In Emilia si può partire per un viaggio iniziando da un gesto semplice: sedersi e guardare. Le Big Bench, panchine oversize colorate del Big Bench Community Project, sono disseminate tra Parma, Piacenza e Reggio Emilia in punti panoramici scelti con cura. Non sono solo scenografie per foto: diventano obiettivi di tappa da raggiungere attraversando vallate, borghi, vigne e crinali appenninici. Ecco tre itinerari pronti all’uso, più una deviazione sorprendente sull’unica panchina dell’Emilia-Romagna affacciata direttamente sul Po.
Dove sono e perché contano
Le panchine giganti in Emilia si incontrano in tre aree chiave: l’Appennino parmense, le colline vitate del Piacentino e il paesaggio reggiano che gravita attorno alla Pietra di Bismantova e ai castelli matildici. La primavera e l’autunno regalano i colori più intensi, l’estate predilige le quote alte e l’inverno, quando l’aria si fa tersa, permette orizzonti nitidi.
Parma: l’Appennino che si apre all’orizzonte
Nel Parmense il filo conduttore è la montagna, con panchine che inseguono crinali e vallate alte. In località Musiara Superiore, a Tizzano Val Parma, la Big Bench n. 276 siede a 1.084 metri sul massiccio del Monte Caio, vicino alla stazione sciistica di Schia: rossa e viola, spazia dal Monte Fuso alla torre medievale di Rusino, fino a cogliere, nelle giornate limpide, la pianura e le Prealpi.
Più in quota, lungo la strada per il Passo della Colla ai piedi del Monte Navert, la Big Bench n. 432 di Monchio delle Corti, gialla e bianca, domina la Val Cedra, modellata dalle antiche glaciazioni e oggi nel Parco dei 100 Laghi: qui il paesaggio diventa più ruvido, con un chiaro senso di quota.
Spostandosi verso la Val Taro, la Big Bench n. 364 di Solignano, gialla, guarda le cime appenniniche e la valle del Taro con un colpo d’occhio ampio e pulito. A Varano de’ Melegari la Big Bench n. 403, verde, si raggiunge con una breve salita su sterrato dal cimitero attraverso Castagnola e si affaccia sulla valle del Ceno.
Piacenza: tra vigne, calanchi e borghi
Nel Piacentino cambia l’atmosfera: colline morbide, filari, borghi e paesaggi geologici riconoscibili entrano nella cornice delle Big Bench. A Travo, in località Termine Grosso, la Big Bench n. 462, gialla e verde, guarda verso la Pietra Perduca e la Pietra Parcellara e presenta una pedana posteriore pensata anche per chi si muove in carrozzina: un dettaglio che apre la sosta a più viaggiatori.
Qui conviene aggiungere il Parco Archeologico del Villaggio Neolitico e il Museo Civico Archeologico nel Castello Anguissola, per una parentesi di archeologia a portata di mano. A Veano (Vigolzone) la Big Bench n. 357, rossa “cardinalizia” e grigia, è nei pressi di Villa Alberoni; un pannello racconta la figura del cardinale Giulio Alberoni con QR code per approfondimenti, mentre la vista corre lungo un viale alberato fino alla città all’orizzonte. Nelle vigne di Villò (Vigolzone) si incontra la Big Bench n. 211, prima installata nel Piacentino, rossa come il Gutturnio DOC e perfetta da abbinare a una sosta di degustazione alle Cantine Romagnoli.
Poco distante, una deviazione a Grazzano Visconti aggiunge una nota scenografica tra botteghe e castello neogotico. Proseguendo verso Groppovisdomo (Gropparello), la Big Bench n. 424, gialla e verde, offre scorci che nelle giornate più terse arrivano fino alle Alpi; nelle vicinanze, Veleia Romana riporta indietro di duemila anni. Ultima tappa consigliata, Lugagnano Val d’Arda: la Big Bench n. 413, rossa e color sabbia, richiama nel design il vino e i calanchi del Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano; chi proviene da nord può aggiungere una sosta a Castell’Arquato, tra i borghi medievali più suggestivi dell’area.
