Il teatro della Salinella non è troppo grande. È Marsala, semmai, che deve decidere quanto vuole diventare grande.
È questa, in estrema sintesi, la risposta dell’ex sindaco Massimo Grillo alla riflessione dell’architetto Antonello Passalacqua, che nei giorni scorsi su Tp24 aveva definito la struttura sul lungomare un’opera “fuori scala”, ponendo interrogativi sulle dimensioni, sull’effettiva domanda, sulla qualità della committenza pubblica e sul rapporto con il paesaggio.
Grillo respinge quella lettura. E precisa subito anche un dettaglio: quello della Salinella è un teatro all’aperto, non un anfiteatro.
Per l’ex sindaco il punto non è chiedersi se 800 posti siano troppi oggi. Il punto è capire che città vuole essere Marsala domani.
«La scala si misura sul futuro»
Grillo riconosce alla riflessione di Passalacqua il merito di avere aperto un dibattito serio.
Ma nel merito non concorda.
«La scala di un’opera non si legge guardando l’oggetto isolato dal lungomare: si legge nel contesto programmatico in cui si inserisce e nel futuro che è chiamata a costruire».
Il teatro, sostiene l’ex sindaco, non nasce infatti come struttura isolata.
Fa parte di un progetto di rigenerazione urbana da circa 8 milioni di euro finanziato con il PNRR, che interessa il quartiere di Sappusi e comprende il recupero di un parco di circa dieci ettari, della scuola Lombardo Radice, nuovi alloggi di social housing, percorsi accessibili, aree verdi e moli.
All’interno di questo progetto è stato previsto il teatro in legno affacciato sulle Egadi, con bar, sala prove e spogliatoi.
«Ottocento posti sono troppi? Troppi per chi?»
Ed è qui che Grillo rovescia la domanda posta dai critici.
«È difficile ridurre tutto a una domanda: “800 posti sono troppi?”. Troppi per chi?».
Secondo l’ex sindaco, dimensionare una struttura soltanto sulla domanda esistente significherebbe rinunciare in partenza a creare nuova attrattività.
«Un’opera ordinaria può essere dimensionata sulla domanda di oggi. Un’opera strategica deve guardare anche alla domanda che una città può contribuire a generare».
In altre parole: se Marsala vuole attrarre più turisti, eventi, investimenti e presenze, non può progettare esclusivamente sulla fotografia dell’esistente.
Grillo utilizza una metafora molto chiara:
«Misurare quel teatro sulla popolazione residente è come misurare un porto sulle barche che già ci sono invece che su quelle che il porto può attirare».
Dal Waterfront a Birgi: «Va costruito un sistema»
Il ragionamento dell’ex sindaco si allarga poi agli altri progetti che negli ultimi anni hanno interessato o dovrebbero interessare la città.
Grillo cita il parco della Colmata, il Waterfront della Florio, la rigenerazione del lungomare nella zona dell’Aci e della passeggiata di Capo Boeo, il recupero dell’Idroscalo e dei Capannoni Nervi, il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Birgi e Marsala.
Tutti interventi che, nella sua visione, dovrebbero essere letti insieme.
«Sono investimenti che, se coordinati, possono aumentare attrattività, presenze e opportunità economiche».
Ed è proprio quel “se coordinati” a diventare uno dei punti più interessanti dell’intervento.
Perché realizzare tante opere non significa automaticamente avere una strategia. Occorre farle funzionare insieme.
«Marsala non deve giustificarsi per le proprie ambizioni»
Grillo rivendica apertamente la scelta fatta durante la sua amministrazione.
«Le grandi città costiere del Mediterraneo hanno costruito la propria attrattività proprio su investimenti che, il giorno dell’inaugurazione, qualcuno avrebbe potuto giudicare sovradimensionati».
E aggiunge:
«Io non ho mai pensato che Marsala dovesse giustificarsi per le proprie ambizioni. E continuo a non pensarlo».
Per l’ex sindaco, Marsala è una delle principali città siciliane e ha una naturale vocazione a essere «porta d’accesso al Mediterraneo occidentale».
Una visione ambiziosa. Che però, e qui Grillo concede qualcosa alla critica di Passalacqua, dovrà essere verificata nei fatti.
Su un punto Grillo dà ragione a Passalacqua
L’ex sindaco condivide infatti una delle osservazioni centrali fatte dall’architetto.
Realizzare un’opera pubblica, di per sé, non costituisce automaticamente un merito.
«Il merito si misura su ciò che quell’opera restituisce alla città».
E quindi il vero banco di prova comincia adesso.
Secondo Grillo, il teatro dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno, mentre gli operatori dello spettacolo stanno già programmando la stagione estiva 2027.
Per questo chiede alla nuova Amministrazione di chiarire rapidamente tempi e modalità dell’avviso pubblico per l’affidamento della gestione.
«Ogni ritardo potrebbe significare perdere una stagione».
La partita della gestione
Ed è probabilmente questo il punto più concreto dell’intero dibattito.
Perché un teatro da 800 posti può essere ambizioso, sovradimensionato, strategico o fuori scala. Ma se resta chiuso o viene utilizzato poche volte all’anno, qualsiasi discussione sull’architettura rischia di diventare secondaria.
Grillo insiste quindi sulla necessità di mettere insieme teatro, Waterfront, Idroscalo, Capannoni Nervi, aeroporto e nuova stazione dentro «un unico disegno di città».
«Il teatro funzionerà nella misura in cui sapremo costruire intorno ad esso una proposta turistica e culturale capace di attrarre persone e investimenti».
E avanza anche una proposta: un cinema all’aperto con vista sulle Egadi, già dalla prossima stagione.
Una maniera, secondo l’ex sindaco, per aumentare l’utilizzo dell’area e valorizzarne la posizione.
Grillo propone un confronto pubblico alla Salinella
Infine c’è la questione del dibattito cittadino.
Passalacqua aveva sottolineato il silenzio di architetti, urbanisti, studiosi e della cosiddetta intellighenzia marsalese.
Grillo raccoglie la provocazione e propone di discuterne pubblicamente.
«Propongo un confronto pubblico alla Salinella, davanti all’opera, con i cittadini, i progettisti, chi la critica e gli operatori economici interessati alla sua gestione».
Un confronto, aggiunge, nel quale mettere a paragone la visione della precedente Amministrazione con quella dell’attuale governo cittadino, dei cittadini e di chi sarà chiamato concretamente a fare vivere la struttura.
Poi la chiusura, tutta politica:
«Per Marsala la scelta è sempre la stessa: guardarsi allo specchio o guardare al Mediterraneo. Io la mia scelta l’ho fatta da tempo».
E, secondo Grillo, saranno soprattutto i marsalesi a dare il verdetto finale.
«Tra qualche mese saranno i marsalesi, seduti su quelle gradinate e con le Egadi davanti agli occhi, a dirci se quelle erano le dimensioni giuste».
Il dibattito, insomma, è aperto. E forse è persino salutare che si apra adesso, prima dell’inaugurazione. Perché tra una città senza ambizioni e una città che costruisce opere destinate a restare vuote esiste una terza strada: avere ambizioni, ma riuscire anche a farle funzionare.
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