Spicca in mezzo a dei rigogliosi vigneti come un totem L’albero della Maremma, opera di Azzurra Galatolo (Porto Santo Stefano, 1987) realizzata per Hypermaremma 2026, VIII edizione con cui il progetto, ideato per valorizzare il territorio attraverso l’arte contemporanea entra come partner associato nella Rete del Contemporaneo della Regione Toscana. Un prestigioso riconoscimento che conferma la validità del progetto che, nato nel 2019 dall’idea di Carlo Pratis, Giorgio Galotti e Matteo d’Aloja, con La città sommersa, mostra di sculture al Parco Archeologico dell’Antica Città di Cosa ad Ansedonia, oggi è diventato un museo a cielo aperto che valorizza anche gli angoli più remoti e nascosti del territorio attraverso opere d’arte contemporanea, permanenti e temporanee, pienamente integrate nelle realtà in cui abitano e per cui sono state concepite.
“L’albero della Maremma” di Azzurra Galatolo per Hypermaremma
E con il 2026 Hypermaremma continua a crescere anche attraverso nuove collaborazioni con realtà con cui condivide l’amore per il luogo e il desiderio di valorizzarlo. Dal dialogo con Cantina Monteverro, attiva sulle colline di Capalbio dal 2018, hanno preso forma le opere della maremmana Galatolo che, concepite a partire da poetici acquerelli sono state tradotte prima in preziose etichette d’artista dei vini Verruzzo e Vermentino e poi nell’omonima scultura, prodotta dalla Cantina, sul cui terreno sorge. “L’Albero della Maremma, deriva”, racconta l’artista, “dal desiderio di esprimere attraverso una forma semplice e immediata la complessità del territorio, connotato dall’armoniosa alternanza tra asprezza e aridità, dolcezza e fertilità” L’opera, attraverso un linguaggio universale, volutamente giocoso e infantile, intrecciando forme ispirate alla natura e all’immaginario personale dell’artista, condensa gli elementi distintivi della Maremma. “Tra i suoi rami affiorano frutti, chiocciole, fiori selvatici, mentre al centro il sole si impone come origine ed energia generatrice”. Profilandosi sull’orizzonte, con cui l’esile superficie in acciaio corten dialoga, respirando al ritmo della brezza marina, l’Albero della Maremma ne diventa simbolo che, vivendo anche sulle etichette vinicole, porta la Maremma nel mondo.

Il poetico “Osservatorio M1” di Luca Bertolo per Hypermaremma
Impossibile dare una collocazione unica a Osservatorio M1, installazione mobile ideata da Luca Bertolo (Milano, 1968) per la costa maremmana, ora nella Spiaggia della Tagliata ad Ansedonia, ma destinata a migrare durante la stagione. Opera che per il pittore ha rappresentato una sfida, portandolo a mettere da parte i pennelli per dipingere concettualmente lo spazio. Partendo dal paesaggio, costellato di cespugli, resti archeologici e gigli marini, Bertolo ha costruito una cabina balneare che, per le linee e i colori sembra uscita direttamente un dipinto di Carrà degli Anni ’30, su cui sventola una bandiera bianca. La particolarità è che in questo microcosmo non si entra per cambiarsi ma per osservare un punto preciso. Infatti, attraverso un piccolo cannocchiale che – per contrasto con la bandiera ha un carattere militare – i visitatori sono posti a contatto con la pacata ma mozzafiato immensità dell’infinito: l’orizzonte.
Mauro Staccioli e le altre opere iconiche di Hypermaremma
In attesa che le opere del 2026 vengano rivelate – come di consuetudine gradualmente lungo il corso della stagione -, ecco alcune delle installazioni, ormai iconiche, da visitare.
A Capalbio, Località Giardino, è imperdibile, Prospettiva Cielo, 2004-24, di Mauro Staccioli (Volterra, 1937 – Milano, 2018), lavoro dalla storia complessa, di cui si erano perse le tracce, entrato a far parte del circuito grazie alla collaborazione con l’Archivio dell’artista e le sue gallerie di riferimento, che dialoga magnificamente con il paesaggio pur essendo l’unico lavoro realizzato ben prima del progetto. Tre imponenti elementi piramidali si rivelano al pubblico, con la nettezza delle forme che contraddistinguono Staccioli, come un’epifania, salendo lungo un’altura della “Valle d’Oro”, innalzandosi maestosi sullo sfondo di un paesaggio in cui non c’è traccia umana a perdita d’occhio. Un’architettura ciclopica che, oltre a interagire con lo spazio lo determina, creando un’arena, un centro energetico. Come ha osservato Carlo Pratis, “la fisicità di queste piramidi, legata anche all’idea di arte come elemento sociale e politico viene qui sublimata in chiave romantica attraverso il titolo che, ideato da noi, invita a focalizzare l’attenzione verso il cielo, direzione prospettica delle tre punte in corten”.
