Il futuro del Monte dei Paschi di Siena passa da una riunione del consiglio di amministrazione che potrebbe cambiare gli equilibri del sistema bancario italiano. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio si trova davanti a una scelta difficile: difendere il progetto di espansione costruito attorno a Banco Bpm e Banca Generali, ormai ostacolato dall’opposizione di una parte determinante degli azionisti, oppure individuare una strategia alternativa per preservare l’indipendenza di Mps. A rendere la situazione ancora più complicata è l’offensiva di Intesa Sanpaolo, che ha aumentato la propria offerta e ottenuto il sostegno di circa un terzo del capitale del Monte.
Il consiglio di amministrazione di Mps, riunito nel tardo pomeriggio di lunedì 12 ottobre 2026 e ancora impegnato in serata, è chiamato a valutare le conseguenze della nuova mossa di Intesa. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha infatti rilanciato la propria proposta con un incremento di 25 centesimi, subordinandola alla bocciatura della doppia offerta pubblica di scambio (Ops) progettata dal Monte su Banco Bpm e Banca Generali.
Una condizione che colpisce direttamente il piano industriale di Lovaglio. La strategia dell’amministratore delegato puntava a rafforzare il gruppo senese attraverso due operazioni capaci di ampliarne le dimensioni e diversificarne le attività. Ma il sostegno raccolto da Intesa tra gli azionisti rende sempre più difficile ottenere le maggioranze necessarie per procedere.
A complicare il quadro è soprattutto la posizione di alcuni soci di peso. Francesco Gaetano Caltagirone, Delfin, Benetton e i fondi Praude hanno già manifestato l’intenzione di votare contro le proposte del Monte. Un’opposizione che, secondo gli equilibri azionari delineati, impedirebbe di raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi del capitale necessaria per approvare le operazioni.
Per Lovaglio, dunque, la possibilità di portare avanti il progetto originario appare fortemente compromessa. Il manager, conosciuto per la determinazione con cui ha guidato il rilancio della banca senese, deve ora valutare se esistano strumenti alternativi per difendere l’autonomia del gruppo.
Tra le ipotesi discusse dal mercato figura quella di un aumento del dividendo straordinario destinato agli azionisti. Il piano attuale prevede una distribuzione di 4 miliardi di euro, ma secondo le valutazioni circolate nelle ultime ore la cifra potrebbe essere incrementata sensibilmente attraverso l’utilizzo delle risorse disponibili.
In particolare, Mps potrebbe valutare di impiegare l’intera partecipazione del 13,3% detenuta nelle Generali, insieme al capitale in eccesso, per arrivare a una distribuzione potenziale stimata in 11 miliardi di euro.
Una mossa di grande portata finanziaria, che avrebbe l’obiettivo di rendere più conveniente per gli azionisti mantenere il Monte indipendente rispetto all’adesione all’offerta di Intesa Sanpaolo.
La soluzione, tuttavia, presenta criticità rilevanti. Una distribuzione di queste dimensioni ridurrebbe infatti di un importo equivalente le risorse patrimoniali della banca, imponendo un confronto con le autorità di vigilanza sull’impatto dell’operazione e sulla sostenibilità del modello di business.
L’utilizzo della partecipazione nelle Generali comporterebbe inoltre una minore diversificazione delle attività del gruppo, modificando gli equilibri industriali e finanziari su cui si fonda l’attuale strategia del Monte.
Non sarebbe comunque una decisione che Lovaglio potrebbe assumere autonomamente. Anche un’eventuale revisione del dividendo dovrebbe passare attraverso un nuovo esame degli azionisti, ai quali spetterebbe ancora una volta l’ultima parola.
Un’altra possibilità presa in considerazione è quella dell’arrivo di un cavaliere bianco, vale a dire un soggetto finanziario disposto a intervenire a sostegno di Mps per contrastare l’offensiva di Intesa. Ma anche questa strada, almeno per il momento, rimane un’ipotesi priva di sviluppi concreti.
Per competere con un gruppo delle dimensioni di Intesa Sanpaolo, un eventuale alleato dovrebbe essere pronto a sostenere un confronto finanziario particolarmente impegnativo, con la possibilità di dover rilanciare ulteriormente sulle condizioni economiche offerte agli azionisti.
In questo scenario gli osservatori guardano anche a UniCredit, che venerdì ha riunito un consiglio di amministrazione straordinario per esaminare gli sviluppi del risiko bancario.
Il gruppo non ha però fornito segnali di voler intervenire direttamente a difesa dell’indipendenza del Monte. Finora si è piuttosto candidato come possibile acquirente di sportelli bancari in eccesso che dovessero essere ceduti nell’ambito delle operazioni in corso.
Sono inoltre circolate indiscrezioni di stampa su un possibile interesse di UniCredit per Banca Generali, ma non sono arrivati commenti ufficiali che consentano di considerare questa prospettiva un progetto concreto.
Il confronto tra Mps e Intesa si intreccia intanto con le decisioni attese da Banco Bpm. Per oggi, martedì 13 ottobre, è infatti prevista una riunione ordinaria del consiglio di amministrazione dell’istituto, programmata da tempo, durante la quale potrebbe essere affrontato anche il tema dell’offerta avanzata dal Monte.
La proposta di Mps ha già incontrato l’opposizione dei francesi di Crédit Agricole, uno degli attori più importanti negli equilibri azionari di Banco Bpm. Le novità provenienti da Siena potrebbero quindi influenzare ulteriormente il confronto all’interno del gruppo.
