il nodo del pubblico al cinema


La dichiarazione di Marco Risi al Premio Troisi assume il peso di un allarme industriale, lontano dalla battuta amara. Il regista guarda al cinema da una posizione particolare: figlio di Dino Risi, cresciuto dentro una stagione in cui la sala era abitudine popolare e poi autore di film che hanno cercato il contatto diretto con la realtà sociale italiana.

Il suo intervento a Salina unisce due piani: la memoria di un sistema che già parlava di crisi decenni fa e la condizione attuale di un mercato dove l’incasso regge grazie a pochi titoli forti. ANSA ha riportato le dichiarazioni pronunciate sull’isola il 13 giugno 2026, con il riferimento alla fatica dei film meno centrali nel calendario commerciale.

In apertura trovate già il cuore della notizia: Risi ha ricevuto il Premio Troisi al Marefestival Salina, ha parlato della fragilità delle sale e ha collegato il tema al rapporto sempre più discontinuo tra pubblico e grande schermo.

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Salina, il Premio Troisi e una frase che riguarda tutto il settore

La cornice è il Marefestival Salina Premio Troisi, manifestazione arrivata alla quindicesima edizione e programmata dal 12 al 14 giugno 2026. Risi rientra nel gruppo dei premiati annunciati nella sezione registi, accanto a ospiti legati al cinema e allo spettacolo. Il programma ufficiale del Marefestival Salina colloca la presenza del regista dentro una rassegna che usa l’isola come luogo di memoria cinematografica, nel nome di Massimo Troisi e del legame lasciato da Il Postino.

Nel discorso pubblico emerso a Salina, la sala diventa molto più di un contenitore. Risi parla di un’abitudine collettiva che si assottiglia. Il nodo riguarda la distanza tra produzione e visione. Un’opera esiste nel mercato quando incontra spettatori, orari, programmazione e permanenza sufficiente sugli schermi.

La frase sulle sale e il peso dei pochi titoli evento

Risi ha ricordato che il cinema veniva definito in crisi anche quando suo padre ne parlava in famiglia, in un periodo in cui si realizzavano molti film all’anno. La differenza oggi sta nel consumo: gli spettatori si muovono spesso verso titoli percepiti come eventi e lasciano scoperta una larga parte dell’offerta. La sua osservazione su un pubblico che va meno al cinema fotografa la difficoltà quotidiana delle sale, soprattutto nelle settimane senza un richiamo forte.

I dati pubblici Cinetel aggiornati al 12 giugno 2026 mostrano una classifica annuale guidata da Buen Camino, seguito da titoli statunitensi di grande richiamo come Il Diavolo veste Prada 2 e Michael. La lettura industriale è chiara: pochi film concentrano una quota decisiva dell’attenzione e l’intero calendario resta esposto ai vuoti tra un titolo trainante e l’altro.

Il 2025 regge nei numeri, la frequenza del pubblico resta fragile

Il report diffuso da ANICA su base Cinetel indica per il 2025 oltre 496,5 milioni di euro di incassi e circa 68,3 milioni di biglietti. Il dato viene presentato come sostanzialmente allineato al biennio precedente, con il prodotto italiano al 32,7% degli incassi e al 33,3% delle presenze. È un risultato importante, costruito anche dal successo di produzioni nazionali capaci di attraversare il pubblico largo.

La stabilità generale lascia aperta la questione posta da Risi. Un anno che tiene convive spesso con sale in sofferenza nei giorni ordinari, perché il box office misura l’esito complessivo e racconta solo in parte la continuità degli accessi. Il tema reale è la densità: quanti film riescono a sostenere più settimane, quanti restano visibili fuori dai centri maggiori e quanto pubblico decide di uscire anche quando manca il grande richiamo.

Dino Risi, la crisi come parola di famiglia

Quando Marco Risi richiama suo padre, evita la cartolina di un’età perfetta del cinema italiano. Ricorda invece che la parola crisi accompagna questo settore da molto tempo. La differenza tra ieri e oggi si vede nella centralità della sala. Per la generazione di Dino Risi, il grande schermo era parte della vita urbana e della conversazione quotidiana. Oggi quel ruolo esiste ancora ma ha perso automatismo.

Il profilo biografico del regista, ricordato anche da Treccani, nasce dentro una famiglia di cinema e passa da un apprendistato lungo prima della regia. Questa provenienza rende il suo giudizio meno estemporaneo: Risi conosce la fabbrica dei film dall’interno e distingue la crisi creativa dalla crisi della fruizione. Le due cose si toccano senza coincidere.