Giuseppe Gallo per Hypermaremma 2022
“Purché sia davanti al mare”. Questa l’unica richiesta di Giuseppe Gallo (Rogliano, 1954) che per Hypermaremma 2022 ha realizzato Giocolieri dell’Armonia, esile scultura in corten concepita come uno schizzo sul paesaggio. Monumento costituito da dodici grandi figure, che, in linea con la sua ricerca, nelle loro singole peculiarità racchiudono l’archetipo dell’umano, inteso come dualismo tra istinto e utopia. Antitesi incarnata dalle diverse silhouette attraverso la contrapposizione tra il dinamismo della metà inferiore del corpo, che invita alla danza, e la staticità di quella superiore che, con il capo chino, invita al raccoglimento e al pensiero.
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7 / 7L’astronave barocca di Giuseppe Ducrot nell’Oasi del WWF più antica d’Italia
Nella tenuta Terre di Sacra, cuore della più antica Riserva Naturale del WWF in Italia, l’Oasi del Lago di Burano, sulla Strada di Macchiatonda a Capalbio, si trova il Fontanile di Giuseppe Ducrot (Roma, 1966); opera realizzata nel 2023, dopo un progetto di pianificazione pluriennale, su una struttura preesistente degli Anni ’30 che l’artista ha riportato a nuova vita. Attraverso una magistrale operazione di riqualificazione architettonica, Ducrot ha infatti trasformato il decadente abbeveratoio in una sorta di astronave barocca dal color giallo sgargiante che con le striature verdi, frutto di un particolare procedimento di cottura realizzata dalla Bottega Gatti di Faenza, riprende i colori dei campi che si estendono a perdita d’occhio dietro di lui. In linea con la cifra stilistica che lo contraddistingue, Ducrot adopera la ceramica evocando un immaginifico passato e un utopico futuro, in una sintesi moderna dal carattere ironico e leggero.

Le Altalene ludiche e filosofiche di Francesco Arena per Hypermaremma
Ancora a Terre di Sacra ma a Capalbio Scalo, volutamente vicino alle abitazioni, si colloca La dodicesima altalena di Francesco Arena (Brindisi, 1978), installazione ludica, filosofica e concettuale, costituita da 12 altalene che, disposte in cerchio, disegnano una scultura sospesa sull’orizzonte. Pensata per essere vissuta e attivata La dodicesima altalena non mette alla prova solo il corpo nell’atto di slanciarsi verso l’orizzonte ma anche la mente, perché ogni sedile riporta una frase emblematica, formulata da un intellettuale significativo per l’artista; salvo una, la dodicesima (inagibile) su cui troneggia l’espressione: “tuttofalso” che, mettendo in discussione il resto, trasforma l’opera in un dispositivo di pensiero, immerso nel paesaggio maremmano.
Hypermaremma con Maria Loboda ritorna al Parco Archeologico dell’antica città di Cosa
Dal 2025, nel Parco Archeologico dell’antica città di Cosa, vive To Separate the Sacred from the Profane, opera site specific – ma temporanea – di Maria Loboda (Cracovia, 1979) che, colpita dalla rigidità dei cerimoniali religiosi antichi, connotati dalla netta separazione tra sacro e profano, ha collocato proprio nel punto d’intersezione tra il sacro e il profano, ovvero il foro e l’area del tempio Capitolium, un portale circolare, realizzato con erbe palustri – che per la setosità ricordano un vello animale. Ispirato al chinowa – porta simbolica per la purificazione tipica della tradizione Shintoista giapponese – e alto 4 metri, il portale aprendo all’interno del parco archeologico una possibilità di passaggio, collega metaforicamente due antiche culture configurandosi come un contemporaneo rito di purificazione.
Ludovica Palmieri
Maremma // Fino a ottobre 2026 e oltre
Hypermaremma
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