Lettere a Iacchite’: “Spezzano Sila, vi racconto la storia kafkiana di una lavoratrice che chiede solo i suoi diritti”



Ci sono storie che rendono il mondo un posto peggiore. Ci sono storie che rivelano quanto l’essere umano possa non avere anima. Ci sono storie che devono essere semplicemente raccontate. Siamo a Spezzano Sila, popoloso centro abitato ai piedi dell’altopiano silano e qui inizia la storia che in alcuni frangenti assume i contorni di un incubo. Un incubo la cui via d’uscita si è allontanata sempre di più e a rendere il tutto ancora più insopportabile è l’arroganza, la scarsa sensibilità e la capacità di ribaltare la narrazione dei fatti che il potere precostituito ha messo in campo in questa vicenda. Ne tentativo di mascherare, tra le altre, scarse competenze.

I fatti – Il servizio Scuolabus viene affidato dal Comune, tramite “regolare” gara, a F.lli Marasco s.r.l., ditta di San Giovanni in Fiore. Il servizio deve garantire un’ampia copertura in quanto il territorio comunale di Spezzano è molto vasto perché comprende, oltre al centro, anche Camigliatello e altri villaggi silani. La nuova ditta affidataria deve inglobare, così come previsto dal contratto, i dipendenti che attuavano il servizio anche con l’azienda che aveva gestito l’appalto precedente e tra questa figura una autista che svolge il proprio lavoro da ben 19 anni. La dipendente in questione abita a Spezzano centro e per anni è stata destinata a lavorare su Camigliatello nonostante abbia chiesto più volte di poterlo fare in paese, il tutto per evitare spostamenti quotidiani e per poter garantire una maggiore vicinanza alla sua famiglia che necessitava di assistenza e di una presenza più continua. Necessità di assistenza che è poi stata certificata ai sensi di legge.

Ad ogni sua richiesta seguiva una risposta negativa e questo nonostante nuovi assunti venissero utilizzati proprio su Spezzano centro. Anche quando si trattava di sicurezza dei mezzi e tutela dei bambini, per le quali segnalazioni la lavoratrice ha subito dinamiche da clan, nonostante le continue lamentele dell’utenza. Ma il bello doveva ancora arrivare. Quest’anno, alla ripresa delle lezioni dopo le festività natalizie, la dipendente veniva letteralmente fatta fuori dall’azienda senza una motivazione valida e senza una comunicazione ufficiale.

Di fatto le veniva impedito di guidare lo scuolabus il primo giorno utile post festività. Il suo posto veniva preso da altro personale proveniente dalla vicina Casali del Manco e lei, dal 7 gennaio è andata ad infoltire il già cospicuo numero dei disoccupati calabresi. Parlare con l’azienda per l’ex dipendente era diventato impossibile e così si era rivolta al sindaco di Spezzano Sila (che, lo ricordiamo, avendo affidato la gestione alla ditta sangiovannese, era pur sempre la stazione appaltante ed aveva, quindi, il compito di sovrintendere al fatto che i contratti e le condizioni venissero rispettate). Ma la dipendente ha incontrato solo un muro di gomma considerato che il sindaco rimandava il suo intervento, si faceva negare, dava appuntamenti ai quali ovviamente non si presentava. E allora alla dipendente (esasperata da questa assenza di sostegno e dalle condizioni sempre più precarie in cui si era venuta a trovare) non rimase altro che rivolgersi al suo sindacato al fine di trovare risposte alle sue domande e soluzione ai suoi problemi.

Il sindacato subito chiese spiegazioni sull’accaduto, la documentazione del contratto facendosi anche promotore di richieste di incontri bilaterali alla presenza del sindaco e del titolare della ditta che ovviamente di primo acchito si dichiararono d’accordo. Ma mentre il sindaco si presentava affiancato da figure che nulla centravano con la vicenda, e a dire il vero dovrebbero vergognarsi per il ruolo che snaturano prestando il fianco alle malefatte dei più e contro i lavoratori, il sangiovannese Marasco disertava l’appuntamento inviando e facendo protocollare al comune lettere denigratorie nei confronti della dipendente.

Ciononostante nel corso negli incontri vengono cristallizzate e documentate molte irregolarità: manutenzione, sicurezza sul lavoro, fatture, retribuzione, contratti individuali, monte ore. E quant’altro. Il sindacato, a questo punto, non demorde e continua a lottare affinché una donna, una madre e una grande lavoratrice venga reintegrata con le giuste tutele.

Ad oggi la battaglia legale e sindacale continua su più fronti, ma quello che infastidisce è soprattutto l’atteggiamento del sindaco di Spezzano Sila che, in ossequio ad un modus operandi che aveva già manifestato in altre occasioni, si erge a paladino di una giustizia che lui per primo sembra aver calpestato. Infatti, secondo la dipendente defenestrata, il primo cittadino non si limita a ribadire la sua estraneità alla vicenda, ma soprattutto continua ad affermare in giro per il paese di aver offerto a più riprese posti di lavoro alla signora sia presso il comune da lui amministrato e sia presso cooperative evidentemente sue amiche. E’ l’ex dipendente della Marasco che, secondo quanto sembra raccontare in giro il sindaco, (perché la politica si fa davanti al bar e non in sede istituzionale) non vuole accettare mettendo in grandi difficoltà sia la sua persona che il comune. Il guaio è che è tutto falso.

L’ex autista vuole solo il posto di lavoro che le spetta e nessuna altra offerta è mai giunta né da parte del sindaco e né da parte di nessun altro amministratore di cooperative. Il sindaco (evidentemente incapace di imporre il proprio ruolo nella gestione del contratto con Marasco o volutamente colluso) cerca di coprire le proprie magagne facendo passare per ingrata, incontentabile e presuntuosa l’ex dipendente. In questa, come in altre vicende, il primo cittadino spezzanese ha dimostrato un’insensibilità, un’incapacità ed un cinismo che davvero non gli fa onore e discreditano tutto l’esecutivo da lui guidato. Forse sarebbe il caso di amministrare , davvero, la questione degli scuolabus e di schierarsi dalla parte della propria concittadina anziché continuare a pagare cambiali elettorali che alla fine rappresenteranno la sua condanna all’oblìo. La sua gestione grottesca e clientelare della res publica è sotto gli occhi di tutti e tutte. E quel che è fatto è fatto. Del resto, verba volant e scripta manent. Lettera firmata


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