Papa Leone XIV ha chiesto questo mercoledì ai rappresentanti degli episcopati di tutto il mondo, riuniti in Vaticano per un incontro dedicato alla famiglia, di affrontare con «coraggio» la sfida di imparare dalle famiglie e di offrire risposte a quelle «segnate da difficoltà» e da «apparenti fallimenti».
«La sapienza del Popolo di Dio ci raggiunge attraverso la nostra fede comune, che illumina tutte le famiglie, comprese quelle segnate da difficoltà, solitudine e talvolta persino da apparenti fallimenti», ha affermato il Pontefice nel discorso inaugurale dell’incontro, che si svolge nell’Aula Paolo VI e si concluderà il prossimo 14 ottobre.
I frutti dei lavori saranno raccolti in un resoconto sintetico, che non costituirà un nuovo documento magisteriale né sostituirà Amoris laetitia. Dopo essere stato discusso dall’assemblea, sarà affidato al Papa e successivamente reso pubblico.
L’appuntamento adotta una metodologia analoga a quella delle assemblee di valutazione previste nella fase di attuazione del Sinodo 2021-2024, pur non configurandosi formalmente come un Sinodo.
A dieci anni dai due Sinodi sulla famiglia e dagli intensi dibattiti suscitati da Amoris laetitia, 154 vescovi e cardinali, 53 sacerdoti e laici e undici famiglie invitate hanno iniziato questo mercoledì una serie di incontri destinati a fare il punto sulla situazione attuale e a valutare la ricezione dell’esortazione apostolica che Papa Francesco dedicò alle famiglie.
Il documento suscitò un intenso dibattito dopo la sua pubblicazione nel 2016 per aver aperto, in alcuni casi, alla possibilità di accesso ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia per alcuni cattolici divorziati e risposati civilmente, «quando una persona ritenga di cadere in un’ulteriore colpa danneggiando i figli della nuova unione».
La Chiesa continua a insegnare l’indissolubilità del matrimonio sacramentale valido e non considera una nuova unione civile come un nuovo matrimonio sacramentale. Con Amoris laetitia, tuttavia, Papa Francesco ha aperto, in alcuni casi e dopo un adeguato discernimento personale e pastorale, alla possibilità di accedere ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia anche per persone divorziate che vivono in una nuova unione, quando sussistano circostanze che ne attenuano la responsabilità e la colpevolezza.
Il Papa non ha fatto alcun riferimento a questo tema durante il suo intervento, pronunciato in inglese dopo un momento di preghiera.
Leone XIV ha sottolineato che la vita delle famiglie pone alla Chiesa «domande che meritano di essere affrontate con coraggio», elencando alcune delle situazioni che maggiormente lo preoccupano.
«In molti contesti è emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimità e la visione cristiana del matrimonio», ha affermato.
«I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ciò che desiderano», ha proseguito.
«L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva influenzano anch’esse le scelte che le persone compiono e le possibilità che riescono a immaginare per il proprio futuro», ha osservato.
Cosa ci insegna l’esperienza vissuta delle famiglie?
Concentrandosi sulle sfide più attuali, il Pontefice ha incoraggiato i vescovi ad ascoltare le famiglie e ha sottolineato che la Chiesa ha ancora molto da imparare da loro.
In questo contesto, ha posto una serie di domande che, secondo il Papa, dovrebbero accompagnare i lavori dell’incontro, condotto secondo la metodologia sinodale e concepito come uno spazio di ascolto.
«Cosa cercano veramente le persone all’interno di questi cambiamenti culturali? Cosa ci rivelano le loro gioie e speranze, i loro dolori e le loro angosce? In quali ambiti il nostro linguaggio e le nostre pratiche pastorali riescono ad aprire una strada, e in quali non riescono a toccare il cuore delle persone o a sostenere i loro sforzi nel fare il bene?».
«Cosa ci insegna l’esperienza vissuta delle famiglie — un’esperienza dalla quale non abbiamo ancora imparato appieno? Cosa possiamo offrire come formazione per una vita familiare salutare e santa? In particolare, cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i propri figli e i giovani in tali contesti?».
«La fragilità merita un’attenzione particolare»
Il Santo Padre ha inoltre sottolineato che la «fragilità» merita un’attenzione particolare, perché può «plasmare profondamente il modo in cui le persone vedono sé stesse, il proprio futuro e persino il proprio rapporto con Dio e con la Chiesa».
«Conosciamo tutti il divario tra il bene che desideriamo e ciò che siamo in grado di vivere. Abbiamo bisogno di grazia, perdono e nuovi inizi per compiere la volontà di Dio, e impariamo che la fedeltà è essa stessa una grazia da ricevere e un cammino da rinnovare gradualmente, spesso attraverso la prova», ha affermato.
Allo stesso modo, ha chiesto che il riconoscimento di questa «sfida condivisa» plasmi il modo in cui i membri della Chiesa si accompagnano a vicenda.
A questo proposito, ha rivolto ai partecipanti altre domande:
«Che tipo di Chiesa, allora, incontrano le persone proprio quando sono più fragili? Le nostre comunità le aiutano a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilità e doni da offrire? La verità che proclamiamo può essere incontrata attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della nostra presenza pastorale? Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?».
Il Pontefice ha infine invitato i partecipanti a riconoscere tutta l’importanza di questi interrogativi.
«Lo Spirito Santo spesso parla proprio attraverso le situazioni che ci mettono alla prova e ci illumina affinché possiamo scoprire come la misericordia di Dio e la grazia salvifica di Cristo possano raggiungere le nostre famiglie oggi, in particolare nella loro debolezza e nella loro resilienza, nelle loro speranze e nelle loro delusioni, nel loro desiderio di comunione e nella loro ricerca di senso».
Nella parte conclusiva del suo intervento, Leone XIV ha chiesto che i lavori si svolgano in un clima di autentica «libertà evangelica» e ha incoraggiato i partecipanti a condividere «ciò che ha portato gioia nelle nostre Chiese, ciò che ci ha messo alla prova e quali domande sono emerse con maggiore chiarezza attraverso l’esperienza».
Riservatezza sull’incontro
Il Pontefice ha inoltre sottolineato l’importanza della preghiera nello svolgimento delle riunioni e ha espresso la speranza che l’incontro possa contribuire a costruire una lettura condivisa dell’ultimo decennio di pastorale familiare nella Chiesa.
Infine, ha chiesto a tutti i partecipanti di agire con «discrezione» e di mantenere «la riservatezza che questo tempo di ascolto e di discernimento richiede».
Articolo precedentemente pubblicato da aciprensa – agenzia stampa in lingua spagnola del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.
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