«Il governo ha appena strappato il via libera a un tetto italiano sui prezzi del gas, ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, mi dica subito, è qualcosa che le famiglie e le imprese sentiranno davvero in bolletta?
«È un grande passo importante. Avevamo previsto questo intervento nel decreto di febbraio, quando i prezzi erano quasi la metà di oggi. Le nostre simulazioni erano su prezzi intorno a 30 euro, subito dopo gli attacchi eravamo a 60, ora siamo a 85. Quindi anche la portata del provvedimento è cambiata e abbiamo fatto dei correttivi che tenessero conto di un contesto ben diverso dopo gli attacchi in Iran. Tenga conto che la metà delle famiglie italiane che hanno scelto i contratti a prezzo fisso è rimasta al riparo dai rincari: i benefici si sentiranno eccome e arriveranno per chi ha i contratti variabili e per le imprese».
Qual è stato lo scoglio più difficile da superare a Bruxelles? È quel tetto di 60 euro a Megawattora? È così?
«L’ultima fase tecnica di trattativa è proprio su questo numero, ancora da definire con precisione. Sono in corso ancora dei calcoli legati all’inflazione e le quotazioni sono molto volatili ma il punto di riferimento sono circa 60 euro. Ma si tratta di pochi giorni che chiuderanno un dialogo durato sei mesi in cui sono stati coinvolti i tecnici del ministero e in prima linea il viceministro Vannia Gava. Archiviata questa parte del confronto, modificheremo il decreto che a questo punto vedrà l’introduzione del tetto, accanto alla norma che resta tale sulla eliminazione dello spread tra le quotazioni al Ttf di Amsterdam e il Psv italiano. Si tratta di qualche euro che oggi incide in bolletta in una misura più che raddoppiata».
Quando scatterà la svolta?
«Pensiamo a gennaio. Il timbro politico arrivato dal Consiglio dei leader, quindi con la presidente Giorgia Meloni, ci permette un’implementazione rapida con il concorso delle elaborazioni che dovrà fare l’Arera. Ho apprezzato che il comunicato della Commissione dicesse che la commissione si impegna anche a rispondere in tempi brevi alla notifica».
Il meccanismo del tetto è davvero complesso: come funziona?
«È uno schema che, per 18 mesi, prevede il rimborso ai produttori termoelettrici, ovvero le centrali che producono energia elettrica dal gas, quando il prezzo del gas al Ttf supera appunto circa 60 euro per megawattora. Questo significa, ai prezzi odierni (85 euro), un risparmio di oltre 25 per MW/h sul costo dell’energia elettrica. Il punto è che il termoelettrico, quindi il gas, che copre con la sua produzione circa un terzo (il 40%) dei nostri consumi, determina il prezzo che va in bolletta nel 70-75% delle ore. Una distorsione amplificata dai permessi Ets che paga chi inquina, quasi decuplicati in 10 anni. Il risultato della modifica che faremo, secondo i nostri calcoli è questo: ogni euro che sottraggo al gas che uso per il termoelettrico è una riduzione di quasi 3 euro al monte totale dell’energia elettrica. Se rimborso agli idroelettrici 2,5 miliardi, in definitiva, l’impatto in bolletta è di 7,5 miliardi».
Ministro ma quanto risparmieranno famiglie e imprese in percentuale rispetto ad ora? Gli economisti stimano un impatto di 20 euro a Megawattora dalla misura sullo spread.
«Secondo le nostre simulazioni, tra la riduzione dello spread e il tetto, l’impatto sarà di almeno il 10% sul prezzo del Pun oggi di oltre 200 euro a Megawattora».
Chi paga questa operazione? Lo paghiamo noi in bolletta attraverso gli oneri di sistema?
«Il maggior costo in bolletta sarà più che compensato dal calo dei prezzi atteso che quindi ridurrà il peso per tutti».
Funzionerà?
«Certo. Spetta all’Arera, che ha la funzione di controllo dei costi marginali, fare in modo che i benefici si trasmettano correttamente».
E chi vigilerà su un meccanismo così complicato?
«Nella fase operativa sarà in campo l’Arera, ma anche il Gse, il Gme e l’Acquirente unico».
Ma potremo poi utilizzare i 14 miliardi legati alla flessibilità dell’Ue?
«Questo è un capitolo a parte che si aggiungerà per portare altri benefici. Abbiamo già trasmesso al Parlamento una lista di investimenti con caratteristiche green, efficientamento per esempio, su ferrovie, edifici, scuole (compresi gli impianti di condizionamento). Ma stiamo valutando una sorta di “Energy release bis” per le imprese energivore. Ma va inquadrata l’estensione. Siamo solo alla fase valutativa»
Le faccio fare un passo indietro: è sparito il riferimento agli Ets nella norma sul tetto?
«Era necessario cambiare schema di riferimento per andare avanti nella trattativa con l’Ue. Siamo arrivati allo stesso risultato per altra via».
Ma il tema Ets rimane centrale per il peso che sta avendo su intere imprese in un mondo cambiato. Non è realistica una modifica di questa tassa?
«Ritengo molto significativo che la Commissione abbia inserito alla fine del comunicato l’impegno a fare una verifica sul sistema Ets. È un meccanismo nato in un altra epoca. E partire da una verifica sul meccanismo, mi sembra molto positivo. Non basta dire che l’Ue ha ridotto le emissioni del 50%, anche grazie agli Ets. Quanto di questo 50% è dovuto alla chiusura dei degli stabilimenti e quanto è dovuto alla modernizzazione? Perché noi siamo un Paese che ha modernizzato molto».
Passiamo ai dubbi del settore: mi sembra che si stia utilizzando il modello spagnolo e portoghese del 2022, ma non si rischia di rendere instabile il sistema e di sussidiare i Paesi vicini visto che il sistema è interconnesso?
«In effetti ci sono dei criteri che stiamo approfondendo. Dobbiamo certamente evitare che diventi un meccanismo di esportazione».
Elettricità Futura, che rappresenta il settore elettrico, ha detto di essere preoccupata anche del rischio di frenata per gli investimenti sulle rinnovabili.
«Anche su questo, saremo molto attenti».
Ministro con l’emergenza forniture in pieno svolgimento, l’Europa si potrà permettere di fare a meno del Gnl russo da gennaio?
«Non abbiamo un’emergenza quantitativa. E anche se prendessimo il gas dalla Russia, il prezzo continuerebbe a formarsi sul Ttf».
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