Castrolibero, la sagra delle coincidenze



La nuova consiliatura di Castrolibero è partita esattamente come molti temevano: con la politica che parla di futuro e i cittadini costretti a fare i conti con il presente. Da una parte c’è chi discute di strategie territoriali davanti a una tavola imbandita ad Altomonte, dall’altra ci sono famiglie che aspettano ancora di capire quando tornerà l’acqua nei rubinetti. È la Calabria delle priorità capovolte, dove i problemi reali vengono spesso trattati come fastidiosi dettagli che disturbano la narrazione ufficiale.

La prima seduta del Consiglio Comunale avrebbe dovuto rappresentare un momento simbolico. Il debutto della nuova amministrazione, il primo confronto pubblico, il momento in cui chi è stato eletto si presenta ai cittadini e si assume la responsabilità del ruolo ricevuto. E invece uno dei protagonisti più attesi, Orlandino Greco, ha preferito dedicare la serata a una ciambòtta politica ad Altomonte. Una scelta legittima, per carità, ma inevitabilmente significativa.

Significativa per due motivi. Il primo perché ormai a Castrolibero non esiste più una netta divisione tra maggioranza e opposizione. Secondo perché… meglio sempre una ciambòtta a base di carne arrustùta e del buon vinello rosso, che non le solite pallose formalità di rito in un paese perduto dove c’è ormai rimasto poco e niente da fare. Vuoi mettere vederti davanti una bella bisteccona al sangue e non facce storte come quelle di Gangi, Ricchio e Perri? 

La motivazione fornita dai suoi sostenitori rasenta la poesia. Una serata di confronto, idee, proposte e impegni per il futuro del territorio. Frasi che ormai vengono utilizzate con la stessa frequenza con cui si serve il pane ai tavoli. Del resto in Calabria il futuro viene discusso da almeno quarant’anni a colpi di convegni, cene, incontri e tavole rotonde. Il problema semmai è che, mentre il futuro continua ad essere argomento di conversazione, il presente continua ostinatamente a fare schifo.

A Castrolibero, intanto, il Consiglio è andato avanti tra giuramenti, commissioni e adempimenti istituzionali. Roba burocratica, diranno alcuni. Le solite formalità. Quelle “puttanate” che però costituiscono l’essenza stessa delle istituzioni democratiche. Curioso come certi passaggi vengano considerati fondamentali quando bisogna chiedere il voto e improvvisamente trascurabili quando bisogna esercitare il mandato ricevuto. Da una parte e dall’altra… che poi è la stessa parte.  Se però avessero portato nu capiccùeddru nostrano, una forma di pecorino, un chilo di pane di Tessano e del vinello rosso corposo… probabilmente Orlandino sarebbe venuto. Ma tanto, per quel che gliene può fregare a lui e agli altri. Ormai tutti hanno ottenuto quello che volevano. Tutti sono d’accordo… importante è far finta di nulla e aspettare lo svolgersi degli eventi. 

Così, mentre la politica celebrava sé stessa, esplodeva contemporaneamente il caso dell’acqua. Una diffida formale indirizzata alla Sorical da tale Sigismondo Fimiani denuncia una situazione che interesserebbe un intero complesso residenziale di oltre quaranta unità abitative. In altre parole, mentre qualcuno ragionava sul destino della Calabria con tanto di arrosticini nel piatto e altri si sprecavano in timbri e firme, decine di famiglie cercavano semplicemente di capire come vivere una quotidianità normale.

La vicenda diventa ancora più interessante se si osserva il contorno politico che l’accompagna. Nei giorni precedenti si era assistito alla clamorosa indignazione di un noto avvocato residente nella zona, particolarmente aggressivo (ppè ra mossa…) contro il sindaco e contro Sorical. Poi emergono relazioni, vicinanze politiche, frequentazioni e coincidenze che sembrano collegare diversi protagonisti della vicenda all’orbita della nuova amministrazione. Naturalmente saranno soltanto coincidenze. In Calabria le coincidenze sono una risorsa rinnovabile, crescono spontaneamente e finiscono quasi sempre per gravitare attorno agli stessi ambienti.

A questo punto qualcuno inviterà alla prudenza. Qualcuno parlerà di sfumature. Qualcun altro spiegherà che la realtà è complessa e che bisogna distinguere. Personalmente continuo a pensare che molte volte il problema non sia la complessità ma la mancanza di coraggio nel chiamare le cose con il loro nome. Una cosa o è bianca o è nera. Il grigio lo lascio agli idioti, agli opportunisti e a quelli che riescono sempre a trovare una giustificazione pronta per chiunque occupi una posizione di potere.

Osservo il nuovo Consiglio Comunale e, tra vecchi protagonisti riciclati, professionisti del trasformismo, aspiranti moralizzatori e predicatori dell’ultima ora, faccio sinceramente fatica a intravedere quella ventata di rinnovamento che era stata promessa durante la campagna elettorale. Sono pronto a ricredermi, come sempre. Se arriveranno risultati concreti sarò il primo a riconoscerli. Se arriveranno risposte ai problemi veri sarò il primo ad applaudirle. Ma fino ad oggi non vedo alcun elemento che autorizzi l’ottimismo.

Il tempo è galantuomo… Anzi, resta una questione che continua a ronzare nella testa di molti castroliberesi. Quei quaranta voti di differenza. Un margine minimo, quasi infinitesimale, che in qualsiasi contesto politico normalmente avrebbe prodotto verifiche, accessi agli atti, ricorsi, controlli e polemiche infinite. Invece tutto è filato liscio come l’olio… anzi, come da copione. Nessuna particolare agitazione. Nessuna battaglia memorabile. Nessuna guerra di carte bollate. Tutti improvvisamente sereni, pacificati e soddisfatti. Ed è proprio questa serenità generale che lascia perplessi. Perché la politica, quando la distanza è così ridotta, raramente diventa contemplativa. Di solito mostra il suo volto più aggressivo. Qui invece sembra essere scesa una pace quasi mistica. Una pace che probabilmente meriterebbe di essere studiata nelle università.

Nel frattempo Castrolibero resta lì, sospesa tra proclami e problemi, tra comunicati e disservizi, tra cene strategiche e rubinetti asciutti. I cittadini osservano, prendono nota e aspettano. Perché alla fine le fotografie passano, i post vengono dimenticati e le campagne elettorali finiscono in archivio. Restano soltanto i fatti. E i fatti, almeno per il momento, raccontano una storia molto diversa da quella che viene servita durante le cene dedicate al futuro della nostra terra. PER IL MOMENTO, MA SOLO PER IL MOMENTO, ALLA VOSTRA FARSA CI CREDONO SOLO I FESSI E GLI INTRALLAZZINI. 


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