore delle aree interne.

È, in altre parole, un politico che ha già costruito, pezzo dopo pezzo, una rete di relazioni e una credibilità tematica (le aree interne, lo spopolamento, i piccoli Comuni) che va ben oltre i confini del proprio municipio.

L’aritmetica interna che rende tutto plausibile

Sara Battisti

E qui arriva il dettaglio che può trasformare l’ipotesi in un ragionamento politico solido, più che in una semplice suggestione giornalistica: Pittiglio è espressione della corrente di Sara Battisti, che fa riferimento a Rete Democratica, l’area di Claudio Mancini. Se Battisti dovesse essere collocata su un seggio alla Camera in vista delle prossime politiche, il posto che lascerebbe libero in Consiglio regionale avrebbe un erede naturale proprio in chi, all’interno della stessa componente, ha già dimostrato negli ultimi giorni di sapersi muovere su un terreno più ampio di quello comunale.

Non è un caso che i tre comunicati abbiano scelto bersagli così ben calibrati: non un assessore provinciale, non un consigliere di opposizione ma la premier e l’assessore regionale al Bilancio. Si scrive per farsi leggere da chi conta, non da chi amministra la porta accanto.

Quello che ancora manca, e quello che già c’è

Resta, ovviamente, la distanza tra quello che si osserva e quello che si può affermare con certezza: nessuna candidatura è stata ipotizzata, nessun Partito ha accennato alcunché, e la stessa espressione più corretta — non “candidatura“, ma “richiesta di essere considerato” dal proprio Partito — è quella che meglio descrive lo stato attuale delle cose.

Ma la politica, quella vera, insegnava tanti anni fa l’indimenticato Cesare Fardelli, si legge spesso più nei gesti che nei comunicati ufficiali. E tre comunicati in quattro giorni, con bersagli così accuratamente selezionati, un curriculum già pronto e una casella potenzialmente vacante nella propria corrente, raccontano una cosa sola con sufficiente chiarezza: a San Donato Val di Comino, in questi giorni, si sta preparando qualcosa che va oltre l’amministrazione ordinaria di duemila abitanti.


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