Un ruolo importante sarà svolto anche dai proxy advisor Iss e Glass Lewis, le società specializzate che forniscono agli investitori istituzionali indicazioni sulle decisioni da assumere nelle assemblee societarie.
Le loro raccomandazioni di voto, attese in queste ore, riguarderanno l’appuntamento del 29 ottobre, data destinata a rappresentare uno dei passaggi più delicati dell’intera vicenda.
Proprio la scadenza assembleare potrebbe spingere Lovaglio a valutare una mossa tattica: chiedere il rinvio dell’assemblea per guadagnare tempo e tentare di costruire una soluzione alternativa.
Una scelta che avrebbe senso soprattutto qualora il consiglio riuscisse a individuare un progetto sufficientemente credibile da modificare gli orientamenti degli azionisti.
Il problema è che il tempo potrebbe giocare a favore di Intesa Sanpaolo. L’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) del gruppo è infatti già in una fase avanzata sotto il profilo regolamentare e, secondo il calendario previsto, dovrebbe partire alla fine di novembre.
Un rinvio potrebbe comunque essere utilizzato anche per cercare di ottenere condizioni economiche migliori da Intesa, attraverso un ulteriore incremento della componente in denaro dell’offerta.
Secondo gli analisti di Kbw, advisor del Monte, esisterebbe spazio per un nuovo rilancio. La componente cash attualmente prevista, pari a 1,25 euro per azione, potrebbe arrivare fino a 3 euro, senza compromettere la compatibilità del rendimento dell’investimento con il costo del capitale.
Si tratta di una valutazione finanziaria, non di un impegno assunto da Intesa. Ma indica che, secondo gli analisti, il gruppo potrebbe disporre di margini per rendere ancora più interessante la propria proposta.
Se invece non dovessero emergere alternative concrete, Lovaglio si troverebbe davanti a due possibilità: mantenere le operazioni all’ordine del giorno e affrontare una probabile bocciatura da parte degli azionisti, oppure ritirare le proposte, eliminando uno degli ostacoli principali all’avanzamento dell’offerta concorrente.
In questo secondo scenario, Intesa Sanpaolo dovrebbe ancora superare l’esame dell’Antitrust, passaggio necessario per valutare gli effetti dell’operazione sulla concorrenza.
La questione è particolarmente rilevante per le possibili sovrapposizioni tra le attività bancarie e assicurative dei gruppi coinvolti.
Sul tema è intervenuto anche il giurista Sabino Cassese, che in un contributo pubblicato su L’Economia del Corriere della Sera ha osservato come la «pressione concorrenziale» tra compagnie assicurative e bancassicurazione sia «assai più limitata di quanto potrebbe apparire».
Una considerazione che si inserisce nel dibattito sulla valutazione degli effetti concorrenziali delle operazioni bancarie e assicurative, destinato ad accompagnare l’istruttoria delle autorità competenti.
Nel frattempo, il risiko bancario produce già conseguenze concrete anche sul mercato finanziario.
Lunedì 12 ottobre è partito l’aumento di capitale di Unipol, attraverso il quale la compagnia bolognese punta a raccogliere 2,5 miliardi di euro per finanziare l’acquisto di 635 filiali di Mps da Intesa Sanpaolo.
L’operazione si inserisce nella riorganizzazione della rete bancaria collegata all’offensiva di Intesa. Gli sportelli acquisiti da Unipol sarebbero successivamente trasferiti a Bper, rafforzando la presenza dell’istituto nei territori interessati.
La reazione della Borsa è stata positiva. I diritti dell’aumento di capitale Unipol hanno registrato un rialzo del 4,2%, mentre le azioni della compagnia sono salite dello 0,9%.
In evidenza anche Bper, che ha guadagnato il 2,2%, beneficiando dell’attenzione del mercato verso la possibile espansione della propria rete commerciale.
Seduta positiva pure per Monte dei Paschi di Siena, in crescita dell’1,4%, mentre Intesa Sanpaolo ha chiuso con un progresso dell’1,1%.
Movimenti che mostrano come gli investitori stiano seguendo con attenzione gli sviluppi di una partita destinata a incidere sulla struttura del settore bancario italiano.
La vicenda riguarda infatti non soltanto il futuro di Mps, ma anche gli equilibri tra alcuni dei principali gruppi finanziari del Paese, il ruolo dei grandi azionisti e la distribuzione delle reti bancarie sul territorio.
Per Luigi Lovaglio, la sfida è particolarmente complessa. Dopo aver costruito una strategia orientata all’espansione e al rafforzamento dell’indipendenza del Monte, l’amministratore delegato deve confrontarsi con un’offerta concorrente che ha già raccolto un sostegno azionario determinante.
La possibilità di aumentare il dividendo, trovare un alleato industriale o rinviare l’assemblea rappresenta una serie di opzioni ancora da verificare, ciascuna con costi, difficoltà e conseguenze differenti.
La scadenza del 29 ottobre si avvicina, mentre Intesa procede verso il possibile avvio dell’Opas a fine novembre.
Il consiglio di amministrazione di Mps è dunque chiamato a una decisione che potrebbe segnare una svolta nella vicenda: tentare un’ultima difesa dell’autonomia del Monte oppure prendere atto degli equilibri azionari e lasciare avanzare l’offerta di Intesa.
Per il momento, la partita resta aperta. Ma dopo il rilancio di Ca’ de Sass e la presa di posizione dei grandi soci, il margine di manovra di Lovaglio si è sensibilmente ristretto.
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