Era il 4 luglio quando Il Fatto Quotidiano, a firma di Giacono Salvini, pubblicava un articolo di retroscena politici sulle elezioni suppletive di Reggio Calabria, che si sono rese necessarie dopo che il deputato Cannizzaro è diventato sindaco della città dello Stretto. In quell’articolo erano contenute informazioni molto preziose che, alla luce di quanto avvenuto nelle settimane successive, ci aiutano a capire meglio cosa è accaduto in Forza Italia e perché si è arrivati alla clamorosa spaccatura con conseguente candidatura del capogruppo in Consiglio regionale Domenico Giannetta con Futuro Nazionale.
Ma procediamo con ordine. Almeno sei mesi di legislatura valgono bene un seggio. Anche perché poi la possibilità di cercare la rielezione nel prossimo Parlamento diventerebbe concreta. E allora in Forza Italia, già all’inizio di luglio, si stava iniziando a ragionare – e a discutere, con diverse tensioni – scriveva Il Fatto – del seggio che il neo sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro è stato costretto a lasciare. Si tratta in particolare del seggio alla Camera, assegnato con il collegio uninominale Calabria 5 (la provincia di Reggio) nel 2022. Dunque, il 27 e 28 settembre si voterà per le elezioni suppletive e in Forza Italia era partita la corsa per chi si potesse accaparrare il seggio che sembrava blindato per il centrodestra tanto più dopo le ultime Comunali.
E PER SOSTITUIRE CANNIZZARO si stava profilando già a inizio luglio un inedito scontro all’interno del partito. “Occhiuto – scriveva ancora Il Fatto -, vicesegretario e volto sempre più riconoscibile della minoranza che fa riferimento alla famiglia Berlusconi, avrebbe proposto di lanciare Fabio Roscioli, tesoriere del partito e figura a cui fa riferimento Marina Berlusconi nei palazzi romani…”. Dunque, non possono esserci dubbi sul fatto che l’idea di candidare anzi paracadutare da Roma il candidato sia venuta proprio a Occhiuto. Carta canta.
“… Sarebbe un esordio da parlamentare per l’avvocato civilista romano – aggiungeva Il Fatto -, storico legale di Fininvest in diverse cause note alle cronache: solo tra le più note ha curato il ricorso (perso) in Cassazione di Berlusconi costretto a pagare 50 mila euro all’ex pm di Milano Gudo Robledo per averlo attaccato nel 2006 sul processo Mills, ma anche il ricorso (anche questo perso) di Fininvest nei confronti del giornalista Ferruccio Pinotti e del magistrato Luca Tescaroili sulle dichiarazioni di un pentito riportate in un libro. Roscioli è stato anche il liquidatore del Popolo delle Libertà nel 2013, gruppo politico durato pochi mesi tra l’allora Forza Italia e Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini…”.
Per capire meglio chi è il “paracadutato” (sembra quasi una beffa se pensiamo che sarà proprio il re dei paracadutisti Vannacci che probabilmente gli darà il benservito. O se preferite, la legge del contrappasso di dantiana memoria), bisogna aggiungere doverosamente che Roscioli dal 22 giugno 2023, dieci giorni dopo la morte di Berlusconi, ha sostituito lo storico tesoriere Alfredo Messina per gestire la cassa di Forza Italia e da anni tiene i conti del partito per conto di Arcore. La famiglia Berlusconi si è fatta garante dei debiti per oltre 90 milioni del partito e aveva bisogno di una figura di esperienza per gestire le casse. Roscioli non solo mantiene i conti azzurri tra bilanci e contributi dei parlamentari ma è diventato una figura politicamente sempre più importante perché è a lui che molti dirigenti ed eletti di Forza Italia si rivolgono per parlare direttamente con la famiglia Berlusconi.
A inizio maggio aveva scritto una lettera, rivelata dal Fatto, ai ribelli in Campania per chiedere di tenere fuori Marina “dai litigi di partito”per evitare “l’eco mediatica e la complicità contro Tajani”. Ed è anche per questo che una candidatura in Parlamento non potrebbe che far piacere ad Arcore, considerando anche la prassi sempre più rodata che i tesorieri dei partiti diventino parlamentari: da ultimo, a marzo, è stato eletto il tesoriere leghista Alberto Di Rubba alle suppletive in Veneto… Ma ciò non toglie che a proporre questa candidatura sia arrivato – fresco fresco – Roberto Occhiuto, magari per farsi “bello” con i figli di Berlusconi ma non solo per questo, attenzione…
Ed è proprio Il Fatto che, nel finale di quell’articolo di retroscena del 4 luglio scorso, ci spiegava meglio cosa stava accadendo all’interno di Forza Italia per quella candidatura.
“DI FRONTE a questa possibilità, però, – scriveva ancora il giornale di Marco Travaglio – si sta consumando uno scontro interno in Forza Italia, anche inedito. Perché il principale oppositore di questa idea è Gianni Letta, gran visir del berlusconismo, che ancora continua a dare le carte nel partito. Letta, figura di mediazione tra i Berlusconi e il segretario Tajani, spinge per un’altra ipotesi: candidare al posto di Cannizzaro l’europarlamentare forzista Giuseppina Princi, calabra, che può vantare 80mila preferenze nella Circoscrizione Sud alle Europee del 2024…”.
Beh, non si tratta certo d una “rivelazione” di poco conto. Perché Il Fatto di sicuro non lo sapeva – altrimenti lo avrebbe scritto.. – ma Giuseppina Princi detta Giusi altri non è che… la cugina di Cannizzaro. Di conseguenza, non può che essere stato Ciccio “Bummino” l’ispiratore neanche tanto occulto di questa idea resa visibile da Gianni Letta.
“… In questo modo – aggiungeva Il Fatto – si libererebbe un posto al Parlamento europeo per Antonella Ballone, prima dei non eletti. Vicepresidente della Camera di Commercio del Gran Sasso, l’abruzzese Ballone negli ultimi mesi ha fatto incetta di incarichi: siede nei cda di Enav e Ita. Letta preferirebbe premiarla a Bruxelles ma deve superare i dubbi di un altro dirigente di peso di Forza Italia ovvero Nazario Pagano, appena rieletto segretario regionale del partito in Abruzzo…”.
Al netto delle ricadute… abruzzesi dell’ormai defunta candidatura della Princi a Reggio Calabria, appare chiarissimo che già all’inizio di luglio si era scatenato un conflitto sottotraccia tra Occhiuto e Cannizzaro. Perché probabilmente Ciccio aveva già capito che l’idea di far scendere in campo Roscioli sarebbe stata un boomerang e aveva cercato di metterci una pezza intervenendo su un soggetto come Letta molto influente nelle decisioni della famiglia Berlusconi. Ma è del tutto evidente che alla fine è passata la linea di Occhiuto, che adesso – dopo la scesa in campo di Giannetta, che evidentemente Cannizzaro aveva previsto – rischia di diventare una sorta di “de profundis” politico per Cannizzaro. E il mandante di questa imboscata appare sempre di più Roberto Occhiuto. Che la userà inevitabilmente per diminuire il potere contrattuale del “rivale” e magari creare le condizioni per scapparsene a Roma e mollare una regione che gli sta portando solo guai e problemi. Come sempre, a futura memoria.
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