Il nuovo filone prende avvio prima dell’innesco del rogo nella notte di Capodanno. Entra nella storia del locale, quando la struttura economica intorno ai Moretti prende forma attraverso anticipi, mandati contabili, società di servizio e rapporti bancari. Per questo la denuncia su Donnet-Monay ha peso autonomo: tocca l’ambiente finanziario che ha accompagnato l’ingresso dei gestori nel settore della ristorazione a Crans-Montana.
Avviso giudiziario: una denuncia penale apre verifiche e non stabilisce responsabilità. In questo articolo le parole accusa, sospetto e contestazione indicano il contenuto degli atti depositati, non una decisione definitiva.
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La denuncia: tre sedi giudiziarie e un unico nodo societario
Il deposito indicato nelle cronache qualificate coinvolge Sion, Berna e Parigi. Le tre sedi hanno una logica diversa dalla ripetizione formale dello stesso atto. Segnalano ambiti diversi: il Vallese per il legame con Crans-Montana e con le società locali, Berna per il livello federale svizzero collegato ad armi, autorizzazioni e servizi di sicurezza all’estero, Parigi per le connessioni francesi richiamate nella documentazione.
Il nome al centro del segmento è Daniel Donnet-Monay. La sua importanza deriva dal ruolo attribuito alla fiduciaria AAGS At All Global Services e dai rapporti con Jacques e Jessica Moretti negli anni in cui il Le Constellation passa da attività locale a piattaforma imprenditoriale più ampia. La questione riguarda chi abbia prestato denaro all’inizio e soprattutto chi abbia gestito carte, contabilità e contatti bancari lungo la crescita.
Il rapporto con i Moretti: dall’anticipo iniziale alla contabilità delle attività
Donnet-Monay compare nella storia dei Moretti prima della tragedia. Gli viene attribuito un sostegno iniziale per la costituzione della società destinata a gestire il locale e un ruolo nell’avvicinamento di Jacques Moretti al mondo imprenditoriale vallesano. Il dato finanziario viene indicato nelle cronache come un anticipo nell’ordine di ventimila, sufficiente a spiegare l’avvio societario. L’espansione successiva richiede altri passaggi documentali.
Il passaggio realmente rilevante è un altro: AAGS avrebbe gestito insieme a Jessica Maric Moretti la contabilità delle attività di ristorazione riconducibili alla coppia. Se questo perimetro documentale verrà confermato dagli atti, gli inquirenti avranno un varco per ricostruire entrate, prestiti interni, rapporti con banche e movimenti fra società. È qui che la storia del finanziatore diventa materiale d’indagine.
AAGS e la documentazione contabile indicata come non disponibile
AAGS viene descritta come la struttura fiduciaria intorno alla quale ruotano più società. Donnet-Monay ne sarebbe uscito formalmente nel 2024 e proprio quell’anno assume rilievo perché una parte della documentazione sarebbe andata perduta per un guasto informatico. Il punto, sul piano istruttorio, è lineare: se la contabilità richiesta dalla procura non è integralmente disponibile, le verifiche devono passare da banche, controparti, registri commerciali e copie conservate da soggetti terzi.
Questa frattura documentale non prova un illecito. Apre però un problema concreto di tracciabilità. In un’indagine dove i magistrati devono capire chi ha gestito il locale, quali risorse lo hanno alimentato e come siano stati strutturati i rapporti societari, l’assenza di carte contabili cambia il lavoro degli inquirenti: la prova passa dal fascicolo dell’azienda agli archivi esterni che hanno incrociato quelle operazioni.
Algemira SA: il catalogo militare e il nodo delle autorizzazioni
La società Algemira SA, con sede a Martigny, è indicata nella denuncia come uno dei veicoli della rete. Il materiale descritto non appartiene alla normale consulenza fiduciaria: il catalogo richiamato dagli atti avrebbe incluso granate lacrimogene e accecanti, mirini ottici per armi automatiche come AK-47 e M-16, scudi a scarica elettrica fino a due milioni di volt e droni militari con carico utile fino a cinquanta chilogrammi.
Il cuore dell’accusa riguarda l’eventuale intermediazione dalla Svizzera senza autorizzazioni obbligatorie. La competenza richiamata è quella della SECO, l’autorità federale che presidia i controlli su esportazione, beni militari e prodotti a duplice uso. Nel lessico del commercio strategico il problema non dipende soltanto dall’oggetto venduto. Conta anche chi intermedia, dove si trova il cliente finale, quale impiego viene dichiarato e se l’operazione è stata notificata.
