Foligno, un giorno con gli angeli del Nibbio


Viaggio nella base di Foligno dove opera l’elisoccorso: un servizio che in poco èiù di due anni ha superato 1.200 missioni

Articolo di GILBERTO SCALABRINI

Foto di Marco Cardinali

Foligno, 8 giugno 2026 – Il telefono squilla mentre stiamo parlando. Pochi secondi, uno sguardo d’intesa, poi l’equipaggio si alza di scatto. Un incidente stradale sulla Flaminia, nel Ternano. Il pilota è il primo a muoversi: balza sulla bicicletta che usa per spostarsi rapidamente all’interno dell’aeroporto e pedala verso l’elicottero fermo sulla piazzola di cemento.

Dietro di lui corrono il medico, l’infermiera, il tecnico del Soccorso Alpino. In meno di un minuto i motori sono accesi e, poco dopo, le pale dell’angelo giallo iniziano a vorticare sempre più veloci. Il Nibbio si solleva da terra quasi senza peso, vira verso sud e scompare nel cielo. Quattordici minuti dopo è sul luogo dell’incidente.

È in questa manciata di minuti che si misura il valore dell’elisoccorso umbro. Un servizio che ha cambiato il modo di affrontare l’emergenza in una regione fatta di montagne, vallate, strade tortuose e borghi isolati. Una terra dove spesso la distanza non si misura in chilometri, ma in tempo. E il tempo, quando si parla di vita o di morte, è tutto.

Si chiama Nibbio, come il rapace che popola i cieli umbri, famoso per la vista acuta e la capacità di adattarsi agli ambienti più diversi. Un nome che sembra cucito addosso all’elicottero che, da marzo 2024, vola sopra l’Umbria a oltre 250 chilometri orari, portando soccorso dove un’ambulanza impiegherebbe troppo tempo ad arrivare.

Nella foto, il dott. Stefano Criostallini responsabile dell’elisoccorso con Fabio Capulli e Matteo Moriconi

La base è all’aeroporto di Foligno. Qui opera una macchina organizzativa complessa che unisce tecnologia avanzata, addestramento continuo e professionalità altamente specializzate. Di giorno l’equipaggio è composto da pilota, medico, infermiere, tecnico verricellista e operatore del Soccorso Alpino; di notte si aggiunge un’ulteriore figura operativa per garantire la massima sicurezza. Ci sono poi due unità antincendio che restano a terra.

Ma il vero valore del Nibbio non si misura nelle caratteristiche tecniche di questo ospedale volante. Si misura nelle vite che riesce a raggiungere.

Il pilota mentre riceve dal 112 di Ancona la chiamata d’emergenza

«Abbiamo soccorso una persona colpita da infarto a Castelluccio di Norcia in dodici minuti», raccontano con orgoglio gli operatori. Un tempo impensabile per qualsiasi mezzo terrestre. E non è un caso isolato. In tutte le aree più remote della Regione l’elicottero riesce a intervenire generalmente entro venti minuti. Al lago Trasimeno impiega circa un quarto d’ora, in Valnerina dieci minuti. Tempi che possono fare la differenza tra la vita e la morte.

Per il dottor Stefano Cristallini (nella foto), responsabile dell’elisoccorso sanitario regionale, il significato del servizio va oltre l’aspetto operativo. «L’elisoccorso – esordisce con orgoglio, lasciando subito intuire la portata del servizio – è un grande strumento di equità sanitaria. Anche chi vive nelle zone più remote dell’Umbria può accedere alle stesse cure e negli stessi tempi di chi abita nei grandi centri. È stata una vera rivoluzione».

I numeri danno la misura del cambiamento. Dall’attivazione della base di Foligno sono state portate a termine oltre 1.200 missioni, mentre nel solo 2025 gli interventi hanno sfiorato quota 570. Un salto impressionante rispetto al periodo della convenzione con le Marche, quando l’elicottero era, di fatto, una risorsa condivisa. Se la spesa complessiva è cresciuta, si è invece ridotto il costo per ogni singolo paziente soccorso, a conferma dell’efficacia di un servizio ormai diventato un pilastro dell’emergenza sanitaria regionale.

«Dietro ogni missione – continua Cristallini – c’è una macchina complessa che si attiva in pochi istanti. Tutto parte dal numero unico 112, il cui centralino si trova ad Ancona. La chiamata viene filtrata e inoltrata alla Centrale del 118 di Perugia che ha sede presso l’Azienda Ospedaliera. A coordinare questa complessa macchina dei soccorsi è il dottor Francesco Borgognoni, responsabile della Centrale Operativa del 118.

