Riassunto
Secondo la ING Global Investment Survey, realizzata da Ipsos per ING Research tra il 27 luglio e il 7 agosto 2026, il 44% degli italiani investe già in azioni, obbligazioni, fondi o ETF e un altro 32% sarebbe disponibile a farlo; solo il 24% esclude la possibilità. L’Italia è seconda nell’Eurozona per quota di investitori dopo la Germania (46%) e ha la percentuale più bassa di chi non vuole investire. Frenano paura delle perdite, complessità e scarsa fiducia nelle proprie conoscenze: il 64% preferisce investimenti sicuri anche con rendimenti inferiori, il 43% ritiene complicato aprire un conto investimenti e il 51% investirebbe di più con prodotti semplici.
Gli investimenti finanziari interessano una quota crescente di italiani: il 44% investe già e un altro 32% potrebbe iniziare in futuro. A frenare gli investimenti restano paura delle perdite, complessità dei prodotti e scarsa fiducia nelle proprie conoscenze finanziarie.
Investimenti finanziari: 3 italiani su 4 investono o sono pronti a farlo
Gli investimenti finanziari attirano un interesse crescente anche in Italia. Secondo la ING Global Investment Survey, realizzata da Ipsos per conto di ING Research, il 44% degli italiani investe in strumenti finanziari come azioni, obbligazioni, fondi comuni o ETF, mentre un ulteriore 32% si dichiara disponibile a farlo in futuro. Solamente il 24% degli intervistati esclude questa possibilità.
La ricerca, condotta tra il 27 luglio e il 7 agosto 2026, ha coinvolto circa 1.000 persone maggiorenni per ciascuno dei Paesi analizzati. In Italia, il dato assume particolare rilievo perché il 76% degli intervistati dichiara di possedere risparmi, mostrando un bacino ancora ampio di risorse potenzialmente destinabili agli investimenti.
Nel confronto tra i Paesi dell’Eurozona, l’Italia si colloca al secondo posto per quota di investitori, alle spalle della Germania, dove la percentuale raggiunge il 46%. Il nostro Paese presenta inoltre la quota più bassa di persone che affermano di non voler investire in futuro. Anche la disponibilità a vincolare parte del capitale risulta superiore alla media. In Italia raggiunge il 48%, contro il 42% dell’area euro.
I fondi di investimento rappresentano oggi il 23% delle attività finanziarie delle famiglie dell’Eurozona, la quota più alta dall’inizio del secolo. Al tempo stesso, il peso dei depositi bancari è sceso dal 67% del 2019 al 62% del 2025, il livello più basso dal 2008.
Risparmi e investimenti: lasciare il denaro fermo è percepito come un rischio
La ricerca evidenzia un cambiamento nella percezione del rapporto tra risparmio e investimento. Il 72% degli investitori e il 65% di chi potrebbe investire in futuro ritiene che non investire comporti a sua volta un rischio, perché l’inflazione può ridurre nel tempo il valore reale del denaro lasciato fermo.
Secondo l’analisi di ING Research, se dal 2002 le famiglie dell’Eurozona avessero destinato ai fondi anche soltanto un quarto delle risorse confluite nei depositi bancari, entro il 2025 avrebbero potuto accumulare 1.170 miliardi di euro di ricchezza aggiuntiva.
Applicando lo stesso calcolo all’Italia, il patrimonio delle famiglie avrebbe potuto essere superiore di circa 130 miliardi di euro, una cifra equivalente al 5,8% del Pil. La stima non deriva dal confronto con un indice teorico, ma dal rendimento medio effettivamente registrato dai portafogli europei considerati nella ricerca.
Anche i flussi più recenti mostrano un cambiamento. Dal 2025 le famiglie europee destinano agli investimenti il 37% dei nuovi risparmi finanziari, attraverso strumenti come fondi, obbligazioni e azioni. Nel periodo compreso tra il 2015 e il 2024 la quota era pari al 24%. Per molti risparmiatori, quindi, l’investimento viene percepito sempre più come uno strumento per difendere il patrimonio nel tempo e costruire maggiore sicurezza economica.
Educazione finanziaria e consulenza: semplicità e costi frenano gli italiani
Alla disponibilità a investire continuano però ad accompagnarsi ostacoli rilevanti. Il primo riguarda la percezione del rischio. Il 64% degli italiani preferisce investimenti sicuri anche a fronte di rendimenti inferiori, mentre circa quattro persone su dieci dichiarano che sarebbero propense a vendere in presenza di una perdita del 10%.
La complessità rappresenta un ulteriore freno. Il 43% ritiene ancora troppo complicato aprire un conto investimenti, mentre il 51% afferma che investirebbe di più se i prodotti fossero più semplici da comprendere. Per il 47% un incentivo arriverebbe da costi inferiori, mentre il 57% indica come elemento favorevole una tassazione nulla o agevolata.
Permane inoltre una fiducia limitata nelle proprie competenze. Solo il 51% degli intervistati dichiara di sentirsi sicuro nella comprensione di strumenti relativamente semplici come azioni e obbligazioni.
In questo contesto, la consulenza può assumere un ruolo rilevante. Circa il 40% degli italiani dichiara che si affiderebbe a un consulente per comprendere meglio economia e investimenti, analizzare aziende e settori e seguire l’andamento dei mercati.
Domande frequenti
Quanti italiani investono già secondo la ING Global Investment Survey?
Il 44% degli italiani investe in strumenti finanziari come azioni, obbligazioni, fondi comuni o ETF, mentre un ulteriore 32% si dichiara disponibile a farlo in futuro. Solamente il 24% degli intervistati esclude questa possibilità.
Quali sono i principali ostacoli agli investimenti finanziari in Italia?
A frenare gli investimenti restano paura delle perdite, complessità dei prodotti e scarsa fiducia nelle proprie conoscenze finanziarie. Il 64% preferisce investimenti sicuri anche a fronte di rendimenti inferiori, il 43% ritiene troppo complicato aprire un conto investimenti e il 51% investirebbe di più se i prodotti fossero più semplici da comprendere.
Come si colloca l’Italia nel confronto con l’Eurozona?
L’Italia si colloca al secondo posto per quota di investitori, alle spalle della Germania, dove la percentuale raggiunge il 46%. Il nostro Paese presenta inoltre la quota più bassa di persone che affermano di non voler investire in futuro. La disponibilità a vincolare parte del capitale raggiunge il 48% in Italia, contro il 42% dell’area euro.
Cosa pensano i risparmiatori del fatto di non investire?
Il 72% degli investitori e il 65% di chi potrebbe investire in futuro ritiene che non investire comporti a sua volta un rischio, perché l’inflazione può ridurre nel tempo il valore reale del denaro lasciato fermo.
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