CME del 6 giugno, allerta G3 chiusa: Kp a 2


Il dato che ordina tutta la vicenda è l’indice Kp. Una previsione G3 descrive uno scenario da monitorare; una tempesta G3 esiste solo quando il campo magnetico terrestre raggiunge la soglia corrispondente. In questa finestra la soglia non è stata raggiunta.

La sequenza ha comunque valore scientifico: mostra quanto una CME diretta verso la Terra in modo parziale richieda prudenza fino al passaggio reale del fronte di plasma. La differenza tra modello e misura nasce proprio in quella fase, quando velocità, densità e orientazione magnetica vengono finalmente campionate vicino alla Terra.

Nota per il lettore: tutti gli orari tecnici in UTC sono convertiti in Italia aggiungendo due ore, perché il 9 giugno 2026 è in vigore l’ora legale.

Sommario dei contenuti

Lo stato aggiornato al 9 giugno

Il bollettino operativo emesso alle 12:30 UTC del 9 giugno, cioè alle 14:30 in Italia, fissa il massimo Kp osservato nelle 24 ore precedenti a 2. La previsione per il periodo 9-11 giugno arriva al massimo a Kp 4, ancora sotto la scala G1. Tradotto: non c’è una tempesta geomagnetica in corso e non viene indicata una tempesta G1 o superiore nella finestra ufficiale considerata.

La stessa griglia mantiene invece attenzione sul Sole per i radio blackout: R1-R2 al 55% e R3 al 10% fino all’11 giugno. Questo non descrive una tempesta geomagnetica ma il rischio che nuovi brillamenti disturbino le comunicazioni HF sul lato illuminato della Terra per intervalli limitati.

AR4461, flare M1.8 e lancio della CME

La sorgente dell’allerta è la regione attiva AR4461. Il 6 giugno alle 14:01 UTC ha prodotto un flare M1.8, associato a un’eruzione di filamento e a una espulsione di massa coronale. Il Centro di previsione NOAA SWPC aveva indicato già il 6 giugno una componente diretta verso la Terra, con arrivo stimato per l’8 giugno.

Le immagini coronografiche hanno descritto una CME a alone parziale verso sud-est, non un fronte pieno e simmetrico centrato sulla linea Sole-Terra. Questo è il motivo fisico per cui un evento nato da una regione ben visibile sul disco solare non produce automaticamente una risposta geomagnetica intensa: conta quale porzione del plasma raggiunge davvero la magnetosfera.

La finestra modellata: perché l’8 giugno era il giorno da seguire

Il CME Scoreboard della NASA CCMC concentrava le simulazioni nella mattina UTC dell’8 giugno: alcune stime collocavano l’arrivo poco dopo le 06:00 UTC, altre verso le 14:00 UTC, con mediana intorno alle 10:00 UTC. In Italia significa una fascia compresa in modo indicativo tra le 08:00 e le 16:00 CEST.

La dispersione degli orari non è un errore marginale: segnala quanto la struttura tridimensionale della nube conti più del singolo picco del flare. Un modello stima la propagazione del fronte ma il livello G reale dipende dalla parte della CME intercettata dalla Terra e dall’orientazione del campo magnetico interplanetario al momento dell’impatto.

Perché il watch G3 si è chiuso sotto soglia

La cancellazione arrivata alle 21:17 UTC dell’8 giugno è il cambio di stato più rilevante: il watch G3 per l’8 giugno e il watch G2 per il 9 giugno sono stati chiusi perché le condizioni non riflettevano più l’influenza della CME. L’archivio SpaceWeatherLive conserva la sequenza dei messaggi e rende chiaro il salto tra previsione iniziale e dato successivo.

Il motivo fisico più robusto è una combinazione di geometria e accoppiamento magnetico debole. Se la nube colpisce la Terra con una porzione laterale e il Bz non rimane a sud con forza sufficiente, la magnetosfera assorbe poca energia. Il bilancio osservativo di EarthSky è compatibile con questa interpretazione: la parte più efficace del materiale ha mancato il nostro pianeta e l’attività geomagnetica è rimasta debole.

