Oltre 847 milioni di euro. È questa la cifra che il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo per l’anno scolastico 2025/2026 destina al Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa.

Un ammontare ragguardevole che, secondo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, rappresenta sì un passaggio importante, ma anche l’occasione per affrontare in modo strutturale il tema della valorizzazione economica del lavoro nella scuola.

La questione, sottolinea il CNDDU, non riguarda soltanto la quantità delle risorse, ma la loro natura, i criteri di distribuzione, i tempi di liquidazione e la capacità del sistema di distinguere tra attività realmente aggiuntive e funzioni che, pur continuando a essere remunerate attraverso il salario accessorio, sono ormai divenute stabili e indispensabili.

Il nodo strutturale: lavoro aggiuntivo o funzione permanente?

Il primo e più rilevante nodo riguarda la distinzione tra lavoro strutturale e lavoro realmente aggiuntivo. Quando una funzione viene svolta ogni anno, è diffusa in una parte significativa delle istituzioni scolastiche ed è necessaria al funzionamento ordinario, appare legittimo chiedersi se sia ancora corretto considerarla meramente accessoria.

Il CNDDU ritiene necessario avviare una ricognizione nazionale pluriennale delle principali destinazioni del FMOF, per verificare quali attività presentino carattere occasionale e quali mostrino invece continuità, diffusione e indispensabilità tali da richiedere una diversa collocazione economica e contrattuale.

Le funzioni ormai strutturali dovrebbero essere valutate, attraverso la contrattazione collettiva nazionale e con adeguata copertura finanziaria, ai fini di un riconoscimento più stabile. Il Fondo dovrebbe invece continuare a sostenere ciò che è realmente aggiuntivo, progettuale e innovativo.

I vincoli della finanza pubblica: una riclassificazione selettiva

Questa distinzione deve tuttavia rispettare i vincoli della finanza pubblica. Trasformare una componente accessoria in trattamento stabile produce effetti permanenti sui conti pubblici e richiede coperture coerenti con l’articolo 81 della Costituzione. Per questo non appare tecnicamente credibile trasferire indistintamente l’intero FMOF nella retribuzione ordinaria.

La strada più razionale, secondo il CNDDU, è una riclassificazione selettiva in tre categorie:

  • Stabile ciò che è strutturale
  • Accessorio ciò che è realmente aggiuntivo
  • Perequativo ciò che serve a compensare differenze oggettive tra scuole

La perequazione: il secondo elemento da innovare

Proprio la perequazione rappresenta il secondo elemento da innovare. La consistenza numerica del personale docente e ATA costituisce un parametro importante, ma non sufficiente. Scuole con dimensioni simili possono operare in condizioni profondamente differenti: piccole isole, aree interne, istituti articolati su più plessi, contesti con forte dispersione scolastica, elevata mobilità del personale o particolari fragilità socioeconomiche.

Il CNDDU ritiene quindi opportuno affiancare alla quota di base e alla componente dimensionale una quota perequativa legata alla complessità educativa, organizzativa e territoriale, costruita su dati pubblici e verificabili.

Un simile modello troverebbe fondamento nel principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione. L’equità, infatti, non coincide necessariamente con la distribuzione uniforme delle risorse. Trattare allo stesso modo situazioni oggettivamente differenti può produrre, sul piano sostanziale, nuove disuguaglianze.

Allo stesso tempo, il CNDDU ritiene da evitare qualsiasi automatismo che colleghi direttamente la retribuzione dei docenti ai risultati degli studenti, perché un simile meccanismo rischierebbe di penalizzare proprio chi opera nei contesti più complessi.

Il terzo nodo: i tempi della retribuzione accessoria

L’articolo 36 della Costituzione tutela il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente, mentre l’articolo 97 richiama i principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione.

Pur non fissando direttamente specifici termini di pagamento, tali principi impongono una riflessione sull’efficienza di un sistema nel quale tra prestazione, certificazione e liquidazione possano trascorrere tempi eccessivamente lunghi.

La proposta del CNDDU prevede che ogni incarico dovrebbe essere accompagnato, sin dal conferimento, dall’indicazione:

  • della fonte finanziaria
  • del criterio di determinazione del compenso
  • della sequenza amministrativa prevista per la liquidazione

Una volta conclusa e certificata l’attività, il lavoratore dovrebbe poter conoscere con chiarezza lo stato della procedura e la prevista finestra temporale di pagamento.

La programmazione delle risorse dovrebbe inoltre essere il più possibile preventiva, così da consentire alle scuole di contrattare e programmare sulla base di disponibilità effettivamente conoscibili.

La digitalizzazione come strumento di trasparenza

La digitalizzazione, dunque, potrebbe svolgere un ruolo decisivo. Un fascicolo economico professionale digitale, integrato nei sistemi già esistenti, consentirebbe a ogni dipendente di conoscere gli incarichi conferiti, il compenso previsto o il relativo criterio di calcolo, la fonte contrattuale e lo stato della liquidazione.

Non si tratterebbe di aggiungere burocrazia, ma di rendere trasparenti informazioni che l’amministrazione già gestisce.

Valutazione e trasparenza: una politica da 847 milioni

Il CNDDU ritiene infine che una politica pubblica da oltre 847 milioni di euro debba essere non soltanto contabilizzata, ma anche valutata. Sarebbe quindi opportuno pubblicare annualmente dati aggregati su:

  • tempi di assegnazione
  • tempi medi di pagamento
  • distribuzione territoriale delle risorse
  • peso delle attività ricorrenti

Ciò consentirebbe di comprendere quanto del Fondo sia realmente destinato al miglioramento dell’offerta formativa e quanto, invece, venga assorbito da funzioni ormai stabilmente necessarie.

La domanda centrale

La domanda centrale, quindi, non è soltanto quanto il FMOF valga. È quanto del lavoro che oggi definiamo aggiuntivo sia ormai diventato strutturalmente necessario alla scuola.

È questa, per il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, la prospettiva nella quale leggere gli 847,36 milioni destinati al FMOF: non soltanto come una disponibilità finanziaria, ma come l’occasione per ripensare il rapporto tra lavoro, autonomia, equità e responsabilità pubblica.


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 Andrea Carlino

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