Previdenza complementare, l’86,8% dei lavoratori promuove la flessibilità in uscita


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La ricerca Assogestioni-Censis rileva una crescita di 16,6 punti nella conoscenza delle novità normative dell’ultima Finanziaria. Ma solo il 28,2% ha cercato informazioni negli ultimi quattro mesi. Garanzia del capitale la priorità per chi si approccia

La possibilità di scegliere come ritirare i risparmi accumulati nei fondi pensione incontra il favore dell’86,8% dei lavoratori tra i 18 e i 50 anni. La preferenza va ai prelievi liberamente determinabili, indicati dal 49,5% degli intervistati, mentre il 38,7% sceglierebbe una rendita a durata definita e l’11,8% l’erogazione frazionata del capitale in più pagamenti. È quanto emerge dall’aggiornamento del 7° Rapporto Assogestioni-Censis, che fotografa le reazioni dei lavoratori alle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 in materia di previdenza complementare. Se cresce l’interesse per la flessibilità nella fase di erogazione, resta però da rafforzare la conoscenza degli strumenti: il 43,8% dichiara infatti di conoscere almeno a grandi line i cambiamenti normativi, mentre soltanto il 28,2% ha cercato attivamente informazioni negli ultimi quattro mesi. Un’esigenza che, tra gli altri fattori, chiama in causa maggiore capillarità dell’informazione e stabilità normativa.

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La flessibilità in uscita convince
Giorgio De Rita, segretario generale del Censis
Giorgio De Rita, segretario generale del Censis

Le tre nuove modalità di erogazione rispondono alla richiesta di una maggiore libertà nella gestione del capitale accumulato. I prelievi liberamente determinabili, senza periodicità prestabilita ma entro i limiti di legge, sono l’opzione preferita dal 49,5% dei lavoratori. Segue al 38,7% la rendita a durata definita, che prevede pagamenti periodici per un arco temporale commisurato alla speranza di vita. Il frazionamento del capitale, in più tranche distribuite su un periodo scelto dall’aderente e non inferiore a cinque anni, raccoglie invece l’11,8% dei favori e prevede un trattamento fiscale differente. Nel complesso, quindi, l’86,8% considera molto o abbastanza positiva la possibilità di optare tra diverse forme di liquidazione della prestazione pensionistica. Un dato che segnala ampio consenso per la maggiore flessibilità, sebbene le preferenze si concentrino sulle alternative che consentono di gestire direttamente i prelievi o ricevere flussi periodici. “Il modo con cui gli italiani hanno recepito la riforma testimonia una percezione del risparmio nella quale la dimensione economica convive con il valore sociale”, ha osservato il segretario generale del Censis Giorgio De Rita, sottolineando come la sensazione emersa con maggiore forza in reazione alla nuova normativa sia una forma di rassicurazione rispetto al proprio futuro.

La conoscenza cresce, l’informazione meno

La quota di lavoratori che si dice al corrente delle novità normative introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 è salita dal 27,2% di marzo al 43,8% di settembre, con un incremento di 16,6 punti percentuali. Il dettaglio delle risposte evidenzia però un quadro più differenziato: per un 9,1% che afferma infatti di conoscere bene i cambiamenti e 34,7% a grandi linee rimane un 56,2% quasi del tutto all’oscuro. A incidere è anche l’età, con la fascia 18-35 anni più consapevole delle altre. La maggiore contezza sul quadro regolamentare non si accompagna poi a una ricerca altrettanto ampia di informazioni, dato che solo il 28,2% degli intervistati negli ultimi mesi si è attivato per approfondire il funzionamento della previdenza complementare. Tra chi ha cercato informazioni prevalgono come fonti i siti generalisti, consultati dal 53,9%, seguiti dai portali di banche e assicurazioni (38,3%) e dai consulenti finanziari o assicurativi (30,9%). Le istituzioni, come Covip e Ministero del Lavoro, sono invece state utilizzate solo dal 22,3% e il 18,4% ha usato l’intelligenza artificiale. “Dati che testimoniano quanto il secondo pilastro venga ancora percepito come mondo complesso e come spinga a cercare più informazioni da più sorgenti presumibilmente anche per controverificare”, ha detto l’analista del Censis Costanza Corsini.

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Garanzia del capitale e risparmio fiscale tra le priorità

La ricerca dell’associazione evidenzia anche le motivazioni che incidono sulla scelta di aderire alla previdenza complementare. La garanzia del capitale è indicata dal 43,1% dei lavoratori tra gli aspetti più importanti, davanti al risparmio fiscale (40,6%) e alla possibilità di accedere ai risparmi prima del ritiro in caso di necessità (38,5%). Dato che mette in evidenza il peso attribuito alla protezione del capitale e alla disponibilità delle risorse, accanto al vantaggio fiscale. La volontà di integrare la pensione obbligatoria e contribuire al benessere economico durante la vecchiaia è invece espressa dal 55% del campione. La contezza degli strumenti è più diffusa: l’87,8% dichiara di avere le idee chiare, il 24% di conoscerli bene e il 63,8% a grandi linee. La distanza tra familiarità dichiarata e fiducia nel secondo pilastro suggerisce che la diffusione non dipende soltanto dalla sua notoriet, ma anche dalla capacità di consolidarne la reputazione e di chiarirne le caratteristiche.

Un supporto da consulenza e digitale
Arianna Immacolato, direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni
Arianna Immacolato, direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni

Con l’ampliamento delle modalità di erogazione, assume rilievo anche il supporto necessario per individuare la soluzione più adatta alle proprie esigenze. Il 76,2% dei lavoratori dice infatti di considerare molto o abbastanza importante ricevere aiuto da un professionista, mentre il 44,3% attribuisce lo stesso valore agli strumenti digitali e all’intelligenza artificiale. Per questi ultimi, tuttavia, oltre uno su due ritiene poco o per niente importante l’affiancamento nella scelta della modalità di erogazione. Risultati che confermano quanto la consulenza professionale rappresenti il riferimento primario, mentre la tecnologia viene vista come un canale aggiuntivo potenzialmente utile per chiarire gli aspetti tecnici e confrontare le alternative disponibili. “La conoscenza della riforma cresce ma il vero banco di prova sarà trasformare questo interesse in nuove adesioni”, ha osservato da Assogestioni il Direttore Fisco e Previdenza Arianna Immacolato, precisando che l’obiettivo è rafforzare la capacità dei lavoratori di comprendere le implicazioni delle novità per il proprio futuro pensionistico tramite il confronto con le istituzioni e la promozione della cultura previdenziale.

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Il prossimo passo è normativo

Per Immacolato, però, quello culturale e informativo non è l’unico sforzo da compiere per imprimere un cambio di passo sul fronte delle adesioni. C’è infatti anche e soprattutto un tema normativo. “Dovremmo evitare di cambiare continuamente il quadro di riferimento soprattutto in materia fiscale”, ha detto l’esperta dell’Associazione, “perché chi aderisce a un fondo pensione si impegna per un orizzonte temporale lungo e ha bisogno di certezza”, ha detto l’esperta dell’Associazione. Per l’industria, la priorità è quindi una: dare continuità alla riforma e completarla nei punti pochi mancanti. “Se le istituzioni mostreranno di credere nelle scelte”, è stata la conclusione, “anche i cittadini saranno portati a riversare più fiducia sugli strumenti”.

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