Reggio Emilia: panchine, crinali e Pietra di Bismantova
La provincia reggiana è la più ricca di installazioni, con 14 panchine distribuite tra alta montagna, colline, valli e pianura. Conviene suddividere la visita per aree, a partire dal Ventasso lungo la SS63: in località Monte Zuccolone la Big Bench n. 392 guarda la valle del Secchia e le vette dell’Appennino Reggiano, mentre poco più avanti la Big Bench n. 251 di Collagna, verde, si raggiunge in pochi minuti di cammino.
Nell’Alta Val d’Ozola, la Big Bench n. 86 di Ligonchio, rosa, richiede una passeggiata di circa 20 minuti tra pini e castagni punteggiati da opere di artisti locali. Attorno alla Pietra di Bismantova si concentrano alcune tra le viste più forti: a Canossa (località Albareto) la Big Bench n. 212, gialla e blu, domina la Val d’Enza e l’Appennino Parmense; a Casina (Trinità) la n. 280, bianca e rossa, si raggiunge facilmente dalla SP79 affacciandosi verso il castello di Rossena e la pianura.
A Castelnovo ne’ Monti, sul Monte Ca’ di Viola, la Big Bench n. 230, color ciclamino, richiede circa 40 minuti di cammino dal parcheggio della Baita d’Oro e offre uno dei panorami più iconici sulla Pietra di Bismantova; sul Monte Fosola, la Big Bench n. 58, rossa, è stata la prima installata in Emilia-Romagna (2018) e si tocca sia lungo il Sentiero Spallanzani sia da Felina con un percorso più semplice, adatto anche ai bambini.
Sul versante orientale, il fiume Secchia guida il tracciato: a Febbio (Villa Minozzo) la Big Bench n. 335, arancione e gialla, siede a circa 1.300 metri nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano con vista sul Monte Cusna; a Toano, in località Cà Casalotto, la n. 297, giallo fluorescente, si raggiunge con una passeggiata di circa 2 chilometri da Quara e abbraccia Bismantova, Cusna, Ventasso e l’Alpe di Succiso.
A Baiso ci sono due soste: la n. 93, arancione, parte dalla piazza del paese lungo il CAI 632 con uno sguardo che arriva ai ponti di Calatrava; in località San Cassiano, la n. 195, azzurra e gialla, è nel punto più alto del comune (I Quattro Venti) con panorama a 360 gradi tra Appennino, pianura e Prealpi venete.
Chiudono l’arco collinare Castellarano, con la n. 106 color granata sul Monte Malee raggiungibile in 15-20 minuti dall’Agriturismo San Valentino, e Casalgrande, dove la n. 203, lilla, segue l’antica via per il castello (oggi osservatorio astronomico) e, nelle giornate terse, allunga lo sguardo fino ai Colli Euganei, a Reggio Emilia, alla Ghirlandina di Modena e a San Luca a Bologna.
La più insolita: l’affaccio sul Po a Boretto
Un capitolo a parte merita la Big Bench n. 287 di Boretto, l’unica in Emilia-Romagna affacciata direttamente sul Po. Si raggiunge camminando lungo l’argine, a pochi passi dal centro storico e dal lido fluviale, e regala un paesaggio completamente diverso: acqua lenta, cielo ampio, riflessi che cambiano ora dopo ora.
Al tramonto, quando il fiume si accende di colori caldi, la sosta diventa una piccola cerimonia da Bassa emiliana. È anche una chiusura simbolica suggestiva per un viaggio che scende dalle montagne fino alla grande pianura, panchina dopo panchina, senza fretta.
Articolo visto su (travel.thewom.it) In Emilia ci sono panchine giganti affacciate su panorami bellissimi: dove trovarle
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