Costa d’Avorio, istruttori bielorussi e VICI SA
La denuncia non si limita alla vendita di equipaggiamenti. Viene indicato un segmento operativo in Costa d’Avorio: tra il 2017 e almeno febbraio 2020 istruttori bielorussi sarebbero stati inviati tramite Algemira SA per addestrare forze locali all’uso e alla manutenzione dei carri armati Cayman. In parallelo, VICI SA di Losanna viene associata ad attività di intelligence non dichiarate.
Qui entra il secondo binario normativo svizzero. Per servizi di sicurezza privati prestati all’estero, il riferimento istituzionale passa dal Dipartimento federale degli affari esteri. Le contestazioni rese pubbliche parlano di solleciti a dichiarare le attività e di mancato seguito. Se la procura verificherà questa sequenza, il caso uscirà dal solo commercio di beni e toccherà la fornitura di competenze militari o informative oltre confine.
Il contratto del 17 aprile 2020 e il collegamento francese
Un contratto di intermediazione datato 17 aprile 2020 viene indicato come legame diretto tra VICI SA, Algemira SA e l’ex gendarme francese Robert Montoya. La sua figura porta il filone verso la Francia perché Montoya risulta coinvolto in accertamenti francesi per favoreggiamento in crimini contro l’umanità, in relazione alla fornitura di aerei SU-25 usati nel 2004 nel bombardamento della base militare francese di Bouaké, in Costa d’Avorio.
La denuncia attribuisce a quel contratto anche un profilo economico: commissioni fino al quindici per cento per nuovi clienti. Il valore investigativo sta nel metodo di remunerazione. Una provvigione su clienti internazionali, dentro una rete di società svizzere e con un intermediario sotto esame in Francia, fornisce ai magistrati una traccia per seguire flussi, fatture, beneficiari e titolari economici reali.
Fatture per infrastruttura IT, prestiti interni e società fallite
Il segmento finanziario contiene numeri molto specifici. Gli atti richiamano presunte fatture fittizie per oltre 822.000 franchi, riferite a una cosiddetta infrastruttura IT e scambiate fra più società con importi identici o numerazioni sovrapposte. Dentro lo stesso schema viene citata Socralex SA, fallita nel 2024 senza patrimonio disponibile.
Un altro snodo riguarda Swiss Digital Services SA: il valore di un presunto software sviluppato internamente sarebbe salito in un anno da circa 120.000 franchi a oltre 441.000 franchi. La denuncia richiama anche un prestito da 1,8 milioni di franchi concesso a VICI SA a condizioni agevolate. Se questi numeri verranno confermati dagli atti bancari, il fascicolo disporrà di una mappa utile a misurare se il circuito societario servisse attività reali o movimentazioni contabili.
Perché questo filone incide sul fascicolo Moretti
Il rapporto tra Donnet-Monay e i Moretti non trasforma automaticamente il finanziatore in parte del rogo. Il collegamento giuridico passa da un’altra strada: verificare se la crescita delle attività riconducibili alla coppia sia stata sostenuta da fondi, servizi o coperture amministrative provenienti da una rete oggi contestata. È una domanda patrimoniale prima ancora che penale.
Nel fascicolo vallesano la gestione del Le Constellation riguarda capienza, sicurezza, lavori, autorizzazioni e reazione all’emergenza. Il filone Donnet-Monay aggiunge la domanda sull’origine della struttura economica che rese possibile quella gestione. Se la procura individuerà flussi opachi o documenti mancanti in punti sensibili, il perimetro degli accertamenti sui Moretti diventerà più ampio della sola notte del 1° gennaio.
I riscontri pubblici e le cautele da mantenere
SonntagsZeitung, Corriere del Ticino, Blick, Tgcom24 e la Repubblica convergono sul dato principale: la denuncia guarda alla rete societaria collegata a Donnet-Monay e al suo rapporto con l’avvio delle attività dei Moretti. RaiPlay ha seguito gli sviluppi televisivi della vicenda con ulteriori aggiornamenti sul profilo del finanziatore. Il piano normativo svizzero richiama invece SECO e Dipartimento federale degli affari esteri per i segmenti di esportazione, beni sensibili e servizi privati all’estero.
Il lessico corretto resta quello dell’accusa. Nessuna delle contestazioni descritte equivale a sentenza. La forza del nuovo filone sta nel fatto che gli elementi indicati sono verificabili attraverso registri, contratti, cataloghi, fatture, atti bancari e comunicazioni alle autorità. La debolezza, al momento, è identica: finché quei materiali non saranno acquisiti, confrontati e valutati dai magistrati competenti, il fascicolo resta nella fase delle ipotesi di reato.
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Junior Cristarella
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