Dal 23 al 25 ottobre al Grand Palais oltre duecento proposte internazionali, tra cui ci sono alcuni pezzi dei maestri italiani del Novecento e degli impressionisti
Dopo Londra, Parigi. Il mondo dell’arte internazionale prosegue la sua intensa sessione autunnale ritrovandosi nella Ville Lumiére.
L’occasione trainante è Art Basel Paris, fiera che, alla sua quinta edizione, ha alimentato e assistito alla scalata della città a nuovo polo del mercato europeo. La manifestazione, per la prima volta guidata da Karim Crippa, è ora solo l’apice di una rassegna diffusa, che tra fiere, mostre ed eventi riempie la capitale francese di iniziative che chiedono gli straordinari a collezionisti e appassionati.
Il punto di partenza non può che essere il Grand Palais, dove dal 23 al 25 ottobre la fiera ammiraglia riunisce 211 gallerie internazionali, divise in tre settori. Galeries, al centro del palazzo, ospita 183 realtà storiche e contemporanee; Emergence, posizionata sulle balconate della navata centrale, raccoglie sedici presentazioni monografiche dedicate ad artisti emergenti; Premise, dedicata a progetti curatoriali e di ricerca, incrementa la propria presenza accogliendo dodici gallerie e trasferendosi negli spazi più ampi del Salon Seine.
La carica delle gallerie: in Francia sono 64
Presenti tutte le grandi gallerie del sistema, da Zwirner a White Cube e Gagosian, fino alle big italiane Massimodecarlo, Continua e Tornabuoni. Solo le francesi sono ben sessantaquattro. Numero elevato che sottolinea una volta di più l’importanza che Art Basel dedica all’ecosistema locale. Ovunque vada (Basilea, Hong Kong, Miami, Doha) ingloba il nome della città al suo interno, valorizza le sue realtà e attiva il tessuto urbano. Quest’anno, a Parigi, oltre all’attivazione contemporanea dei maggiori musei cittadini, ben nove siti d’interesse si arricchiranno di speciali installazioni. Da Alice Diop al Palais d’Iéna a Robert Indiana in Place Clemenceau, da cui partono poi le otto opere disseminate lungo Avenue Winston Churchill, dove spicca anche l’italiano Marcello Maloberti.
Partecipazione ampia e collettiva, che spiega come in poco meno di un lustro la Francia sia riuscita a scalare le gerarchie del sistema. Secondo l’ultimo Art Basel & Usb Global Art Market Report 2026, la Francia si attesta infatti come quarto mercato dell’arte a livello globale e primo nell’Unione Europea, con un fatturato che ha raggiunto i 4,5 miliardi di dollari. Merito anche delle fiere satellite diventate sempre più attrattive, da Design Miami-Paris all’indipendente Paris Internationale.
Movimento ascensionale che non è sfuggito alle case d’asta, che hanno velocemente dirottato sulla capitale francese alcuni degli appuntamenti migliori. Emblematico il caso di Christie’s, che ha spostato da Londra a Parigi il format Thinking Italian (22 ottobre), focalizzato sul meglio dell’arte italiana del ’900. Al suo interno spiccano opere di Lucio Fontana (Concetto spaziale, Mezzogiorno in Piazza San Marco, 5,5-7,5 milioni di euro) e Amedeo Modigliani (Minoutcha, 5-7 milioni).
Altrettanto significativo il catalogo dedicato alla collezione dell’iconico mercante dell’Impressionismo, Durand-Ruel. Sono gli eredi a mettere in vendita 62 dipinti quasi mai visti, stimati nel complesso fino a 45 milioni di euro.
I giardini di Giverny e la stima da 30 milioni
Lo stesso giorno, Sotheby’s punta forte sul più celebre degli Impressionisti, Monet e su una sua opera clamorosa: il monumentale Iris, dipinto di 160 per 180 centimetri appartenente al ciclo sui giardini di Giverny, stimato 30 milioni. Sulla carta, l’opera più preziosa mai proposta in vendita in Francia.
Inesauribile, poi, il fascino del Surrealismo, condensato da Sotheby’s il giorno successivo (23 ottobre) in un’asta dedicata. A guidarla Morceaux Choisis di René Magritte (stima 5-7 milioni) e La Tige de la fleur rouge di Joan Miró (4,5-6,5 milioni). Il 24 ottobre, Artcurial tiene il passo con la propria proposta di moderno. Il top lot è Breton et Bretonne au Pouldu, dipinto nel 1889 da Paul Gauguin a tu per tu con la campagna bretone.
Non manca all’appello Bonhams, che dal 19 al 22 ottobre dedica a Sergio Lombardo la sua prima retrospettiva in Francia. Dieci opere ricostruiscono sessant’anni di una ricerca che ha progressivamente spostato l’opera dall’immagine alla psicologia sperimentale. Una girandola di incanti che dimostra l’offerta eterogenea di una capitale artistica che, numeri alla mano, sta dimostrando la sua capacità di mettere in relazione istituzioni pubbliche, fondazioni di moda, operatori privati e attrattività internazionale. Così che il mercato possa continuare a funzionare anche quando le fiere e le case d’asta chiudono temporaneamente le saracinesche.
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