L’Irlanda, che attualmente detiene la presidenza di turno dell’Unione europea, ha proposto di ridurre di 141 miliardi di euro il prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione, nel tentativo di conquistare i Paesi “frugali” guidati dalla Germania.
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Il cosiddetto Negotiating box sarà il riferimento dei delicati negoziati sul bilancio quando i leader europei si riuniranno la prossima settimana. Le principali riduzioni riguardano i programmi per la competitività economica e la cooperazione globale.
“Il negotiating box serve a colmare le numerose differenze tra gli Stati membri. Ci avvicina a risolvere la cosiddetta trilemma di bilancio”, ha dichiarato Thomas Byrne, ministro irlandese per gli Affari europei, che segue il dossier.
Byrne ha affermato che la proposta trova un equilibrio delicato tra il finanziamento di nuove priorità, come competitività e difesa, la tutela delle politiche centrali, come agricoltura e coesione, e il rispetto delle realtà di bilancio che ogni Stato membro deve affrontare.
Cos’è il Negotiating box
I governi dell’UE stanno entrando nella fase decisiva per finalizzare il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034.
Dublino propone di ridurre il volume complessivo a 1.622 miliardi di euro ai prezzi del 2025, l’8% in meno rispetto alla proposta della Commissione e comunque il 30% in più rispetto all’attuale QFP. Ai prezzi correnti, l’importo arriva a circa 1.825 miliardi di euro.
I fondi destinati a coesione, agricoltura e pesca, di gran lunga la voce di spesa più importante, subiscono il taglio più contenuto: il 3%, a 914 miliardi di euro. Il programma per competitività economica, ricerca e difesa viene ridotto del 13%, a 456 miliardi.
Come previsto, anche l’amministrazione dell’UE è colpita in modo significativo, con un taglio dell’8,8%, a 95 miliardi di euro. Gli Stati membri avevano chiesto questi tagli, perché molte capitali devono fare i conti con vincoli nei propri apparati di pubblica amministrazione.
Global Europe, lo strumento che finanzia i progetti di cooperazione nei Paesi terzi, viene ridotto del 17%, a 157 miliardi di euro. Questo non dovrebbe intaccare in modo significativo la rete di 145 delegazioni dell’UE nel mondo, che offre a molti piccoli Stati membri una presenza globale.
“Sono fiducioso che questa revisione del volume complessivo e il riequilibrio delle priorità vadano incontro alle preferenze degli Stati membri e aprano la strada alla prossima fase dei negoziati”, ha aggiunto Byrne.
Risorse proprie
Il testo della presidenza irlandese include anche un nuovo pacchetto di risorse proprie, prelievi applicati a livello UE che alimenterebbero direttamente le casse di Bruxelles, stimati in 55 miliardi di euro l’anno.
La principale novità rispetto alla proposta iniziale della Commissione è che Dublino vuole aumentare l’aliquota di prelievo del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), una tariffa sulle importazioni ad alta intensità di carbonio, dal 75% al 90%.
Il testo prevede inoltre che la risorsa propria legata al sistema di scambio di quote di emissione (ETS) venga introdotta gradualmente per gli Stati membri sostenuti dal Fondo di modernizzazione, dopo la forte opposizione per i proventi che le capitali avrebbero dovuto cedere.
Restano le proposte della Commissione per un’accisa sul tabacco (TEDOR), una risorsa societaria per l’Europa (CORE) e un prelievo sui rifiuti elettronici, insieme al piano che prevede che l’UE trattenga il 90% dei dazi doganali.
Il Negotiating box esclude le tre risorse proprie proposte dal Parlamento europeo, che avrebbero tassato servizi digitali, gioco d’azzardo online e cripto-asset, anche se stime recenti indicano un gettito fino a 32 miliardi di euro l’anno.
“Avevamo tre criteri per le nuove risorse proprie. Primo, che fossero approvate all’unanimità. Secondo, che potessero generare fondi sostanziali. E terzo, che fossero pronte entro il 1º gennaio 2028”, ha spiegato Byrne.
“Per noi non era chiaro, né rispetto alla capacità di generare fondi, né sulla possibilità che fossero operative entro il 1º gennaio 2028.”
Accordo prima del volto in Spagna, Francia e Italia
L’obiettivo è raggiungere un accordo politico entro la fine dell’anno, prima che diversi Paesi chiave vadano al voto nel 2027. In Francia, al momento, un candidato euroscettico è il favorito per diventare il prossimo presidente della Repubblica.
Le scadenze elettorali stanno già complicando il quadro. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha indetto elezioni anticipate per il 29 novembre, in pieno svolgimento dei negoziati. Le vittorie regionali del partito di estrema destra Alternative für Deutschland dovrebbero irrigidire la posizione di Berlino.
La Germania guida una coalizione di sei Paesi “frugali” che chiedono di ridurre la proposta della Commissione di “diverse centinaia di miliardi” e di concentrare la spesa su nuove priorità come difesa e competitività economica.
Al contrario, la premier italiana Giorgia Meloni è alla guida di un fronte di 17 Stati membri del Sud e dell’Est, i “Friends of Cohesion”, che mette al primo posto la tutela dei fondi per gli agricoltori e per le regioni più povere.
A giugno, la presidenza cipriota del Consiglio dell’UE ha proposto una riduzione di 32,8 miliardi di euro, concentrando i tagli più pesanti su spesa per competitività e difesa, scelta che aveva provocato le proteste del campo frugale.
Il compromesso irlandese cerca una via di mezzo, con un taglio dell’8% rispetto al 2% di Cipro. Tuttavia alcuni Paesi frugali hanno già espresso la loro delusione per la proposta.
“Il nuovo negotiating box sul QFP è irragionevole. Il volume complessivo deve scendere in modo significativo. Le cifre sul tavolo rappresentano ancora un aumento del tutto insostenibile e siamo quindi lontani da un accordo”, ha scritto su X Jessica Rosencrantz, ministra svedese per gli Affari europei.
Gli ambasciatori dell’UE discuteranno la proposta irlandese domenica, prima che i ministri la esaminino al Consiglio Affari generali il 13 ottobre e i leader al Consiglio europeo il 15 e 16 ottobre.
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