La scala G letta con i numeri giusti

La scala geomagnetica usa soglie Kp ben definite: G1 corrisponde a Kp 5, G2 a Kp 6 e G3 a Kp 7. Il massimo osservato indicato nel bollettino del 9 giugno è Kp 2, quindi molto distante dalla soglia minima di tempesta.

Separare questi piani elimina l’equivoco più comune nelle ore di allerta. Un watch comunica una probabilità operativa; l’alert di tempesta si fonda sulla misura. Per infrastrutture elettriche, satelliti in orbita bassa e sistemi GNSS cambia radicalmente la lettura del rischio: Kp 2 appartiene a una fase geomagnetica tranquilla, non a un evento capace di richiedere procedure straordinarie.

Italia e aurore: finestra quasi chiusa

Per l’Italia l’esito di questa CME porta a una conclusione netta: con Kp rimasto basso, l’ipotesi di aurore osservabili a latitudini mediterranee non ha più base operativa. Anche nei Paesi più favoriti il periodo estivo restringe il buio utile, quindi l’osservazione dipendeva da una risposta geomagnetica ben più energica.

Il British Geological Survey aveva indicato l’8 giugno una maggiore probabilità aurorale per Scozia, Irlanda del Nord e Inghilterra settentrionale, sempre con il limite delle poche ore buie. Quel riferimento geografico non va trasferito all’Italia: latitudine geomagnetica, cielo notturno e Kp misurato hanno chiuso rapidamente lo spazio osservativo.

Il rapporto con la finestra del 4-5 giugno

La CME del 6 giugno non va confusa con la sequenza seguita il 4 e 5 giugno, legata soprattutto ad AR4455 e a flare più intensi, incluso un evento X1.0 del 3 giugno. Nel nostro articolo del 4 giugno avevamo già separato previsione, traiettoria e impatti tecnologici della finestra precedente: Tempesta geomagnetica 4-5 giugno: allerta G3.

Il nuovo episodio nasce da AR4461 e ha avuto un comportamento diverso. La settimana solare resta attiva ma gli eventi non sono intercambiabili: regione sorgente, classe del flare, forma della CME e risposta magnetosferica portano a scenari separati anche quando le date sono ravvicinate.

Le prossime 48 ore da monitorare

Il fronte geomagnetico della CME del 6 giugno è chiuso ma il Sole non è spento. Il bollettino del 9 giugno indica regioni ancora capaci di generare flare, in particolare 4456, 4462, 4464 e 4465. Il rischio principale segnalato fino all’11 giugno riguarda radio blackout R1-R2, non una tempesta G.

Per chi segue satelliti, comunicazioni radio o segnali GNSS, la bussola resta semplice: osservare l’indice Kp per la parte geomagnetica e il flusso X per i flare. Mescolare i due piani crea allarme improprio. Una CME riguarda il vento solare e la magnetosfera; un flare riguarda radiazione elettromagnetica che arriva in pochi minuti e colpisce soprattutto la propagazione radio sul lato diurno.

Verifica editoriale dei dati

Il testo è stato chiuso con i dati disponibili alle 17:52 CEST del 9 giugno. La notizia diffusa l’8 giugno da ANSA fotografava correttamente la fase di attesa, prima della cancellazione del watch. Il controllo successivo aggiorna quella fotografia con il dato misurato e con la previsione ufficiale pubblicata il 9 giugno.

Nel confronto documentale sono stati considerati anche The Watchers per la sequenza pre-impatto e SANSA Space Weather per la conferma della sorgente M1.8 da AR4461. La scelta editoriale è di mantenere al centro il dato osservato: senza Kp pari almeno a 5 non si entra nella scala G delle tempeste geomagnetiche.


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 Junior Cristarella

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