Sanità, sei Regioni chiedono altri 3 miliardi. Ma nessuno spiega quanta salute produrranno


Se il Governo destinasse domani altri tre miliardi di euro alla sanità, quanti italiani riuscirebbero finalmente a ottenere una visita nei tempi previsti? Quanti pazienti oncologici riceverebbero una diagnosi più precoce? Quanti ricoveri potrebbero essere evitati grazie a un’assistenza territoriale migliore?

Sono domande fondamentali. Eppure, nel confronto politico sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale, continuano a rimanere sullo sfondo.

Il 20 ottobre 2026 i presidenti di sei Regioni — Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna, Toscana, Campania e Puglia — hanno chiesto al Governo di aumentare le risorse previste dalla prossima legge di Bilancio.

Il loro riferimento è la richiesta di 5,5 miliardi di euro aggiuntivi attribuita al ministro della Salute Orazio Schillaci. Nel Documento programmatico di bilancio, invece, il finanziamento sanitario indicato per il 2027 è di circa 2,4 miliardi.

La distanza è di circa 3,1 miliardi di euro.

Una differenza importante, che merita una discussione pubblica rigorosa. Ma anche una domanda ulteriore: che cosa cambierebbe concretamente per i cittadini se quei miliardi venissero stanziati?

Una richiesta economica precisa, ma senza un piano di risultati

L’appello dei sei presidenti regionali denuncia il rischio che risorse insufficienti, anche rispetto all’inflazione, compromettano la capacità del SSN di garantire cure tempestive e accessibili.

La preoccupazione riguarda problemi reali: personale insufficiente, costi crescenti, liste d’attesa e difficoltà nel sostenere i servizi.

Tuttavia, nel comunicato congiunto non compaiono progetti operativi specifici associati ai 5,5 miliardi richiesti.

Non vengono indicate quote da destinare alla medicina territoriale, alla diagnostica, alla prevenzione o all’assistenza domiciliare.

Non sono specificati obiettivi quantitativi, tempi di realizzazione o indicatori di miglioramento della salute.

Questo non significa che le singole Regioni siano prive di programmi sanitari. Significa che la richiesta politica del 20 ottobre non presenta un piano comune che colleghi l’aumento del finanziamento ai risultati attesi.

Ed è una differenza sostanziale.

I soldi servono. Ma per fare cosa?

Una parte delle risorse aggiuntive può essere indispensabile semplicemente per mantenere i servizi esistenti.

L’aumento dei costi energetici, dei contratti, dei farmaci e delle tecnologie può assorbire finanziamenti senza produrre nuove prestazioni.

Occorre quindi distinguere almeno due esigenze: garantire la sostenibilità dell’attuale sistema e finanziare il suo miglioramento.

Se non separiamo questi obiettivi, rischiamo di considerare un successo qualsiasi incremento del Fondo sanitario, anche quando serve soltanto a compensare l’aumento delle spese.

La questione non è negare la necessità di investire.

È sapere quale parte del denaro serve a mantenere il sistema e quale a cambiarlo.

Il paradosso delle liste d’attesa

La recente relazione della Corte dei conti sulle liste d’attesa dimostra quanto sia importante questa distinzione.

Le risorse aggiuntive non si trasformano automaticamente in prestazioni tempestive.

Servono medici, infermieri, tecnici, organizzazione e sistemi di prenotazione capaci di utilizzare realmente la capacità disponibile.

Lo stesso principio vale per le Case della Comunità.

Finanziare edifici e tecnologie non basta se mancano professionisti, orari di funzionamento adeguati e percorsi integrati con ospedali e medicina generale.

E vale per la prevenzione: aumentare gli screening è importante, ma il risultato decisivo è diagnosticare prima le malattie e ridurne le conseguenze.

Il principio Money for Value

La sanità dovrebbe adottare una regola semplice: a ogni investimento significativo devono corrispondere obiettivi verificabili.

Per esempio, un finanziamento destinato alle liste d’attesa potrebbe essere accompagnato dall’impegno a ridurre la percentuale di prestazioni erogate oltre i tempi massimi.

Un investimento nelle Case della Comunità potrebbe essere valutato attraverso accessibilità, continuità assistenziale e ricoveri potenzialmente evitabili.

Le risorse per l’oncologia potrebbero essere collegate ai tempi tra sospetto diagnostico, conferma della malattia e inizio delle cure.

La prevenzione potrebbe essere misurata attraverso copertura degli screening, adesione delle popolazioni più fragili e riduzione delle diagnosi tardive.

Naturalmente gli indicatori devono essere corretti per età, condizioni cliniche e caratteristiche della popolazione, evitando confronti ingiusti tra territori differenti.

Questo è il significato di Money for Value: non soltanto quanti soldi spendiamo o quante prestazioni eroghiamo, ma quanta salute produciamo.

Una sfida anche per il Governo

La stessa trasparenza dovrebbe essere richiesta all’Esecutivo.

Se il Governo ritiene sufficienti 2,4 miliardi, dovrebbe spiegare quali costi copriranno, quali servizi potranno essere potenziati e quali risultati siano realisticamente raggiungibili.

Se invece il fabbisogno effettivo è superiore, occorre chiarire quali esigenze rimarrebbero senza copertura.

Il confronto non dovrebbe ridursi a una contrapposizione tra chi chiede più risorse e chi deve rispettare i vincoli di bilancio.

Entrambe le parti dovrebbero presentare dati comparabili, obiettivi e conseguenze delle rispettive scelte.

La vera domanda della manovra 2027

Il SSN ha bisogno di finanziamenti adeguati, prevedibili e sostenibili.

Ma ha bisogno anche di un cambiamento nel modo in cui questi finanziamenti vengono discussi e valutati.

La proposta potrebbe essere accompagnare ogni incremento rilevante del Fondo sanitario con un programma pubblico di risultati, verificato annualmente attraverso indicatori comuni.

Non soltanto spesa sanitaria e numero di prestazioni, ma accesso effettivo alle cure, diagnosi tempestive, esiti clinici, prevenzione e riduzione delle disuguaglianze.

I sei presidenti regionali hanno posto una questione finanziaria importante. Ora sarebbe utile compiere un passo ulteriore, trasformando la richiesta di risorse in un impegno misurabile verso i cittadini.

Perché il vero obiettivo della manovra non dovrebbe essere spendere cinque miliardi invece di due. Dovrebbe essere dimostrare quanta salute in più possiamo garantire con ogni euro investito.

References:

  1. ANSA, Dall’Umbria e altre cinque regioni appello al Governo sulle risorse per la sanità, 20 ottobre 2026.
  2. RaiNews TGR Umbria, Sei regioni chiedono più fondi per la Sanità, 20 ottobre 2026.
  3. Sanità33, Manovra, sei Regioni chiedono almeno 5,5 miliardi in più per la sanità, 20 ottobre 2026.
  4. Documento programmatico di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre 2026.
  5. Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, documento sull’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza, approvato il 23 luglio 2026 e presentato alla Camera nel settembre 2026.
  6. Ministero della Salute, Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026–2028, decreto 26 giugno 2026.


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