Mentre il dibattito politico e le decisioni di governo restano concentrati sui vincoli di bilancio, nelle campagne e lungo le arterie stradali del Mezzogiorno è in corso una vertenza economica e sociale di primaria importanza. Un profondo divario separa chi sostiene direttamente il rischio d’impresa da un contesto nazionale ed europeo caratterizzato da tutele disomogenee e dinamiche di mercato asimmetriche.
Da un lato vi è la mobilitazione di chi lavora la terra e gestisce il trasporto merci; dall’altro si registra la sostanziale neutralità del Nord, sostenuto da un tessuto industriale e logistico fortemente strutturato. Nel mezzo si colloca la realtà calabrese, indirizzata ad adottare principi di libero mercato, ma storicamente condizionata da un’economia d’impresa dipendente dalla spesa pubblica e dai trasferimenti assistenziali.
Spesa militare e politica degli armamenti dell’UE: risorse sottratte al Paese reale
Il nodo centrale di questa crisi risiede nelle priorità finanziarie della spesa pubblica, influenzate dalle direttive europee e dagli assetti geopolitici. Con decisioni che vedono in prima fila il Ministro della Difesa Guido Crosetto, le coperture destinate a difesa e armamenti hanno registrato un incremento costante, proiettando la spesa verso i 35 miliardi di euro per avvicinarsi ai target NATO, con oltre 13 miliardi destinati all’acquisto di nuovi sistemi d’arma.
Questa rotta rispecchia la scelta dell’Unione Europea di promuovere una politica industriale degli armamenti orientata al riarmo continentale e al sostegno bellico a Kiev. Per l’economia reale e le micro-imprese del Mezzogiorno, tale impostazione determina una contrazione dei margini a sostegno dello Stato sociale e dei settori produttivi:
Il divario con la sanità e i servizi: A fronte di ingenti coperture per i programmi bellici, sanità pubblica, infrastrutture e comparti produttivi soffrono di un calo degli investimenti strutturali.
Le rivendicazioni in Europa e il caso AfD: Contro l’economia di riarmo e le sanzioni europee si scaglia in Germania Alternative für Deutschland (AfD), espressione dell’ascesa di movimenti politici ed estremisti che intercettano un malcontento diffuso tra la popolazione, ponendosi in antitesi a un sistema incapace di tutelare i bisogni della gente comune. AfD chiede lo stop all’invio di armi a Kiev, la fine delle sanzioni e la riallocazione prioritaria dei fondi a tutela del potere d’acquisto di famiglie e imprese.
La protesta del lavoro autonomo: «Diventeremo tutti TIS?»
La protesta non trae origine dal settore pubblico o da categorie con stipendio fisso, ma coinvolge agricoltori, autotrasportatori e lavoratori autonomi colpiti dalla flessione dei prezzi all’origine e dall’esplosione dei costi operativi.
Sui presidi, la voce degli autotrasportatori è netta: «Non possiamo più fare credito a nessuno: anticipiamo gasolio e autostrade per venire pagati a 90 o 120 giorni. Che si deve fare in Calabria, dobbiamo diventare tutti TIS, precari di Stato o sussidiati per sopravvivere?». A questo si aggiunge la concorrenza sleale dell’importazione di materie prime estere a basso costo, che rischia di azzerare il ricambio generazionale nelle aziende familiari.
Lo scudo del Nord e l’assenza dello Stato
La mancata mobilitazione al Nord evidenzia precise responsabilità politiche del governo centrale, assente nel garantire pari condizioni operative:
- La frattura nazionale: L’inerzia dello Stato nel far rispettare le regole del mercato genera un solco profondo. Tra i lavoratori sorge una domanda drammatica: come si fa a ritenersi parte della stessa nazione se il Paese viaggia palesemente a 2 velocità?
- La regolamentazione nei consorzi emiliani: In Emilia-Romagna, la produzione agroalimentare è presidiata da consorzi di tutela (DOP/IGP) e filiere integrate capaci di programmare le quote e scaricare l’aumento dei costi lungo la catena, garantendo la tenuta dei margini aziendali.
