Prima di Achille Occhetto, Alberto Asor Rosa, Furio Colombo e Claudio Petruccioli, prima dell’Ultima Spiaggia e della “Piccola Atene”, c’erano i poderi bianchi con le persiane verdi, le nuove strade nelle campagne, le scuole, le chiese e famiglie di braccianti e mezzadri che per la prima volta diventavano proprietarie della terra che lavoravano. C’è insomma una Capalbio precedente a quella entrata nell’immaginario nazionale come buen retiro della sinistra intellettuale. Ed è una Capalbio che porta impressa, molto più di quanto suggerisca la sua successiva iconografia politica, l’impronta della Democrazia Cristiana e della grande stagione riformatrice del dopoguerra.
È questa storia che il Comune ha deciso di ricordare intitolando ad Amintore Fanfani la piazzetta davanti al Nuovo Cinema Tirreno di Borgo Carige. La cerimonia è prevista lunedì 31 agosto alle 18.30. E la scelta del luogo non è neutrale: Borgo Carige è uno dei posti in cui la trasformazione della Maremma prodotta dalla riforma fondiaria è ancora leggibile nella geografia stessa del territorio.
La Capalbio contemporanea, nella sua struttura agricola, sociale e perfino urbanistica, nasce in buona misura negli anni Cinquanta. E per comprendere perché oggi vi si intitoli una piazza a Fanfani bisogna tornare al 1950, alla riforma agraria e alla decisione dello Stato di intervenire su uno dei più antichi problemi italiani: il latifondo.
Antonio Segni, ministro dell’Agricoltura dal 1946 al 1951, elaborò il progetto e presentò il disegno di legge che divenne la legge Stralcio n. 841 del 21 ottobre 1950. Fu il governo di De Gasperi a vararla. Fanfani entrò al ministero dell’Agricoltura nel luglio 1951, quando la fase decisiva diventava quella dell’attuazione, e ne fu uno dei protagonisti politici e amministrativi.
L’Ente Maremma e una rivoluzione nella proprietà
La legge Stralcio prevedeva l’esproprio, la bonifica, la trasformazione e l’assegnazione ai contadini delle grandi proprietà in alcune aree del Paese, tra le quali la Maremma tosco-laziale. Il 7 febbraio 1951 un decreto del presidente della Repubblica istituì l’“Ente per la colonizzazione della Maremma tosco-laziale e del territorio del Fucino”, il futuro Ente Maremma.
Non fu soltanto un trasferimento di ettari da un proprietario a un altro. Fu un gigantesco intervento di ingegneria sociale e territoriale: terre frazionate, poderi costruiti, strade interpoderali, acquedotti, opere idrauliche, assistenza tecnica, nuovi insediamenti e una nuova classe di piccoli proprietari coltivatori. Uno studio di Elisabetta Novello, pubblicato su Rural History da Cambridge University Press, calcola che alla fine del 1962 l’Ente avesse espropriato e assegnato circa 170 mila ettari a 20 mila famiglie, creando circa 8 mila poderi e 12 mila quote minori. La stessa ricerca rileva come nella letteratura storica la Maremma sia generalmente considerata il caso di maggior successo della riforma agraria italiana.
Furono gli anni dell’arrivo di famiglie soprattutto dall’Abruzzo e lo sviluppo delle campagne: Borgo Carige, che aveva poco più del “capannone dei bovi”, divenne progressivamente una vera frazione; si svilupparono Pescia Fiorentina e altri nuclei, ciascuno con i propri servizi, la scuola e la chiesa. Fanfani venne personalmente a Capalbio per vedere i risultati della riforma fondiaria.
Chelini: “Fanfani? Più Simon Bolivar che un radical chic”
È questa la chiave con cui il sindaco di Capalbio Gianfranco Chelini, tuttora in carica, legge quella stagione. In un’intervista video a Cristina Calzecchi Onesti per La Discussione, Chelini ha rovesciato provocatoriamente la rappresentazione consolidata del paese: “Fanfani a me ricorda più Simon Bolivar che non un radical chic”.
Per il sindaco, De Gasperi, La Pira, Dossetti e Fanfani furono interpreti di quella che definisce “la più grande forma di redistribuzione del reddito” avvenuta nel Paese: il passaggio dal bracciantato e dalla mezzadria a una nuova “borghesia contadina”.
Chelini insiste soprattutto sulla rapidità dell’operazione. Si parla un podere assegnato ogni sei ore nell’arco di 29 mesi, 60 scuole, 40 chiese, mille chilometri di strade e 1.200 di acquedotto. Più ancora dei numeri, usa un episodio per spiegare che cosa intenda. Nel dicembre 1951, racconta, Fanfani arrivò ad Alberese, salì su una cassetta e promise che entro un anno sarebbero state consegnate 79 case ai braccianti. Tornò il 16 dicembre 1952, quattro giorni prima della scadenza: “Con quattro giorni di anticipo vengo a consegnare le 79 case”. È un episodio tramandato dal sindaco come paradigma di una classe dirigente che misurava la politica anche sull’esecuzione materiale delle promesse.
Non soltanto la terra: il ruolo nell’autonomia di Capalbio
C’è poi un secondo capitolo del rapporto tra Fanfani e Capalbio, meno noto della riforma fondiaria: l’autonomia amministrativa.
Capalbio era ancora una frazione di Orbetello quando, con il Dpr n. 973 del 26 luglio 1960, venne costituita in Comune autonomo. La data offre una coincidenza significativa: il 26 luglio 1960 è anche il giorno in cui cominciò il terzo governo Fanfani. Questo, da solo, naturalmente non prova un intervento personale del presidente del Consiglio nell’iter, ma un documento locale emerso recentemente dagli archivi aggiunge un tassello importante.
Nel febbraio scorso la redazione di MaremmaNews ha pubblicato un manifesto conservato nell’archivio di Giovanni Casalini, dirigente democristiano del territorio. La sezione Dc di Capalbio si rivolgeva a Fanfani ringraziandolo per il suo “fattivo determinante interessamento” nel “giorno fausto” dell’autonomia comunale. È una testimonianza di parte e va trattata come tale: non basta a ricostruire da sola l’intero iter istituzionale. Ma attesta senza dubbio quale fosse, per la Dc capalbiese dell’epoca, il peso attribuito a Fanfani nella battaglia per separarsi da Orbetello.
La nuova piazzetta, dunque, lega due piani diversi della stessa storia: la proprietà della terra e la proprietà, per così dire, del proprio destino amministrativo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
Source link



