L’atto notificato da CNRC e Marco Polo non nasce in isolamento. È il seguito giuridico della stretta fissata dal Governo su governance, dati sensibili e tecnologia Cyber Tyre. Nel precedente approfondimento del 13 aprile, Pirelli, CNRC contesta il Golden Power: stretta su CdA, dati e Cyber Tyre, avevamo già fissato il nucleo del decreto: soglia del 9,99%, limite ai consiglieri indicabili dal socio cinese e protezione della tecnologia connessa.
Aggiornamento dell’8 giugno: il passaggio nuovo riguarda la sede giudiziaria. La controversia non riguarda più solo la contrarietà espressa da CNRC alle prescrizioni. Ora c’è un ricorso amministrativo formalizzato davanti al Tar Lazio.
Due ricorsi identici contro il Dpcm del 10 aprile
Il fascicolo arriva al Tar Lazio con una struttura lineare: CNRC e Marco Polo International Italy S.r.l. hanno notificato due ricorsi separati ma sovrapponibili nel contenuto. I destinatari indicati comprendono la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e altri ministeri coinvolti nel procedimento.
L’impugnazione punta al Dpcm del 10 aprile 2026, adottato a conclusione dei procedimenti Golden Power n. 66/2026 e 73/2026. Il fondamento normativo richiamato è l’articolo 2 del decreto legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito con modificazioni dalla legge 11 maggio 2012, n. 56. È la base giuridica che consente al Governo di imporre condizioni su attivi ritenuti strategici.
Assemblea Pirelli confermata il 25 giugno
La società ha separato subito il piano giudiziario dal calendario assembleare. Il ricorso non incide sullo svolgimento dell’assemblea degli azionisti prevista per il 25 giugno 2026. In quella sede verrà affrontato il rinnovo del Consiglio di Amministrazione sulla base delle liste già depositate dai soci nel rispetto del Dpcm Golden Power.
Questa separazione è rilevante per il mercato: il Tar apre un giudizio sulla legittimità delle prescrizioni ma l’assetto societario procede secondo la convocazione già fissata. Pirelli si è inoltre riservata di intervenire nel giudizio a tutela della propria posizione giuridica ed economica, nell’interesse della società e degli azionisti.
La soglia del 9,99% delimita il vincolo
Il Dpcm impugnato lega la durata delle prescrizioni alla partecipazione di Marco Polo nel capitale Pirelli. Il confine numerico è 9,99%: sopra quella soglia, le limitazioni rimangono attive; sotto quella soglia, il presupposto di applicazione andrebbe rivalutato secondo il meccanismo previsto dal provvedimento.
Marco Polo detiene il 34,1% del capitale Pirelli. Questo dato qualifica la controversia come una partita di controllo sostanziale sulle prerogative azionarie. Le verifiche esterne sono allineate: ANSA e Il Sole 24 Ore Radiocor coincidono su identità dei ricorrenti, oggetto dell’impugnazione e calendario assembleare; Reuters conferma la quota del veicolo Marco Polo e il taglio della rappresentanza riconducibile al gruppo Sinochem.
La lista Marco Polo rimane a tre candidati
Il vincolo più immediato riguarda il rinnovo del CdA. Marco Polo/CNRC concorre alla nomina di un massimo di tre amministratori, con due indipendenti. Gli amministratori indicati da quel fronte non potranno assumere cariche come presidente, vicepresidente o amministratore delegato. Il decreto esclude anche la presidenza dei comitati endoconsiliari e vieta deleghe gestionali, poteri esecutivi o attribuzioni capaci di incidere sulle decisioni strategiche, industriali o finanziarie di Pirelli.
Il deposito delle liste del primo giugno rende visibile l’applicazione concreta della prescrizione. La lista presentata da Marco Polo contiene Zhang Haitao, Xi Xiaohong e Wang Kun; gli ultimi due risultano indicati come indipendenti. Il fronte Camfin, Camfin Alternative Assets, Longmarch Holding e Marco Tronchetti Provera & C. S.p.A. ha presentato invece una lista da quindici candidati con una partecipazione complessiva dichiarata del 26,18% del capitale.
