rischio a Monterosso e Vernazza


La novità non riguarda soltanto il numero finale dell’innalzamento. Il valore reale del lavoro sta nel modo in cui il mare è stato riportato dentro la forma fisica dei due borghi. Monterosso e Vernazza non sono stati trattati come un tratto generico della costa ligure, perché l’esposizione cambia quando si misurano quote, fondali, banchine e linee di riva con una risoluzione molto alta.

Nota per il lettore: gli scenari descrivono esposizione costiera e superfici potenzialmente interessate. Non indicano una data di allagamento certo né una previsione puntuale di singoli eventi.

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La quota stimata fino al 2150

La forchetta 0,60-1,17 metri riguarda il livello relativo del mare, cioè il livello dell’acqua rispetto a una costa che a sua volta si muove. Questo rende il numero più utile per la gestione locale rispetto a un dato globale preso da solo. Nel calcolo entrano le proiezioni climatiche IPCC AR6 e i movimenti verticali del suolo, integrati con topografia e batimetria ad alta risoluzione.

Il lavoro coordinato da INGV e CNR-IGAG usa scenari SSP con orizzonti temporali al 2030, 2050, 2100 e 2150. La scala temporale lunga serve a distinguere ciò che richiede manutenzione ordinaria da ciò che va inserito nella pianificazione delle opere costiere. In una costa stretta come questa, pochi decimetri incidono sul modo in cui una mareggiata entra in porto o raggiunge il retrospiaggia.

Monterosso e Vernazza non hanno lo stesso margine fisico

Monterosso dispone della spiaggia più riconoscibile del sistema Cinque Terre. Proprio quella fascia sabbiosa funziona come primo indicatore della pressione marina. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre indica che, per Monterosso, le superfici coinvolte dagli scenari di mareggiata passano da circa 69.000-81.000 metri quadrati nelle condizioni attuali a circa 76.000-87.000 metri quadrati nello scenario più severo al 2150.

Vernazza presenta un problema diverso: il porto, la piazza a ridosso del mare e gli spazi di accesso sono compressi dentro una morfologia più chiusa. Qui l’estensione dell’area interessata racconta solo una parte del problema. Conta anche la funzione degli spazi coinvolti. Se una banchina perde operatività durante una mareggiata, l’impatto cade sui collegamenti locali, sulle attività turistiche e sulla gestione dell’emergenza.

Mareggiate: il run-up arriva oltre 13 metri nello scenario alto

La parte che richiede più attenzione riguarda le mareggiate. Lo studio non si limita al livello medio del mare, perché durante un evento estremo l’acqua non resta ferma alla quota di riferimento. Il run-up indica la risalita massima dell’onda sulla costa: nello scenario climatico più severo, con tempi di ritorno considerati di 1 e 100 anni, le simulazioni collocano il valore massimo in un intervallo che va da 5,12 a 13,36 metri.

Questa cifra non va confusa con un’onda permanente alta tredici metri davanti ai borghi. Descrive una soglia di risalita in condizioni estreme dentro modelli di pericolosità. Il dato è rilevante perché gli spazi costieri delle Cinque Terre non hanno grandi arretramenti disponibili: dietro la linea di costa compaiono subito edifici, infrastrutture, versanti o vie di accesso.

La ferrovia entra negli scenari degli eventi estremi

La linea ferroviaria che serve le Cinque Terre è una delle infrastrutture più sensibili del territorio, perché sostiene gran parte degli spostamenti quotidiani e turistici. La scheda diffusa da ANSA conferma il rischio di coinvolgimento dei collegamenti ferroviari durante eventi estremi, quando le onde si sommano a un livello marino di partenza più alto.

Il tema non riguarda solo la protezione dei binari. Coinvolge accessi, sottopassi, impianti, aree di attesa e gestione dei flussi nelle giornate di maggiore afflusso. Una criticità su un singolo nodo ferroviario alle Cinque Terre ha un peso superiore rispetto ad altri contesti costieri, perché le alternative stradali sono limitate e la mobilità del Parco dipende in modo forte dal treno.

Droni, laser scanner e fondali: perché il modello è così locale

La valutazione integra rilievi con UAV, laser scanner e batimetrie multibeam. Questo significa che la parte emersa e il fondale davanti alla costa sono stati letti come un unico sistema. La batimetria incide sul modo in cui l’onda arriva a riva; la topografia indica dove l’acqua trova varchi, quote basse o superfici già vulnerabili.

La scelta metodologica è importante per un tratto di costa frastagliato. Un modello troppo largo rischierebbe di uniformare baie, piccoli approdi e tratti di arenile. A Monterosso e Vernazza, invece, l’effetto locale nasce proprio dalla combinazione tra una costa stretta e infrastrutture concentrate in pochi metri.

Gli interventi indicati: quote, drenaggi e protezioni mirate

Le misure richiamate dagli autori portano la discussione fuori dalla sola previsione. Adeguare le quote delle banchine significa impedire che le mareggiate future partano già da un livello sfavorevole per gli usi portuali. Migliorare i drenaggi serve a gestire l’acqua che entra o ristagna negli spazi bassi. Rafforzare la protezione delle infrastrutture turistiche riduce le interruzioni nei servizi da cui dipende una parte rilevante dell’economia locale.

La priorità non è costruire una barriera indistinta lungo tutta la costa. La conformazione delle Cinque Terre impone interventi selettivi, calibrati sui punti dove una quota bassa coincide con una funzione essenziale. In termini amministrativi, il valore dello studio sta nel fornire mappe e scenari utilizzabili per programmare spese, manutenzioni e vincoli urbanistici con una base fisica misurata.

Il peso del sito UNESCO nella gestione del rischio

Le Cinque Terre sono inserite dal 1997 nella lista del Patrimonio mondiale come paesaggio culturale, insieme a Portovenere e alle isole Palmaria, Tino e Tinetto. UNESCO riconosce in questo tratto della Riviera ligure l’interazione tra comunità, coltivazione dei versanti e forma del paesaggio. Per questo il rischio costiero non riguarda soltanto la difesa di una spiaggia: tocca la continuità di un sistema abitato, produttivo e turistico costruito in equilibrio con una costa difficile.

Il vincolo culturale rende più complesso ogni intervento. Alzare una banchina, proteggere un approdo o modificare un drenaggio in un luogo così esposto richiede soluzioni compatibili con paesaggio, uso pubblico e sicurezza. La questione climatica diventa quindi anche un tema di governo del patrimonio: ogni scelta sbagliata si vede subito e dura a lungo.

Il legame con il livello relativo del mare

Questo studio si collega a un tema già affrontato su Sbircia la Notizia Magazine: il livello del mare non è mai soltanto una colonna d’acqua che cresce. Nel nostro approfondimento del 16 maggio sul livello relativo del mare avevamo spiegato come la quota marina vada sempre confrontata con il movimento della Terra solida e con la geometria fisica del pianeta. Alle Cinque Terre questo principio diventa immediatamente territoriale: il mare si misura rispetto a una riva concreta, con una ferrovia, una banchina e una spiaggia davanti.

Il collegamento è utile anche per evitare una semplificazione ricorrente. Parlare di un metro in più a scala globale non basta a capire il rischio locale. Serve sapere dove cade quel metro, quale quota incontra e quale servizio viene coinvolto. Monterosso e Vernazza mostrano con chiarezza questa differenza: la stessa cifra produce effetti diversi se incontra un arenile aperto o un approdo incassato tra edifici e roccia.


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 Junior Cristarella

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