Chi non salta, basola di pietra lavica è…
di Rocco Tripodi
Mi hanno sempre disturbato i capannelli di cittadini, spontanei e non, dove solitamente il più pavido, a conclusione di frettolosi commenti politici su ogni guasto della città, sbarella e sdegnato urla alle stelle: ” E’ UNA VERGOGNA!”. Per quel che mi riguarda, lì dove c’è evidenza di reiterato danno alla città e disprezzo verso le ragioni della comunità, da parte dell’ASSESSORE, del DIRIGENTE, del FUNZIONARIO TECNICO di turno, il mio profondo disprezzo va invece, prima ancora, al PROFESSIONISTA, AL CITTADINO, ALL’UOMO O ALLA DONNA CHE QUEL RUOLO RICOPRONO. Che, non in veste istituzionale quindi, ma come esseri umani concepiscono, organizzano e poi procedono alla devastazione del territorio, annichilendone storia, valenza, caratteri architettonici e tecniche costruttive fortemente distintivi di quel poco di patrimonio rimasto di un’ antica cultura che si fa fatica a preservare. E questa sì che va denunciata come ASSOLUTA VERGOGNA, facendola ricadere su questi concittadini i cui nomi, prima ancora che sui progetti e sulle tabelle dei cantieri, li troviamo all’anagrafe.
Ma andiamo alla cronaca. Vibo, lamentano tutti, è afflitta da tre, quattro anni dalla stabile presenza di cantieri che rendono paranoica la circolazione per ogni dove e con qualunque mezzo, in particolare nel centro storico. E di questo a lungo si è parlato e scritto. Molto sinteticamente. Di tutti i lavori di rigenerazione riconducibili al PNRR, pochissimi erano realmente necessari e quasi nessuno tra quelli completati, è stato realizzato A REGOLA D’ARTE. Sciatteria, pressapochismo, inadeguatezza, dilettantismo e tante tante ombre, sulla verifica dei progetti, sulla gestione delle gare, sulla adeguatezza delle imprese, sull’andamento e i controlli dei cantieri, sul rispetto dei tempi e dell’approvazione dei lavori consegnati.
Succede che, a pochi giorni dal rilascio di via Luigi Razza, dopo la estenuante penosa travagliata presa in ostaggio, le due vie che la fiancheggiano, via Pignatari e via del Gesù, sono state nuovamente interdette alla circolazione, forse almeno per la sesta volta dopo i maldestri recenti lavori che le hanno interessate. Lavori ulteriori che si sono resi necessari a causa della evidente documentabile cattiva esecuzione degli stessi e che si ripresentano con periodicità mensile. Perché, mi chiedo, non si vuole riconoscere la responsabilità della potentissima ditta appaltatrice di questi e di altri contestuali tre cantieri, e perché non viene dato conto alla popolazione della natura dell’ostacolo?
Tra l’altro mi giunge voce che, nonostante le grosse “incomprensioni” con l’Amministrazione nello svolgimento degli stessi lavori, e le ripetute conflittualità, la ditta in questione sarebbe stata nuovamente beneficiaria di un recente importante nuovo appalto. Quest’ultima interdizione alla circolazione di un tratto che obbliga chi viene dal lato sud-est della città a fare un complicatissimo girodiPeppe, è sciaguratamente finalizzata alla RIPAVIMENTAZIONE di 40mq circa della più nobile strada della città, c.so Umberto, che da sempre taglia a croce l’altra antica via di collegamento che dal castello porta fino al lontano Affaccio. Ahimè non si tratta di un lavoro di RECUPERO, ma di volgare RIACCOMODAMENTO, N’ AGGIUSTATINA, con tecniche, competenze, materiali che ancora una volta esaltano e celebrano la rozzezza, l’insensibilità, l’ignoranza e la sfrontatezza dei PROFESSIONISTI di cui parlavo che certamente possono vantare ed esibire lauree, specializzazioni, attestati, ma che poi si sono formati, a mio modesto parere sulle istruzioni allegate alle confezioni della Polistyl, della Meccano e della Lego. Un rattoppo che interessa l’intero incrocio tra c.so Umberto e via del Gesù. La cui esecuzione e la scelta dei materiali, non presentano nessuna continuità né per tipologia, né per materiali, né per conformità stilistica col contesto in cui si inserisce.
Si è privilegiata la scelta più semplice e più barbara. Rimuovere delle straordinarie basole di pietra vulcanica mediamente di 40×40cm, con uno spessore, pensate, di circa 30cm, e sostituirle con quelle tristi e fragili mostacciuole grigie di finta pietra impastata, lisce, ridotte a frattaglie malamente a colpi di mazzetta e disordinatamente posate, ad imitazione di un pavimento del tinello di una casa popolare degli anni ’60. Tutt’intorno le due strade che s’incrociano presentano modalità esecutive e materiali antichi non coevi, quindi vistosamente contrastanti con la nuova pavimentazione. In ragione di tutto ciò, e vista la storia dei continui rattoppi a cui sono state condannate via del Gesù e via Pignatari, non ho dubbi che stessa sorte toccherà a questo ennesimo esempio di recupero magistrale, con inevitabili periodici fermi per consentire i mensili interventi di riassetto della pavimentazione che si ripresenteranno anche in questo tratto.
Qualcuno mi fa notare che, a sua memoria, le vecchie basole rimosse sarebbero state insufficienti a ricoprire l’intero spazio. Anche fosse, ho ricordato che negli ultimi anni dai vari cantieri aperti sono stati, io dico TRAFUGATI MIGLIAIA DI BASOLE E CORDOLI IN GRANITO E PIETRA LAVICA, che potrebbero essere riutilizzati per questo intervento ed altri simili che si sono già presentati e si ripresenteranno ancora. Anche perché l’architetto SALVATORE MONTELEONE, (non l’assessore) mi ha assicurato che sono conservati in un deposito, di cui nessuno ne conosce l’esatta ubicazione. Affermazione contraria a quella dell’ingegnera LORENA CALLISTI (non la RUP) la quale sosteneva che fossero stati regolarmente conferiti in discarica, cosa che se fosse vera, dimostrabile del resto dalle bolle di accompagnamento, sarebbe interessante sapere chi tra lei e l’impresa si sia assunta la responsabilità di mandare in merda un tale capitale dal valore incalcolabile. Le vecchie basole appena rimosse, nel cantiere in questione, sono ancora lì. Sarà interessante sapere domani, prima che prendano il volo, se le avrà in custodia l’architetto o le porterà in discarica l’ingegnera.
Riesco persino a comprendere, credetemi, dove sta la reale difficoltà a riutilizzare le vecchie basole. Ogni basola pesa almeno 50kg per cui il posizionamento delle stesse sarebbe prerogativa esclusiva dei “NEGRI”, forti anche da digiuni, quelli che ci invadono per via terracquea, ma, trattandosi di lavori pubblici, bisogna purtroppo ricorrere a manodopera locale in regola(?) che sicuramente dà meno nell’occhio, e si utilizzano perciò le più comode e leggere frattaglie di mostacciuole. Che peccato che a Vibo non ci sia a vigilare sulla tutela del ricco patrimonio cittadino, che ne so, una concittadina archeologa che abbia tanti incarichi, riconoscimenti, premi, contatti istituzionali, magari un marito quotato in un partito di maggioranza, quello di sorelle, fratelli, mogli, parenti e amici d’Italia, con frequentazioni massoniche in famiglia e perché no, cavaliera del lavoro. Peccato veramente…Pensate come tutto sarebbe più utile e più facile.
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