Il Comune ha rinunciato ai fondi europei per la “Rete della mobilità dolce”: circa 80 km di piste ciclabili progettate dopo un concorso e anni di confronto con la città. Il sindaco parla di cantieri e di costi-benefici, Legambiente chiede di vedere le carte.
Catania non avrà la sua rete ciclabile, almeno per ora. Il Comune ha rinunciato a 8,2 milioni di euro di fondi europei destinati alla “Rete della mobilità dolce per la sostenibilità urbana”, il progetto che doveva cucire insieme i tratti di ciclabile sparsi per la città.
La notizia è emersa da un atto della Regione. Il 23 settembre l’assessorato regionale a Infrastrutture e Mobilità ha pubblicato il decreto di revoca del finanziamento, che si basa su una nota firmata dal sindaco Enrico Trantino il 27 luglio. Nella nota si legge che «il Comune non realizzerà l’intervento in considerazione sia della numerosità dei cantieri in atto, altamente impattanti sulla viabilità, sia degli altri interventi sul tema della mobilità dolce finanziati dal Pnrr, in fase di completamento». A dare la notizia è stato il quotidiano La Sicilia*.
Un progetto lungo sette anni
Il percorso era cominciato nel 2019 con un tavolo di confronto tra l’amministrazione di allora, guidata da Salvo Pogliese, e le associazioni riunite nel Catania Mobility Lab. Nel 2021 il Comune ha bandito e assegnato un concorso di progettazione, e da lì è nato un progetto definitivo commissionato dall’amministrazione stessa.
La rete era già inserita in tutti i piani della mobilità in vigore: il PGTU del 2013, il PUMS della Città Metropolitana del 2022 e il Biciplan del 2024. Gli ultimi due sono stati approvati proprio dalla Giunta Trantino, cioè dalla stessa amministrazione che ora rinuncia all’opera. Secondo il Comune la rinuncia non pesa sui conti: «Non c’è alcun riflesso sul bilancio comunale», ha spiegato Fabio Finocchiaro, direttore delle Politiche comunitarie.
La posizione del sindaco
«La moltitudine di cantieri in città non consentiva la realizzazione di altre piste, se non compromettendo la viabilità cittadina», ha detto Trantino a La Sicilia. «Considerato, peraltro, che il progetto non ci convinceva sul rapporto tra costi e benefici, per adesso abbiamo soprasseduto».
Il sindaco ha ripreso il tema in Consiglio comunale il 9 ottobre, durante la relazione sullo stato di attuazione del programma, come ha riportato il Quotidiano di Sicilia. Ha contestato in particolare due tratti. Il primo è la pista sulla Circonvallazione nei due sensi di marcia, che in alcuni punti avrebbe occupato il marciapiede togliendo spazio ai pedoni. Il secondo è viale XX Settembre, dove per far passare le bici si sarebbero dovute spostare le auto. Trantino ha citato anche la diffusione di monopattini e bici elettriche, che secondo lui farebbe crescere le responsabilità del Comune. Ha presentato la rinuncia come un rinvio: la priorità, ha detto, è rafforzare il trasporto pubblico e scoraggiare chi gira in auto da solo.
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Quello che si è fatto finora
Il Comune rimanda agli interventi di mobilità ciclistica già in corso, ma i risultati visti finora non convincono. Ad aprile scorso abbiamo raccontato qui su Bikeitalia la nuova ciclabile di viale Africa: corre in gran parte sul marciapiede, lascia intatti corsie e parcheggi e non si collega alla ciclabile del lungomare. Già a dicembre 2024 la pista tra il centro e la Plaia si era allagata alle prime piogge, poco dopo l’inaugurazione.
Il problema è sempre lo stesso: tratti isolati, che non portano da un punto all’altro della città. La rete ciclabile serviva proprio a collegarli, e senza di essa resteranno pezzi slegati.
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«Si è persa un’occasione unica»
Francesco Galvagno è il ceo di Inntech, la società che nel 2021 ha vinto il concorso di progettazione. «Si è persa un’occasione unica», ha detto a La Sicilia. «Con l’intervento Catania sarebbe andata ai primi posti in Italia per sostenibilità e piste ciclabili, ben 80 chilometri». La rete, spiega, doveva collegare i nodi strategici della città per permettere alle persone di lasciare l’auto a casa.
Galvagno si dice «amareggiato, ma non sorpreso». Il progetto esecutivo era stato consegnato due anni fa e la Giunta non l’ha mai approvato in via amministrativa. Secondo lui i primi ostacoli sono arrivati dagli altri enti pubblici: Città Metropolitana, Amts e Autorità portuale, in conferenza dei servizi, non si sono presentati o non hanno dato parere favorevole. «Per credere a una mobilità alternativa ci vuole spirito e visione e a Catania purtroppo non c’è la “mentalità”».
Legambiente: «Le motivazioni non reggono»
La reazione più dura è di Legambiente Catania. Sul fronte dei cantieri, l’associazione osserva che tra progetto esecutivo, gara e avvio dei lavori una rete ciclabile richiede tempi che vanno ben oltre i cantieri aperti oggi. Ricorda anche quanto costa la dipendenza dall’auto: 100 ore l’anno perse nel traffico per ogni cittadino, oltre 250 morti premature all’anno per inquinamento atmosferico e più di un quarto delle emissioni climalteranti. Per la presidente Viola Sorbello, spostare su bici e piedi anche solo il 5% degli spostamenti vorrebbe dire 25.000 auto in meno ogni giorno.
L’associazione contesta anche il metodo: una decisione di questo peso presa senza passare dalla Giunta né dal Consiglio comunale e scoperta solo a cose fatte, leggendo un atto della Regione. «Dopo anni di lavoro un’amministrazione seria avrebbe il dovere di motivare pubblicamente e nel dettaglio i suoi dubbi, non di liquidarli con un “non ci convinceva”».
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Cosa succede ora
Il prossimo passaggio è in commissione Mobilità, presieduta da Giovanni Curia, dove è atteso l’assessore alla Mobilità Luca Sangiorgio. Legambiente ha messo sul tavolo quattro richieste: pubblicare le valutazioni tecniche ed economiche alla base della rinuncia, aprire un dibattito in Consiglio comunale, trattare con la Regione per ritirare la rinuncia o recuperare i fondi dividendo il progetto in lotti funzionali, e istituire una consulta permanente sulla mobilità ciclistica.
Il tempo però è poco. Con il decreto di revoca già pubblicato, gli 8,2 milioni sono formalmente persi e difficilmente torneranno a Catania nella stessa forma. Senza un ripensamento rapido, la città continuerà ad avere solo pezzi di ciclabile, mentre la rete che doveva collegarli resta un progetto ancora chiuso in un cassetto.
*[Fonte]
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