Qui ogni secondo conta. Infermieri, medici e tecnici valutano rapidamente la richiesta di soccorso e decidono quale mezzo inviare. Se occorre l’elicottero, scattano due chiamate simultanee. La prima raggiunge il pilota sul telefono fisso ed è tecnico-operativa: spetta a lui valutare le condizioni di volo e decidere, in piena autonomia, se la missione può essere effettuata in sicurezza».

Nebbia fitta, vento o scarsa visibilità possono infatti impedire il decollo. Nello stesso istante il medico  riceve sul cellulare tutte le informazioni cliniche relative al paziente, iniziando così a pianificare l’intervento mentre l’equipaggio si prepara al decollo.

«Abbiamo sei minuti di tempo per essere in volo dalla chiamata», spiega Cristallini. Di giorno la media è addirittura inferiore ai quattro minuti. Di notte servono pochi minuti in più, ma l’efficienza resta straordinaria.

Proprio il volo notturno rappresenta una delle eccellenze del servizio umbro. Grazie a potenti fari di ricerca, visori notturni e sistemi di navigazione avanzati, il Nibbio può operare in condizioni che gran parte degli altri elicotteri del Centro Italia non sono ancora in grado di affrontare. Può atterrare in aree non illuminate e in luoghi non convenzionali, garantendo soccorsi anche nelle situazioni più difficili. Quando il terreno non consente l’atterraggio, entrano in azione il verricello e il personale del Soccorso Alpino.

Matteo Moriconi (nella foto) del Sasu racconta come spesso sia necessario intervenire in zone impervie, sui Sibillini, al Monte Cucco o in altri luoghi dove un’ambulanza impiegherebbe tempi incompatibili con l’emergenza. In questi casi l’equipaggio si cala dall’alto, portando direttamente sul posto il medico, insieme alle attrezzature necessarie per prestare cure avanzate già sul luogo dell’emergenza.

Accanto al medico opera sempre un’infermiere di elisoccorso. Fabio Capulli (nella foto), specializzato nell’assistenza e nel trasporto dei pazienti critici, parla di addestramento continuo, di esercitazioni, di procedure da affinare costantemente e di quelle attrezzature che consentono di trasformare il Nibbio in una vera e propria terapia intensiva volante.

Poi, all’improvviso, il racconto cambia tono. Le procedure, i protocolli, i tempi di decollo e le tecnologie di bordo lasciano spazio alle emozioni. Stefano Cristallini si prende qualche secondo di pausa. È forse l’unica domanda dell’intervista che lo costringe a rallentare, a cercare dentro di sé una risposta che va oltre la professionalità. «Servono preparazione, concentrazione e sangue freddo – confida – ma anche una grande forza interiore per gestire ciò che ogni intervento inevitabilmente si porta dietro».

Quando il discorso scivola sui ricordi che non si cancellano, il pensiero corre ai più piccoli. Lo sguardo si abbassa per un istante. «Spesso sono i bambini. Alcuni traumi pediatrici ci hanno toccato profondamente. Però ci sono stati anche ritorni bellissimi: bambini che siamo riusciti a salvare e che, una volta guariti, sono venuti a trovarci. I loro disegni e i loro pensieri sono ancora appesi nella base. Sono gesti semplici, ma capaci di dare un senso a tutti i sacrifici e a tutta la fatica di questo lavoro».

L’adrenalina non si spegne con il ritorno alla base. Ogni missione lascia un segno. Il fragore delle pale, la tensione di un recupero in ambiente impervio, la concentrazione richiesta da procedure che devono essere eseguite alla perfezione mentre la mente è già proiettata verso il paziente da soccorrere. Eppure, una volta spenti i motori, il lavoro non è finito. L’equipaggio si riunisce, analizza ogni dettaglio dell’intervento e studia come migliorare ancora.

Perché nell’emergenza non esiste routine e ogni dettaglio può fare la differenza. È forse questa la vera forza del Nibbio: non soltanto la tecnologia, non soltanto un elicottero capace di raggiungere in pochi minuti i luoghi più remoti dell’Umbria, ma una squadra che agisce come un unico organismo. Medici, infermieri, piloti, tecnici e soccorritori uniti da una missione comune: arrivare prima che sia troppo tardi.

Quando il rombo delle pale si affievolisce all’orizzonte e il giallo brillante della fusoliera torna a confondersi con il cielo, nelle vallate umbre resta sempre la stessa certezza: sapere che, da qualche parte, c’è qualcuno pronto a decollare per portare aiuto. È il volto più concreto della sanità dell’emergenza. Un presidio sospeso tra cielo e terra che accorcia le distanze e, spesso, restituisce alle famiglie ciò che conta davvero: la possibilità di un ritorno.

(Dal Corriere dell’Umbria)

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 Gilberto Scalabrini

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