Cyber Tyre trasforma la governance in tema industriale
Il Dpcm del 10 aprile poggia su un presupposto industriale molto specifico. Il Governo ha considerato Pirelli il primo operatore globale ad aver investito su Cyber Tyre, tecnologia che trasforma il pneumatico in un sensore. Il dato raccolto riguarda stato e manutenzione della gomma, abitudini dell’utente, condizioni di guida e tracciabilità dello stato dei suoli.
Il passaggio ulteriore riguarda gli impieghi: monitoraggio di infrastrutture critiche, digital twin elaborati tramite supercalcolo e guida autonoma. Per questo il decreto qualifica Pirelli tra le imprese con beni e rapporti di rilevanza strategica. Il collegamento industriale con gli Stati Uniti è già emerso nell’approfondimento sulla produzione Cyber Tyre nello stabilimento di Rome, Georgia, dove la tecnologia connessa viene avvicinata al mercato nordamericano.
Autonomia gestionale e dati sensibili
Le prescrizioni verso CNRC sono costruite per impedire direzione e coordinamento su Pirelli. Il decreto chiede autonomia nei rapporti con clienti e fornitori, nei piani industriali e finanziari, nel budget e nelle scelte di ricerca e sviluppo. Vieta inoltre istruzioni del gruppo Sinochem, accentramento di tesoreria, integrazione dei sistemi informatici e direttive su operazioni straordinarie.
La parte più concreta riguarda i flussi informativi. Pirelli deve respingere richieste eccedenti le normali prerogative del socio quando arrivano da soggetti riconducibili al SASAC cinese. Il divieto comprende informazioni tecniche non pubbliche, ricerca e sviluppo anche non collegata direttamente a Cyber Tyre, accesso a piattaforme ERP, trasferimento di sistemi ICT fuori da giurisdizioni europee e condivisione di dati elaborati dalla tecnologia Cyber Tyre con soggetti riconducibili al Governo cinese.
Il patto parasociale scaduto ha aperto lo spazio al decreto
Il provvedimento di aprile arriva dopo la fine del patto parasociale tra il fronte Sinochem e il fronte Camfin/MTP. Quel patto era stato sottoscritto il 16 maggio 2022, aveva efficacia dal 19 maggio 2023 e si è chiuso per scadenza il 18 maggio 2026. La cessazione ha eliminato il meccanismo pattizio che regolava una parte della governance di Pirelli.
Il decreto ha riempito quello spazio con prescrizioni pubblicistiche. Da qui nasce il cuore del ricorso: CNRC e Marco Polo chiedono al giudice amministrativo di annullare il provvedimento che ridisegna le loro prerogative da azionisti. La sequenza cronologica mostra un passaggio netto: prima la crisi del patto, poi l’esercizio dei poteri speciali e ora il giudizio al Tar.
Trasferimenti azionari sotto comunicazione al MIMIT
Il Dpcm incide anche su eventuali movimenti futuri della partecipazione. CNRC deve comunicare al Ministero delle Imprese e del Made in Italy qualsiasi trasferimento di azioni. Il decreto vieta trasferimenti in favore di soggetti collegati, controllati, controllanti o soggetti al comune controllo del SASAC.
Questo passaggio limita la possibilità di ricollocare la partecipazione dentro un perimetro riconducibile allo stesso apparato statale cinese. La norma non impone una vendita ma condiziona l’uscita o la riorganizzazione della quota a un canale compatibile con le esigenze di tutela fissate dal Governo.
Le variabili aperte dopo il ricorso
Il primo indicatore sarà la gestione dell’assemblea del 25 giugno. Se il voto procederà secondo le liste depositate, il nuovo CdA nascerà dentro le prescrizioni Golden Power già operative. Il secondo indicatore sarà processuale: il Tar dovrà esaminare l’impugnazione del Dpcm e valutare la tenuta del bilanciamento tra diritti dell’azionista e tutela degli asset strategici.
Il terzo profilo riguarda il mercato statunitense del veicolo connesso. Pirelli ha bisogno di presentarsi come gruppo industriale in grado di proteggere dati, sistemi e tecnologia sensorizzata. Per questo la vicenda non riguarda solo il numero dei consiglieri. Tocca l’accesso ai flussi informativi, la governance della ricerca e la credibilità regolatoria della piattaforma Cyber Tyre.
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Junior Cristarella
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