In un territorio alpino e operoso dove i dati ufficiali sulla disoccupazione descrivono un’economia vicina al pieno impiego, esiste una percentuale di popolazione per la quale l’accesso alle opportunità quotidiane rimane una conquista complessa e priva di automatismi. Nel 2021, attorno al tavolo di una casa di montagna a Serina, un gruppo di amici e amministratori locali ha iniziato a porsi domande concrete su cosa fosse possibile costruire per intercettare i bisogni di chi rischiava di rimanere invisibile dietro le statistiche generali.
L’analisi dei dati e l’esigenza di inclusione
Alessandro Adragna, presidente della cooperativa sociale I love Val Brembana, ripercorre le premesse che hanno dato il via a questo cammino: «Insieme a tanti amici che poi sono diventati i soci fondatori, ci trovavamo il giovedì sera per mangiare un boccone a casa mia in montagna a Serina. Facevamo dei ragionamenti su cosa poteva essere fatto per la valle e soprattutto per le persone della valle».

C’è un’Italia che resiste allo spopolamento, rigenera i territori e trasforma il turismo in occasione di incontro. È l’Italia dei “paesi-persona”. Nel nuovo numero di VITA magazine raccontiamo 100 esperienze da conoscere e da visitare.
NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA
Progressivamente, a quei momenti informali si sono uniti esponenti dei Comuni di Serina, Cornalba e San Giovanni Bianco, avviando un confronto stringente sulla reale situazione occupazionale del comprensorio. «Veniva fuori che la disoccupazione nella Valle Brembana era all’1,06%, veramente poco, quindi quasi tutti lavoravano. Ma quando abbiamo fatto una riflessione sulle persone fragili, ci siamo resi conto che per loro la percentuale di mancata inclusione era opposta, vicina al 100%. Ci siamo detti che si fanno tanti bei progetti, ma poi ci si dimentica delle persone con fragilità».
Dalla scuola al lavoro
Da quell’osservazione è scaturita la decisione di creare un canale diretto tra il mondo della formazione e le reali opportunità d’impiego per i giovani del territorio. In stretta intesa con Daniela Gamba, vicepresidente e referente della scuola di formazione professionale Abf di San Giovanni Bianco, è stato impostato un percorso di affiancamento dedicato agli studenti delle classi dell’ultimo anno.
L’iniziativa ha preso il via coinvolgendo inizialmente quattro ragazzi dell’istituto, ponendo fin dal primo momento una profonda attenzione agli aspetti logistici e alla mobilità geografica, fattori cruciali nel contesto montano. «In valle la mobilità può rappresentare un ostacolo complesso. Se avessimo scelto sedi come San Giovanni, Zogno o la Valserina, avremmo messo ulteriormente in difficoltà persone che hanno già problemi di spostamento. Abbiamo scelto San Pellegrino Terme perché era uno dei poli della valle meglio serviti», spiegano i promotori.
La nascita della bottega e il valore dei talenti
Nel novembre del 2022 ha così aperto i battenti la bottega d’inclusione situata in via Aldo Moro a San Pellegrino Terme, traguardo raggiunto dopo circa un anno e mezzo di lavoro sul campo, incontri e sopralluoghi tra i produttori, i malgari e gli agricoltori del comprensorio. La struttura è stata pensata come uno spazio aperto alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche locali, spaziando dalle lavorazioni artigianali della carne fino alle numerose produzioni casearie che caratterizzano l’area.
Quando i ragazzi sono lì a lavorare e arrivano i commensali che non conoscono il progetto, la cosa bella è proprio l’incontro. I clienti escono un po’ migliori di come sono entrati
Alessandro Adragna
All’interno di questo spazio, i ragazzi inseriti hanno iniziato a gestire in prima persona il confezionamento, l’inscatolamento e l’allestimento dei prodotti, ma anche l’ideazione dell’identità visiva e delle etichette. In questo processo, un ruolo centrale è stato ricoperto da Luca Baroni, un ragazzo coinvolto nelle attività fin dalle prime fasi: «Luca è stato il nostro grafico. La nostra etichetta è un riquadro bianco con i colori di Arlecchino, perché la diversità è il nostro punto di riferimento in questa cooperativa. Ogni persona ha un valore e un talento».
La ristorazione e le filiere locali
La crescita dei volumi di lavoro e l’esigenza di assicurare stabilità e sostenibilità economica al progetto hanno condotto, all’inizio del 2023, a un’importante svolta operativa. A seguito di un incontro informale e della valutazione delle prospettive di sviluppo, la cooperativa ha colto l’occasione di rilevare la gestione del ristorante Il Tirolese a San Pellegrino Terme.
L’acquisizione dell’attività di ristorazione ha segnato il consolidamento formale della cooperativa sociale I love Val Brembana, garantendo una struttura idonea a moltiplicare le occasioni di inserimento lavorativo per i giovani coinvolti. La proposta culinaria del ristorante è stata riorganizzata valorizzando le ricette tradizionali della bergamasca e l’impiego di materie prime a filiera corta, intessendo sinergie operative con altre realtà del Terzo settore, come la cooperativa sociale Oikos di Villa d’Almè.
Torrefazione artigianale e prodotti condivisi
Accanto alla ristorazione e alla vendita diretta, il progetto ha visto la nascita di un laboratorio di torrefazione artigianale dedicato alla tostatura e alla creazione di miscele proprietarie di caffè. L’interazione con le risorse del territorio ha portato alla collaborazione con gli allevatori per la creazione di lavorazioni casearie originali affinate direttamente con il caffè o con erbe aromatiche e spezie locali.


L’impostazione generale punta a permettere a ciascun partecipante di esprimere le proprie abilità all’interno di una catena produttiva articolata, suddivisa tra chi si occupa dell’impasto, chi segue la cottura, chi cura l’imballaggio o la sigillatura e chi gestisce la sala e l’accoglienza.
Per il presidente della cooperativa Alessandro Adragna, l’attività quotidiana costruita attorno a questi spazi lavorativi trascende la sola dimensione economica per farsi laboratorio di integrazione e sensibilizzazione culturale per la comunità e per i clienti che frequentano la struttura: «Quando si parla di disabilità non tutti siamo pronti. Quando i ragazzi sono lì a lavorare e arrivano i commensali che non conoscono il progetto, la cosa bella è proprio l’incontro. I clienti escono un po’ migliori di come sono entrati».
Foto inviata dall’intervistato.
Abbonarsi a VITA con la carta docenti?
Certo che sì! Basta emettere un buono sulla piattaforma del ministero del valore dell’abbonamento annuale che si intende acquistare (1 anno carta+digital a 80€ o 1 anno digital a 60€) e inviarci il codice del buono a [email protected]
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Davyd Andriyesh
Source link



