L’ILLUSIONE DELLA LEGALITÀ NEL CROTONESE: LE PAROLE DEL PROCURATORE CURCIO CONTRO LA REALTÀ DI UN TERRITORIO DIMENTICATO

CUTRO – Un’analisi spietata, priva di retorica consolatoria e mirata a scardinare le ipocrisie. Le parole pronunciate dal procuratore capo della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, risuonano come un macigno durante il suo intervento al Cela di San Leonardo di Cutro, un bene confiscato alla ‘ndrangheta. Davanti a una platea attenta, Curcio ha tracciato il labile confine tra legalità, economia e compromesso sociale, demolendo l’alibi dell’imprenditoria costretta al silenzio.

«Chi cerca il favore del mafioso non è più una vittima», ha scandito con fermezza il procuratore, spiegando come il rapporto con la criminalità organizzata sia mutato dal ricatto originario del pizzo a una consapevole e strategica ricerca di vantaggi competitivi (e reciproci). Un attacco frontale alle colpevoli ambiguità della società civile e alla cosiddetta “zona grigia”: «La via di mezzo non esiste. O si percorre la strada della legalità, o si sta dalla loro parte. L’indifferenza è il primo regalo che si fa alla ‘ndrangheta».

Davanti a certi episodi, tuttavia, le parole del procuratore Curcio stridono non poco con una cruda e scandalosa realtà materiale. A pochi chilometri da quel bene confiscato, le parole d’ordine dello Stato sembrano evaporare di fronte a una realtà provinciale che risponde a leggi proprie, dove l’omertà, la penetrazione criminale nelle istituzioni e un tessuto imprenditoriale “opaco” che va a braccetto con una politica corrotta e collusa in cambio di affidamenti diretti ed appalti pilotati appaiono la norma, non l’eccezione.

Il cortocircuito istituzionale e i beni confiscati: da Isola a Cirò Marina – L’appello di Curcio alla legalità democratica si scontra innanzitutto con il quadro desolante delle amministrazioni locali. A Isola Capo Rizzuto, l’invio della commissione d’accesso prefettizia rappresenta l’ennesimo drammatico preludio a uno scioglimento per infiltrazioni mafiose. Proprio alle ultime elezioni comunali di Isola Capo Rizzuto si è consumato uno degli sfregi più arroganti alle istituzioni: si sono tenuti addirittura i festeggiamenti elettorali all’interno di un bene confiscato alla mafia il cinema-teatro Eraclea, senza alcuna autorizzazione ufficiale e sotto la regia di Leonardo Sacco e di altri pregiudicati presenti alla festa, alcuni condannati per associazione mafiosa.

Non va meglio a Cirò Marina, dove lo spettro delle elezioni amministrative è rimasto legato al fenomeno della “scheda ballerina”, un espediente tipico della camorra campana esportato per manipolare il consenso popolare e inquinare il voto. Ma le commistioni tra politica cirotana e i clan vanno ben oltre le urne: l’ex sindaco Sergio Ferrari avrebbe autorizzato una struttura sportiva al suo “compare” Giuseppe Farao, agendo in totale spregio alle leggi di prevenzione sull’antimafia e in barba alle più elementari normative urbanistiche.

Il “Sistema Ferrari”: il dominus della politica tra clan e imprese deviate – La penetrazione della malavita non risparmia i livelli superiori della politica provinciale, trovando il proprio epicentro in una figura chiave. Sergio Ferrari, consigliere regionale di Forza Italia ex presidente della Provincia ed ex sindaco, emerge come il vero e proprio dominus di un sistema politico che si intreccia pericolosamente con il potere mafioso e quello imprenditoriale deviato. Un asse di potere che gestisce le sorti del territorio al di fuori di ogni regola democratica.

Le denunce politiche ed etiche si infrangono dinanzi alle pesanti ombre che gravano sulla condotta del consigliere-ipotenusa. Secondo diverse segnalazioni, Ferrari si sarebbe -in questi anni- accompagnato indisturbato a Giuseppe Farao, figlio dello storico boss ergastolano Silvio Farao della potentissima ‘ndrina di Cirò. Un legame esibito pubblicamente che assume i connotati di una vera e propria ostentazione del potere mafioso, finalizzata a intimidire una cittadinanza già rassegnata, cementando al contempo un tessuto economico inquinato. L’intera provincia di Crotone, del resto, è stata scossa dal terremoto giudiziario dell’inchiesta “Teorema”, che ha svelato un presunto sistema di appalti pilotati e corruzione portando all’arresto dell’ex vicepresidente dell’ente intermedio, Fabio Manica, tassello di un mosaico clientelare e criminale ben più ampio.

In questo torbido contesto, una certa politica – Forza Italia su tutti – tace e non commenta le malefatte dei suoi dirigenti locali. Anzi, secondo alcuni nostri informatori, il partito cercherebbe attivamente di difendere i suoi colonnelli ostacolando il lavoro della Procura della Repubblica di Crotone nella persona del dottor Domenico Guarascio, tentando di insabbiare le indagini destinate a sconquassare definitivamente gli equilibri politici e i santuari del territorio.

Dove lo Stato non esiste: sangue e sfruttamento – Mentre le autorità invocano una svolta culturale, il territorio risponde con il linguaggio delle armi e del degrado. A Cutro si spara ancora a bruciapelo nel pieno centro abitato: l’ultimo tragico omicidio del giovane cameriere ventunenne, freddato per motivi apparentemente futili legati a vicende sentimentali, testimonia come la violenza rimanga la prima e immediata risposta alla risoluzione delle controversie. Nel frattempo, nel capoluogo crotonese, lo sfruttamento della prostituzione scardinato dalla procura di Crotone – che si consuma alla luce del sole tra le stanze degli hotel e i marciapiedi delle strade cittadine – evidenzia una totale assenza di etica e di valori umani.

Le severe ammonizioni del procuratore Curcio contro la “domanda di illegalità” e la “zona grigia” rischiano così di rimanere un esercizio teorico in un territorio dimenticato, che ha invece un disperato bisogno di legalità e di rispetto delle leggi dello Stato. Del resto, come ricordava Corrado Alvaro: «La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile». Fino a quando la politica locale proteggerà i propri feudi calpestando i codici, la “zona grigia” denunziata da Curcio non sarà un’eccezione, ma l’unica, spietata legge applicata nel territorio Crotonese.


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