- Il ruolo dell’import per la logistica del Settentrione: Per i grandi vettori e gli hub portuali del Nord, l’importazione di merci dall’estero rappresenta un costante e redditizio volume di fatturato, pur inondando il mercato di prodotti che svalutano le produzioni del Sud.
- Perché l’impatto del mercato globale penalizza solo il Sud: A differenza del Nord — protetto da marchi di qualità e consorzi di filiera non sostituibili dall’estero —, il Mezzogiorno produce in gran parte materie prime grezze agricole sprovviste di scudo commerciale. Imporre la concorrenza globale a micro-imprese del Sud, prive di infrastrutture adeguate e di credito agevolato, significa esporle alla sfida ingiusta di merci extra-UE prodotte con manodopera sottopagata e minori tutele sanitarie, decretandone lo strangolamento economico.
Il grande malinteso del liberismo: la lezione tedesca e il paradosso italiano
Di vero liberismo nel mondo se ne è visto ben poco: prevale un interventismo diffuso, presente sia nei partiti riformisti che in quelli progressisti. Per comprendere il reale liberismo bisognerebbe guardare alla Germania del dopoguerra, dove l’Economia Sociale di Mercato (Soziale Marktwirtschaft) ordoliberista trasformò un Paese devastato nella prima potenza industriale d’Europa, grazie a regole di concorrenza con domanda e offerta lasciate effettivamente libere e con netta limitazione delle intromissioni dello Stato.
In Italia si è vissuto il paradosso opposto: negli anni ‘90 i governi della sinistra democratica e progressista hanno avviato grandi privatizzazioni che, anziché creare mercato e concorrenza, hanno trasformato monopoli pubblici in monopoli privati protetti. Si è spacciata per “liberismo” un’operazione di cassa, mantenendo uno statalismo burocratico e opprimente.
Le politiche in Calabria: l’illusione del liberismo e i veri liberi imprenditori
In Calabria il cortocircuito è totale. La realtà ribalta la narrazione ufficiale: i veri liberisti in Calabria sono i liberi imprenditori con le loro micro-imprese, che compiono salti mortali quotidiani per non chiudere. La Regione rimane invece ancorata all’assistenzialismo pubblico:
Il modello incompiuto: Al di là di singole misure (Taxi/NCC, Uber, sanità accreditata), l’impianto regionale non supporta il tessuto privato autonomo.
La gestione dei TIS: Con circa 2.700 Tirocinanti di Inclusione Sociale assorbiti dagli enti locali tramite incentivi pubblici, si alimenta una fascia di “stipendiati di pubblico ufficio” e precari legati al consenso politico, anziché creare condizioni per l’assunzione aziendale.
La ricerca senza impresa: Parchi tecnologici e consorzi comunitari rimangono gusci vuoti non appena finiscono i bandi pubblici, mancando grandi gruppi industriali privati capaci di investire.
Gli effetti delle politiche neoliberiste sul tessuto calabrese
Scelte strutturali rigide hanno impattato pesantemente sulla regione:
- Ridimensionamento della Sanità: I vincoli del Piano di Rientro hanno tagliato ospedali e servizi, spingendo verso la sanità privata o la migrazione sanitaria.
- Esternalizzazione dei servizi: Privatizzare servizi locali e logistica ha precarizzato i lavoratori senza creare un’imprenditorialità locale d’eccellenza.
- Esposizione al mercato globale: Imporre la concorrenza globale a micro-aziende prive di infrastrutture e credito agevolato ne ha decretato il soffocamento.
Le prospettive per il Mezzogiorno
Finché le priorità nazionali ed europee privilegeranno la spesa militare rispetto ai settori produttivi e alla sanità, e finché l’unica risposta in Calabria rimarrà l’assistenzialismo pubblico, l’esito sarà l’emigrazione forzata di giovani e imprenditori.
La domanda resta aperta: quali sono davvero le misure di stampo neoliberista, liberista o libertario attuate dal Governatore calabrese, e in che misura impattano sull’economia in bilico di una regione che non sembra interessare al governo centrale? La domanda è aperta e si resta in attesa di risposta.
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