Cosenza. Giustizia per Momo. Il video che inchioda il carabiniere mentre toglie le manette al ragazzo ancora vivo a terra



C’è un video di 44 secondi che descrive in maniera drammatica quello che accade dopo che Mohamed Amin Bessioud, per gli amici Momo, precipita dal balcone di casa sua, al terzo piano di via dei Mille a Cosenza, al culmine di un controllo di due carabinieri che finisce in tragedia. Il video è la prova inconfutabile che uno di quei due carabinieri toglie le manette che Momo ha ancora legate ai polsi dopo la caduta mentre è ancora vivo.

Sono le 14,30 circa di giovedì 23 luglio. Le immagini iniziano con la visione di un carabiniere accovacciato su un corpo disteso e ancora in movimento ed è evidente che quell’uomo si trova in quella posizione almeno da qualche minuto. Ovvero quelli intercorsi dal momento in cui chi ha girato il video ha realizzato cosa stava succedendo e ha deciso di riprendere la scena. Nel video si vede in maniera chiara e netta che c’è un carabiniere vicino a Momo disteso a terra, ancora vivo, mentre cerca di muovere disperatamente le gambe e si sentono distintamente le urla disperate di una donna, Nabila, la madre di Momo, che evidentemente si trova lì, a due passi dal corpo del figlio e non può che esprimere così il suo dolore. Nabila è la testimone oculare e diretta che inchioda alle sue responsabilità il militare dell’Arma piegato sul corpo del figlio. Quel carabiniere che è vicino a Momo, infatti, non cerca di prestargli soccorso ma è chinato su di lui per togliergli le manette che ha ai polsi per provare a cancellare le prove del suo abuso con la divisa addosso mentre, nello stesso tempo, sta parlando al telefono con qualcuno che sembra dargli istruzioni. 

Il carabiniere si guarda intorno, teme che qualcuno lo stia riprendendo e chi gli parla al telefono gli “consiglia” evidentemente di guardare dove ci possono essere telecamere di sorveglianza oppure occhi e smartphone indiscreti. Oggi sappiamo che non c’era solo Nabila a vedere quella terribile scena ma anche la persona che ha girato il video. E l’aspetto più sconcertante non può che essere il particolare decisivo e determinante sul quale ormai da due settimane si sta concentrando l’attenzione di tutta Cosenza. Ci si chiedeva se Momo fosse caduto dal balcone con le manette ai polsi. E oggi possiamo dire con assoluta certezza che quelle maledette manette ce le aveva eccome. Se non le avesse avute forse si sarebbe salvato. Non lo testimonia più soltanto Mamma Nabila ma anche chi ha girato il video, del quale non faremo mai il nome, ma che con la sua preziosa opera sta rendendo giustizia a Momo. SOTTO, IL DRAMMATICO VIDEO CHE INCHIODA I CARABINIERI

Abbiamo rallentato e anche ingrandito il video per cogliere meglio il momento in cui questo carabiniere compie il gesto di levargli le manette: si vede con estrema chiarezza – e lo abbiamo evidenziato con un cerchio – che c’è qualcosa che penzola dalla sua mano coperta da un guanto. E sono proprio le manette che quello stesso soggetto gli ha messo nel corso del suo stramaledetto controllo.

Il carabiniere non può che essere il vice brigadiere Luca Restaneo, il carnefice di Momo, che lo tormentava ormai da mesi e lo minacciava in tutti i modi. Ma anche se non dovesse essere lui siamo COMUNQUE davanti ad un abuso di potere, ad un reato orribile e sconcertante, a una omissione di soccorso verso un ragazzo che forse poteva ancora essere salvato che grida vendetta. Perché il carabiniere non sta chiamando i soccorsi ma sta solo cercando di cancellare le prove del suo terribile abuso, che ha causao la morte di Mohamed. O al massimo di quello di un suo collega, nel disperato tentativo di “coprirlo”.

Nel video, inoltre, per un brevissimo decimo di secondo, si vede anche un secondo carabiniere che ferma la madre di Momo e che a questo punto è da considerarsi complice a tutti gli effetti del suo capo pattuglia. Il carabiniere in questione quasi certamente è Alberto Pizzino, che lo accompagna spesso nelle sue “imprese”. Anche lui adesso deve decidere se è complice o vittima del suo collega e ha già perso tanto, troppo tempo senza prendere una posizione. 

Nabila aveva già detto pubblicamente lunedì 27 luglio nel corso della manifestazione dei collettivi cosentini quello che era accaduto nell’immediatezza dei fatti e che oggi viene confermato drammaticamente dal video: “Mio figlio non si è lanciato da solo, lo hanno lasciato saltare davanti ai miei occhi con le manette ai polsi e poi uno di loro è sceso giù, ha messo i guanti e gliele ha tolte… Lui mi ha tolto mio figlio, voglio la verità”. Quell’uno di loro che prima lo ha ammanettato e poi, dopo la tragedia – secondo la sua testa bacata – si è affrettato a far sparire le prove della sua pacchiana colpevolezza togliendogliele dai polsi è proprio Luca Restaneo.

I suoi “protettori” hanno cercato in maniera grossolana di far sparire le tracce dell’ammanettamento ricorrendo anche a un sedicente testimone, ma le parole di mamma Nabila lo inchiodano pesantemente alle sue responsabilità. “Pensavo che chi indossa una divisa dovesse proteggere i ragazzi: non credo più nella giustizia” ha detto ancora Nabila in quella manifestazione. Qualcuno aveva anche provato a infliggere un Tso a Mamma Nabila per rendere inefficace la sua testimonianza dichiarandola “incapace di intendere e di volere”: una squallida operazione messa in essere dalla procura di Cosenza con la complicità di due medici dei quali priima o poi faremo i nomi e del sindaco della città, l’inqualificabile Franz Caruso, che aveva avallato il provvedimento senza nessuna opposizione. Oggi tutta la città sa che c’è stato un vergognoso tentativo di “coprire” due carabinieri che hanno causato con cinismo e consapevolezza il gesto estremo di un ragazzo che non meritava di morire. E adesso devono assumersi le loro responsabilità. Ringraziamo di cuore la parte sana dell’Arma dei carabinieri, che in questi giorni ha fatto di tutto per isolare le mele marce con grande coraggio. Ma adesso c’è bisogno di uscire con decisione allo scoperto per prendere i provvedimenti necessari contro questi soggetti. E se il porto delle nebbie cercherà come sempre di insabbiare, siamo certi che la parte sana dell’Arma farà il suo dovere. Ne va della sua credibilità.


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