Mery per sempre, la Sicilia e il tema dei luoghi reali

Nel suo intervento a Salina, Risi ha parlato anche delle carceri minorili, richiamando Mery per sempre. Ha precisato di frequentare raramente gli istituti di pena e di non avere elementi diretti per valutare se la situazione sia migliorata rispetto al periodo in cui ambientò quel film, aggiungendo però la necessità di cambiare mentalità nella gestione delle strutture minorili.

Questo riferimento aiuta a capire il rapporto di Risi con la Sicilia. Per lui l’isola è spazio narrativo, lingua sociale e luogo in cui i conflitti diventano visibili. A Salina ha ricordato il richiamo avvertito durante i primi arrivi per lavorare a Mery per sempre. Quella memoria dà alla premiazione un valore ulteriore, perché lega il riconoscimento alla parte più civile del suo cinema.

Dalla commedia giovanile al cinema civile

La traiettoria di Risi attraversa fasi molto diverse. Gli anni Ottanta lo vedono dirigere titoli popolari con Jerry Calà, poi arrivano opere come Soldati 365 all’alba, Mery per sempre, Ragazzi fuori e Il muro di gomma. Il Marefestival ha richiamato questa curva professionale, fino ai film biografici e ai lavori più recenti.

Il riconoscimento ottenuto da Ragazzi fuori ai David di Donatello del 1991, ricordato anche dal Corriere della Sera nel profilo pubblicato per i 75 anni del regista, segna una fase in cui il cinema italiano cercava ancora una relazione robusta con la sala. Lo stesso vale per Il muro di gomma, film che portava al pubblico una materia legata a Ustica e al giornalismo d’inchiesta.

Il punto di rugiada e la continuità di uno sguardo

Il lavoro più recente di Risi, Il punto di rugiada, è stato presentato fuori concorso al 41° Torino Film Festival ed è uscito nelle sale italiane nel gennaio 2024. La scheda del Torino Film Festival colloca il film dentro un confronto tra giovani condannati a lavori socialmente utili e anziani ospiti di una struttura, con un impianto centrato sul tempo e sulla responsabilità.

La scheda di Cinematografo registra l’uscita italiana del 18 gennaio 2024 e conferma il sostegno produttivo del Ministero della Cultura e della Veneto Film Commission. Il valore qui supera la scheda filmografica: Risi ha continuato a ragionare sul passaggio tra generazioni e sulla difficoltà di educare lo sguardo. La sala, in questa prospettiva, resta luogo di incontro fisico tra età e sensibilità diverse.

Il problema industriale dietro la frase di Risi

L’allarme sulle sale riguarda la fragilità dell’esercizio e lascia intatto il cinema come linguaggio. I film continuano a circolare, alimentano cataloghi, piattaforme e festival. La sala però ha costi, turni, personale, affitti, promozione locale e settimane da riempire. Quando il pubblico arriva a ondate, l’esercizio si trova a gestire picchi intensi e zone di vuoto.

Da qui nasce la parte più concreta della dichiarazione di Risi. Il successo di un titolo evento sostiene il box office, da solo lascia scoperta la pratica continuativa di visione. La sala vive se il pubblico mantiene una consuetudine e se l’offerta riesce a parlare anche fuori dai grandi appuntamenti. In caso contrario, ogni stagione si regge su pochi momenti forti e lascia esposti molti film medi.

Il collegamento con il Marefestival già seguito da Sbircia la Notizia Magazine

Sbircia la Notizia Magazine ha già seguito l’apertura del Marefestival Salina 2026 nel nome di Troisi, con il programma, gli ospiti e il valore simbolico dell’isola. Le parole di Risi completano quel quadro con un tema diverso: il destino della sala come luogo quotidiano, oltre allo spazio celebrativo durante un festival.

Questa distinzione è decisiva per leggere la giornata. Una manifestazione dedicata a Troisi conferma che il cinema conserva una forza emotiva enorme quando viene radunato intorno a un luogo e a una memoria. L’allarme di Risi nasce proprio da lì: il pubblico risponde all’evento, molto meno alla routine settimanale della programmazione.

Per il pubblico, la domanda torna semplice

La questione richiede di evitare una contrapposizione meccanica tra sala e streaming. Il problema è decidere quale esperienza debba restare pubblica, condivisa e accessibile anche fuori dalle grandi città. Se la sala perde frequenza, i film con minore spinta promozionale perdono visibilità e il pubblico incontra un’offerta più stretta.

Risi consegna una soglia di attenzione, più che una formula di salvezza. Il cinema italiano riesce ancora a produrre opere forti ma la filiera ha bisogno di spettatori presenti in modo meno intermittente. Senza questa continuità, la sala rischia di diventare un luogo per pochi titoli eccezionali anziché una pratica culturale ordinaria.


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 Junior Cristarella

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