Villa Comunale, l’opposizione chiede al sindaco: perché è stata inaugurata?

La vicenda è innanzitutto giudiziaria. Ma le sue conseguenze politiche sono già evidenti. Il sequestro della Villa Comunale di Cassino continua ad alimentare il dibattito pubblico. L’inchiesta coinvolge imprenditori e tecnici, non amministratori — e il Comune è parte lesa. Eppure le ripercussioni sul piano politico non si sono fatte attendere, in un confronto che nelle ultime settimane aveva già raggiunto livelli di tensione raramente registrati e che ora si è ulteriormente inasprito.

Il nodo politico riguarda il cronoprogramma che ha portato alla riapertura della Villa, nonostante le perplessità più volte espresse dal sindaco Enzo Salera. Le contestazioni dell’opposizione non si fondano su un «processo morale» volto ad attribuire al sindaco responsabilità per eventuali errori commessi dai tecnici coinvolti. La questione è un’altra.

L’antefatto

Quattro imprenditori, amministratori di tre società che operano tra il Lazio, il Molise e la Campania, oltre a tre persone tra amministrativi e tecnici del Comune incaricati della gestione dell’appalto, sono indagati da ieri per traffico illecito di rifiuti, realizzazione di discarica abusiva e tentata truffa ai danni del Comune di Cassino. È il quadro che emerge dall’operazione condotta ieri dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Frosinone con il supporto dei Nuclei Operativi Ecologici di Roma e Latina. L’operazione ha portato al sequestro preventivo della Villa Comunale di Cassino, il principale parco pubblico della città.

Il sequestro è stato disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cassino su richiesta del Procuratore Europeo Delegato di Roma in quanto l’opera è stata finanziata con fondi europei. I lavori di riqualificazione della Villa rientravano infatti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

I lavori nella Villa

Il capitolato d’appalto prevedeva espressamente la fornitura e la posa in opera di terreno coltivo di qualità, privo di infestanti e con un contenuto minimo del 2% di sostanza organica, regolarmente quantificato e prezzato nel progetto. Secondo le indagini, al suo posto sarebbero stati scaricati all’interno del cantiere circa 6.886 metri cubi di materiale classificabile giuridicamente come “rifiuto, derivante dalla lavorazione meccanica di scarti da demolizione e costruzione”.

Il materiale sarebbe stato acquisito gratuitamente e mascherato sotto documenti che lo attestavano come “aggregato recuperato” al termine del ciclo di recupero. Il meccanismo avrebbe garantito un doppio profitto agli indagati: azzerare i costi di smaltimento regolare e incassare dal Comune il corrispettivo per una fornitura di terreno fertile che non è mai stata effettuata.

Perché il sequestro

L’aspetto più grave riguarda la salute pubblica. I sopralluoghi effettuati dalla Direzione dei Lavori del Comune di Cassino (che è parte lesa) avevano già rilevato la presenza diffusa di scarti di vetro, detriti e materiale estraneo nel terreno. Le analisi chimico-fisiche di laboratorio hanno confermato la contaminazione: le concentrazioni di metalli pesanti superano le Concentrazioni Soglia di Contaminazione stabilite dalla legge per i siti a uso verde pubblico.

Il Palazzo di Giustizia di Cassino

La Villa Comunale è frequentata quotidianamente da bambini, famiglie e anziani e si trova nel cuore della città: una circostanza che ha indotto i magistrati a qualificarla come potenziale fonte di pericolo per la salute della comunità.

Oltre al sequestro dell’area interessata dal deposito del materiale contaminato, sono stati sequestrati dieci veicoli utilizzati per il trasporto dei rifiuti. A vario titolo, gli indagati rispondono di: attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti; realizzazione di discarica abusiva; tentata truffa aggravata ai danni del Comune di Cassino. Le indagini proseguono per ricostruire l’intera catena delle responsabilità e pianificare le opere di bonifica necessarie a restituire alla cittadinanza un’area sicura.

«Per quale motivo è stata inaugurata?»

Sempre ieri, in una conferenza stampa, il sindaco Enzo Salera ha rivendicato il merito dell’inchiesta: è stata la sua amministrazione a segnalare le anomalie nel terreno. E nei prossimi giorni verificherà la possibilità di ottenere il dissequestro almeno per una parte.

Franco Evangelista, Giuseppe Sebastianelli, Arduino Incagnoli

La risposta delle opposizioni: «La domanda che oggi rivolgiamo al sindaco di Cassino è semplice, diretta e non più rinviabile: per quale motivo la Villa Comunale è stata aperta e inaugurata al pubblico nonostante si fosse a conoscenza della presenza di gravissime criticità nel sottosuolo e della natura dei materiali utilizzati nei lavori?», chiedono i consiglieri di minoranza del Terzo Polo Giuseppe SebastianelliFranco Evangelista e Arduino Incagnoli.

«È questa la questione centrale che emerge con forza alla luce del decreto di sequestro disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari, che ha portato all’interdizione di una vasta porzione della Villa Comunale e al sequestro dei mezzi impiegati nei lavori», proseguono. Dalle motivazioni del provvedimento emergerebbe un quadro definito dallo stesso GIP come una «dissennata gestione di appalto pubblico», nel quale i materiali utilizzati sarebbero risultati «assolutamente inadeguati e pericolosi» per un’area destinata a verde pubblico.

L’affondo dell’opposizione è netto«Non si tratta di osservazioni marginali. Il giudice descrive una situazione che “non appare conciliabile con le esigenze di tutela della salute pubblica e dell’integrità delle persone”, richiamando esplicitamente un rischio concreto per la cittadinanza».

Il Comune informato ma la Villa è stata inaugurata

Secondo quanto ricostruito nel decreto, nell’area sarebbero stati impiegati materiali che non avrebbero dovuto essere utilizzati per quel tipo di intervento, con la permanenza nel sottosuolo di sostanze contestate e potenzialmente pericolose. Gli inquirenti evidenziano inoltre la presenza di una consistente quantità di materiale ancora nell’area, nonostante i successivi interventi di rimozione. In questo contesto assume particolare rilievo un ulteriore elemento: secondo quanto riportato negli atti, il Comune sarebbe stato informato della natura del materiale conferito dalle ditte esecutrici.

Eppure la Villa Comunale è stata non solo riaperta, «ma anche inaugurata e restituita alla città come spazio pienamente fruibile. Una scelta che, alla luce del sequestro e delle motivazioni del GIP, appare oggi quantomeno difficile da comprendere», e sulla quale l’opposizione pretende chiarimenti immediati.

In Aula il 18

«Chiediamo al sindaco di spiegare pubblicamente chi abbia assunto la decisione di procedere all’apertura e all’inaugurazione dell’area, quali verifiche siano state effettuate per garantire le condizioni di sicurezza e sulla base di quali valutazioni si sia ritenuto di rendere fruibile un luogo che, secondo quanto emerge dagli atti, presentava e presenta tuttora criticità così rilevanti», concludono i consiglieri.

Lo scontro non resterà confinato alle dichiarazioni. Il prossimo 18 giugno, a soli dieci giorni dall’ultima e turbolenta assise, maggioranza e opposizione torneranno a confrontarsi faccia a faccia nella Sala Di Biasio. Il clima si annuncia più teso che mai.


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