Il dato da cui partire è semplice: Bologna non aggiunge macchine isolate. Il DAMA Tecnopolo consolida un ambiente in cui HPC, cloud e quantum lavorano nello stesso perimetro infrastrutturale. La differenza si vede nella collocazione: le nuove risorse entrano nella sede CINECA e vengono disegnate intorno a Leonardo, già asse portante del supercalcolo europeo.
Nota editoriale: l’articolo distingue il nuovo assetto inaugurato l’11 giugno 2026 dal progetto IT4LIA trattato in precedenza da Sbircia la Notizia Magazine.
Sommario dei contenuti
Cinque sistemi dentro una piattaforma unica
LISA, GAIA, MARCO POLO, NOX e SOL entrano nell’ecosistema del Centro Nazionale ICSC, la struttura dedicata a High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing. L’inaugurazione si è tenuta l’11 giugno 2026 nella sede CINECA del DAMA Tecnopolo di Bologna, con il coinvolgimento istituzionale del Ministero dell’Università e della Ricerca e della rete EuroHPC per le componenti federate europee.
La funzione comune è la gestione del dato ad alta intensità computazionale. Ogni macchina copre un tratto diverso della catena: calcolo AI, cloud HPC, produzione operativa di modelli, sperimentazione quantistica superconduttiva e simulazione ad atomi neutri. La piattaforma acquista valore quando questi livelli non vengono usati come silos ma come strumenti combinati nello stesso workflow.
LISA innesta l’AI dentro Leonardo
LISA è l’aggiornamento AI collegato al supercomputer Leonardo. La macchina è indicata come nuovo motore per modelli di generazione avanzata, large language model e AI multimodale. La scelta ha un significato concreto: l’intelligenza artificiale moderna richiede GPU, memoria, rete ad alta velocità e gestione dati coordinata. Senza quel contorno infrastrutturale, il numero di acceleratori racconta solo una parte della capacità reale.
Leonardo rimane il nucleo classico dell’ambiente CINECA. La sua presenza nella top 10 della classifica TOP500 richiamata dalle schede istituzionali fornisce una misura del livello già raggiunto. LISA aggiunge una partizione orientata all’AI e rafforza l’infrastruttura che sostiene anche la AI Factory italiana, in attesa del nuovo supercalcolatore IT4LIA. Su questo percorso abbiamo già pubblicato un approfondimento su IT4LIA al Tecnopolo di Bologna, che resta il riferimento interno per il contratto da 290 milioni e la macchina ottimizzata per l’inferenza AI.
GAIA porta il cloud HPC nella filiera dei dati
GAIA aggiunge una dimensione diversa rispetto al supercalcolo puro. È il livello cloud HPC nazionale, realizzato da E4 Computer Engineering, pensato per gestire grandi volumi di dati anche sensibili e per avvicinare servizi di calcolo avanzato a soggetti che non lavorano ogni giorno dentro un centro HPC.
Nel perimetro di GAIA, la documentazione Cineca descrive anche GARDA, data lake full-flash da 50 PB con accesso multi-protocollo e multi-tenant. Questo elemento è rilevante perché l’AI non vive solo sulla potenza di calcolo. Dataset, permessi, continuità di servizio e tracciabilità dei flussi determinano la qualità finale dei risultati. GAIA rende quel livello più accessibile e governato.
Marco Polo serve meteo e grandi dataset scientifici
MARCO POLO è un sistema HPC di classe Tier-1 realizzato da RICCA IT ed E4 Computer Engineering. Il suo profilo è meno appariscente di una QPU ma molto vicino ai servizi critici: modelli previsionali, carichi scientifici su scala ampia e produzione di dati da trattare con continuità.
La scheda Cineca indica una prestazione di picco complessiva di 17 Pflop/s, suddivisa in due partizioni da 3 e 14 Pflop/s. Il sistema supporta in modo prioritario le esigenze operative di Agenzia ItaliaMeteo e si collega ai dataset del progetto internazionale Square Kilometre Array attraverso INAF. Qui il valore non nasce dall’annuncio in sé ma dalla stabilità richiesta a carichi che devono funzionare su finestre temporali strette e con dati scientifici pesanti.
NOX e SOL portano due strade quantistiche diverse
NOX e SOL non sono copie con nomi diversi. NOX è il sistema quantistico superconduttivo sviluppato da IQM, finanziato dal MUR attraverso ICSC nel quadro PNRR e progettato per lavorare in sinergia con i sistemi HPC esistenti. Il prodotto è il Radiance 54, quindi una QPU da 54 qubit nel linguaggio tecnico del fornitore.
SOL segue un’altra tecnologia. È il sistema ad atomi neutri sviluppato da Pasqal nel programma EuroHPC, con un consorzio guidato da CINECA e partner in Slovenia e Germania. EuroQCS-Italy prevede almeno 140 qubit in modalità analogica e un aggiornamento nel 2027 verso una modalità ibrida analogico-digitale. La presenza di due piattaforme quantistiche nello stesso ecosistema consente confronti applicativi su problemi di ottimizzazione, simulazione fisica e machine learning in ambienti collegati al supercalcolo classico.
Il perimetro dei finanziamenti va separato con cura
Le cifre circolate nei resoconti pubblici non descrivono sempre lo stesso perimetro. Il dato istituzionale stabile riguarda gli investimenti PNRR del MUR superiori a 49 milioni di euro per le nuove risorse dell’infrastruttura ICSC. A questo livello si aggiungono i cofinanziamenti europei per le componenti collegate a EuroHPC, in particolare LISA e SOL.
Per SOL il quadro economico è più puntuale: il contratto EuroQCS-Italy ha un costo di acquisizione pari a 13 milioni di euro, finanziato al 50% da EuroHPC JU e al 50% dal MUR attraverso ICSC. Questa separazione evita di sommare piani diversi: piattaforma nazionale, singole macchine, quota europea e progetti AI con tempi propri.
Il DAMA Tecnopolo diventa un ambiente di accesso
La novità per il sistema italiano riguarda l’accesso. Un centro di calcolo avanzato produce valore quando mette risorse e competenze a disposizione di chi deve sviluppare modelli, simulare fenomeni complessi o trattare dati sensibili con procedure controllate. Per le imprese significa testare soluzioni senza costruire da zero un’infrastruttura paragonabile. Per la ricerca significa ridurre tempi morti tra domanda scientifica e capacità computazionale disponibile.
Il DAMA Tecnopolo concentra data center, supercalcolo, cloud HPC e due tecnologie quantistiche. Questa densità modifica il ruolo di Bologna nella rete europea: il territorio non ospita soltanto hardware ad alte prestazioni ma una piattaforma in cui algoritmi, dati e competenze di dominio vengono portati nello stesso circuito operativo.
La cautela necessaria sul quantum
L’arrivo di NOX e SOL non autorizza promesse immediate di vantaggio quantistico generalizzato. Il valore iniziale sta nella possibilità di far lavorare QPU reali accanto a supercomputer classici, costruendo workflow ibridi, misurando algoritmi su hardware fisico e formando utenti capaci di distinguere tra simulazione teorica e uso produttivo.
Questa è la parte meno vistosa e più concreta. Il quantum computing entra in un data center HPC quando diventa governabile: accesso utenti, code di calcolo, software, sicurezza dei dati, manutenzione criogenica o laser a seconda della tecnologia. Bologna guadagna peso proprio su questo terreno, perché mette il quantum dentro un ambiente che conosce già la disciplina operativa del supercalcolo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Junior Cristarella
Source link




