«Prima del vaccino, mio figlio era proprio come tutti gli altri. Ora è autistico». I social pullulano di mamme e papà che, di fronte a una diagnosi che li spiazza, si rifugiano nelle più diverse teorie, anche se pseudoscientifiche. Cercare una causa e dei colpevoli, in una situazione complessa, è umano. Il problema nasce quando un’ipotesi già abbondantemente smentita da autorevoli ricerche, come quella della correlazione tra vaccini e autismo, viene ripresa e diffusa da chi, come il presidente degli Usa, ha la responsabilità e il potere di orientare milioni di persone.

Donald Trump, con un ordine esecutivo, ha ridisegnato il calendario vaccinale per i bambini statunitensi, rendendolo meno serrato, scindendo il trivalente – valido contro morbillo, rosolia e parotite – in tre iniezioni separate e abbassando i vaccini consigliati da 18 a 11. Nel farlo, il Tycoon ha dichiarato che questi medicinali sarebbero legati all’autismo.

«Purtroppo Trump ha riportato quelli che possono essere dubbi o opinioni personali come assunti generali», dice Luigi Mazzone, responsabile della Uosd di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore della scuola di specializzazione in Neuropsichiatria infantile dell’Università Tor Vergata, «creando allarmismo tra i genitori e disseminando sospetti. Questo è gravissimo».

Il presidente statunitense è partito da un dato reale: l’aumento delle diagnosi di autismo. Ma è giunto a una conclusione che la ricerca scientifica ha di fatto già escluso da molto tempo. «In medicina non possiamo stabilire un nesso causale solo perché due fenomeni aumentano nello stesso periodo», continua Mazzone. «Bisogna verificare se i bambini vaccinati hanno effettivamente un rischio maggiore di essere nello spettro autistico. La maggior parte degli studi condotti, insieme a una revisione sistematica del 2025 dell’Oms, dimostrano che non è così». A sfatare la presenza di un nesso tra vaccini e autismo, ricerche condotte su campioni decisamente significativi. Una meta-analisi del 2014 su 1,2 milioni di bambini, dal titolo Vaccines are not associated with autism: an evidence-based meta-analysis of case-control and cohort studies, per esempio. O uno studio danese del 2019 sullo stesso argomento che ha coinvolto 650mila soggetti.

Ma da dove nasce questo mito estremamente radicato nelle correnti no-vax? Nel 1998 il gastroenterologo britannico Andrew Wakefield ha pubblicato su Lancet uno studio – effettuato su un campione davvero piccolo, appena 12 bambini – in cui sono stati messi in relazione alcuni disturbi intestinali collegati all’autismo e il vaccino trivalente. In realtà, i risultati erano stati falsati, alcune cartelle cliniche erano state omesse e c’era un conflitto di interessi da parte dell’autore, pagato da persone che volevano dimostrare la pericolosità del medicinale. Ma ormai il danno era fatto: da una trentina d’anni questa teoria continua a circolare. E ora, purtroppo, viene rilanciata da una delle massime autorità mondiali. «Questo modo di diffondere opinioni non supportate da studi scientifici è pericoloso per la salute, ma anche in altri contesti», commenta Antonella Costantino, direttrice dell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione Irccs Ca’ Granda del Policlinico di Milano. «Perché distoglie l’attenzione dal fatto che esistono delle competenze e delle modalità con le quali dimostrare le teorie. Il fatto che qualunque “bufala”, purché venga fatta risuonare a sufficienza, diventi valida, è estremamente rischioso. Anche perché le conseguenze sulle persone non sono sempre immediatamente evidenti, ma possono essere devastanti, soprattutto per le persone più fragili e più vulnerabili».

Che i genitori scelgano di non vaccinare i bambini, infatti, non fa danni solo al singolo, che ha più possibilità di contrarre malattie potenzialmente pericolose, ma anche agli altri. Esistono individui che, per motivi medici, non possono ricevere vaccini e che beneficiano della cosiddetta “immunità di gregge”. È evidente che meno persone si proteggono, minore è la rete di protezione che si crea intorno ai soggetti più delicati. In più, infezioni come il morbillo potrebbero avere conseguenze importanti sia a breve che a lungo termine – encefaliti, per esempio, ma anche cecità e danni legati alla disidratazione e alla febbre – che rischiano di colpire maggiormente chi abita in zone marginali e in stato di povertà, per la scarsa capacità di ricevere cure appropriate.

Insomma, creare allarmismo intorno a medicinali sicuri e ben studiati è estremamente dannoso. Questo non significa che i vaccini non possano, in rari casi, avere effetti collaterali – basta leggere il bugiardino della Tachipirina per rendersi conto che anche il farmaco più utilizzato ne ha -, ma che i benefici superano di gran lunga i rischi. Tra i quali, comunque, non c’è quello di diventare autistici. «L’autismo è un disturbo del neurosviluppo, di eziologia multifattoriale, che non ha alcun nesso coi vaccini», spiega Mazzone. «Donald Trump ha presentato come ancora dibattuta una questione che non lo è affatto: è un argomento più che studiato. Questo non vuol dire che siamo dogmatici – per come funziona la medicina, se dovessero esserci delle evidenze serie che dicono il contrario ne prenderemmo atto – ma seguire quello che dice la scienza. È vero che nelle diagnosi c’è un aumento, ma l’atteggiamento giusto sarebbe ricercare altre possibili correlazioni e cause, non concentrarsi su una che è stata ampiamente sfatata».

Più che un problema di salute, quella che si è manifestata con le parole del presidente degli Usa è una criticità sociale. «Il rischio che queste teorie si diffondano aumenta con i social e soprattutto ora con l’intelligenza artificiale», conclude Costantino. «Se sempre più persone scrivono online che i vaccini causano l’autismo, l’Ai può utilizzare queste informazioni nelle proprie risposte, se la domanda è formulata in un certo modo. Sono modelli probabilistici e linguistici, non tengono conto del contenuto. Quello che servirebbe, per creare degli anticorpi sociali per queste “bufale” è aiutare i ragazzi, fin dalle scuole, a sviluppare un pensiero critico, a comprendere come si dimostra un assunto e quali sono le basi che portano alle evidenze scientifiche».


In apertura, il presidente Donald Trump cammina dal Marine One a bordo dell’Air Force One all’aeroporto di Morristown, domenica 9 agosto 2026, a Morristown, NJ. (Foto AP/Julia Demaree Nikhinson)

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 Daria Capitani

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