Trame Sonore 2026 a Mantova: reportage e intervista


Mantova, Galleria Corraini, 2 giugno 2026: le violiniste Nurit Stark e Aoife Ní Bhriain stanno suonando pagine di Rósza e Ligeti, quando, al di là delle finestre aperte, un uccellino inizia a cinguettare, quasi interagendo con l’esecuzione. Stark ne rimane ammaliata, sorride e, pur continuando a suonare, condivide la propria emozione con il pubblico, a pochi passi da le. In questo rapporto intimo tra le performance e la città (e la natura) che li accoglie, nel legame di appassionata vicinanza che unisce esecutori e ascoltatori sta la magia del festival Trame Sonore, giunto quest’anno alla quattordicesima edizione e appena concluso.

Festival Trame Sonore, Mantova 2026

Il reportage del festival Trame Sonore a Mantova

Stark è stata protagonista anche di altri bellissimi concerti, come quello alla Rotonda di San Lorenzo, in cui lo String Trio Eszká (con lei al violino, Yuko Hara alla viola e Sebastian Triebener al violoncello) ha ipnotizzato il pubblico con brani di Schubert e Kurtág. Nello stesso, affascinante spazio, poche ore più tardi, Tommaso Lonquich e il Quartetto Indaco hanno proposto un’intensa interpretazione del Quintetto per clarinetto e archi di Brahms. A tarda sera si sono tenuti gli splendidi concerti dei ‘padroni di casa’, l’Orchestra da Camera di Mantova: ricordiamo l’esecuzione del postmoderno, divertentissimo Concerto per violoncello e fiati (1980) di Gulda, con Giovanni Gnocchi nel ruolo del solista, l’impeccabile interpretazione della Sinfonia concertante di Mozart, con Sergey Malov al violino e Jennifer Stumm alla viola, e la bella esecuzione della Prima di Mahler in versione per orchestra da camera. Al di là delle singole gemme, è la formula, il clima del festival che lasciano ogni volta stupefatti. Ne abbiamo parlato con il suo ‘inventore’ e direttore artistico, il violinista Carlo Fabiano.

Intervista al direttore del festival “Trame Sonore” Carlo Fabiano

A chi è rivolto Trame Sonore?
Noi siamo sostanzialmente un festival divulgativo, mettiamo in campo una sorta di sperimentazione divulgativa, perché ci vogliamo rivolgere a un pubblico diverso: il destinatario ultimo non è tanto l’appassionato canonico di musica classica, quanto l’utente culturale che già è un grande fruitore di cinema, di teatro, di mostre, ma che nei confronti della classica avverte un timore reverenziale.

Come si conquista un pubblico più ampio?
Giochiamo a scardinare le ritualità della musica classica, a cominciare dalla durata dei concerti: se vuoi fare attività divulgativa non puoi mettere qualcuno a sentire direttamente quattro ore di Wagner (per quanto meraviglioso). Il concerto di Trame Sonore dura sostanzialmente quanto una composizione [di solito tra i 20 e i 45 minuti, ndr]. Altra ritualità che andiamo a scardinare è il dress code, quell’eleganza obbligatoria che i ragazzi odiano: anche i musicisti indossano una maglietta, magari quella del festival.

Trame Sonore si configura come un’esperienza immersiva…
Sì, che è impossibile altrove, anche perché qui c’è un contesto urbano che la consente. I concerti si succedono dalla mattina alla sera, anzi si accavallano, e a qualche critico questo non piace, invece è una cosa bella, ti costringe a una scelta, a lavorare sulle tue passioni, sui tuoi interessi, attiva delle curiosità… La possibilità di essere in continuazione dentro il sistema musica è una cosa che ti proietta in una dimensione completamente diversa.

Musica da camera a Mantova. Reportage e intervista al direttore dello storico festival 
Festival Trame Sonore, Mantova 2026

Il festival Trame Sonore a Mantova come modello di convivenza

Introducendo il concerto conclusivo del festival, hai detto che Trame Sonore può essere un modello, anche di convivenza.
Questo elemento distintivo è emerso in maniera preponderante in questa edizione. Dire che a Mantova si viene ad ascoltare bravi musicisti è troppo poco: se non hai una qualità molto alta, sei perdente in partenza, la gente poi non si affeziona. L’elemento peculiare è il clima che si riesce a creare attorno alla musica, alimentato dalla convinzione di quanto sia bello, importante, necessario, coinvolgente, anche sanificante nelle persone fare, offrire e ascoltare musica. Riusciamo a creare questa comunanza, anche fra persone che hanno idee, pensieri, approcci diametralmente opposti. Allora Mantova può diventare un modello in questo senso: stringiamoci attorno ai valori che ci accomunano, non dividiamoci.

Come vedi il futuro di Trame Sonore?
C’è da dire che questo festival ha delle risorse inadeguate alla sua ambizione. Speriamo che in futuro ci sia un maggiore sostegno da parte del ministero e della Regione Lombardia. Tutti questi musicisti partecipano con la sola copertura delle spese, non è tanto bello il messaggio che così mandiamo…

Un festival dunque che vuole crescere, senza rinunciare alla magia che lo caratterizza…
Senza cedere alle dinamiche commerciali e mantenendo la musica da camera nella sua dimensione autentica, naturale, perché è pensata per luoghi piccoli, per la prossimità tra l’artista e lo spettatore. Altrove esigenze di botteghino hanno portato a snaturare questo aspetto. La crescita continua non porta da nessuna parte. Facciamo meglio, non cresciamo.

Fabrizio Federici

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