Da Carnello al mondo: il sogno di Polsinelli che conquista anche la Francia

Tutto ebbe inizio da un torchio, poi una diraspatrice e settant’anni dopo voilà, si vende attrezzatura per fare vino pure ai francesi! American Dream? No, molto di più! E’ una storia di successo che parte da Carnello ma passa attraverso, guarda un po’, la diffidenza dei cugini d’oltralpe.

L’azienda è nata da un’idea di mio padre Celestino Polsinelli nel 1958, aveva lavorato per due anni in Francia dove faceva il tornitore e veniva anche ben pagato, ma non era soddisfatto dell’ambiente francese perché l’italiano dopo la guerra non era ben visto quindi lui nonostante avesse lì anche un fratello e una sorella, decise di tornare in Italia. Parigi tra l’altro nemmeno gli piaceva più di tanto, mio padre era nato in campagna e non amava particolarmente quei ritmi frenetici. Suo padre era un agricoltore, aveva un frantoio e produceva olio quindi tornò in Italia per dare una mano e dedicarsi ai lavori di carpenteria…

O la va o la spacca!

Carnello, Arpino 2026. Coming Home dei Cinderella nello stereo, come Emmet Brown e Marty McFly facciamo un salto temporale di quasi settant’anni: quel ritorno a casa e i primi lavori di carpenteria hanno fatto nascere, quasi in maniera inconsapevole, una realtà oggi davvero grande.

Chi ci dà il benvenuto oggi è Daniele Polsinelli, figlio di Celestino che diversi decenni dopo si trova a gestire un’azienda che ha fatto scuola ed è diventata punto di riferimento per qualsiasi produttore di vino, olio o birra. Polsinelli enologia gode ormai di un prestigio internazionale ma si è arrivati a questo dopo tanti anni di sudore e fatica, con alcune intuizioni geniali e quella buona dose di “o la va o la spacca” che fa parte del genio imprenditoriale.

E Celestino le idee geniali le ha avute eccome: “…a un certo punto nel 1960 ha iniziato a fabbricare i primi torchi, all’epoca non esisteva la diraspatrice, si pigiava l’uva con i piedi e poi si passava nel torchio. Quindi lui per un anno intero produceva un solo articolo: il torchio. D’inverno si immagazzinava merce, a primavera si facevano i semilavorati e poi d’estate si vendeva tutto. Step successivo qualche anno dopo fu la diraspatrice, molto innovativa per i viticoltori locali e non solo visto che con questi due attrezzi aveva iniziato a vendere anche fuori provincia, prevalentemente in Abruzzo, Campania e un po’ in Molise e Umbria“. 

In punta di piedi

Il team Polsinelli

Daniele Polsinelli è una persona umile e quando racconta la storia del padre lo fa con trasporto ed emozione, perché è bene ricordare che dietro alla costruzione di quei macchinari, in quei decenni, c’era una fatica immane ed una progettualità maniacale, non era ancora una produzione in larga scala, non c’erano i computer per fare i progetti, era tutto calcolo e precisione.

E lo sa benissimo Daniele perché quando ha iniziato ad affiancare il padre l’operaio era proprio lui: “Non solo operaio ma anche autista, trasportatore e venditore. Eravamo io e un altro operaio e facevamo praticamente tutto. Pensa che quando bussava qualcuno per venire ad acquistare le nostre attrezzature non avevamo nemmeno un addetto alle vendite, uscivo io, mi lavavo le mani andavo al piano superiore e davo il benvenuto ai clienti per cercare di vendere. E fidati che erano tempi duri, facevamo due scontrini al giorno, massimo tre. Se si arrivava al quarto era un evento!“.

Fiere, web e nuovi mercati

Ma è proprio con Daniele che i mercati si iniziano ad allargare, la presenza alle fiere di settore inizia ad essere più capillare e i clienti da tutta Italia iniziano a dare fiducia all’azienda. Azienda che è nata a Carnello – nella fattispecie nel territorio di Isola del Liri – e lì si è strutturata ed evoluta negli anni, lì c’era il magazzino di papà Celestino ed è in quella strada che il sogno si è pian piano evoluto nella realtà di oggi.

Evoluzione appunto, cavalcare l’onda, avere la capacità di agguantare il tempo senza mai staccare le radici dal territorio, presentarsi al mondo restando famiglia: “Ho affiancato mio padre per tanti anni e mia moglie Sandra affianca me, abbiamo attraversato insieme le tappe più importanti della nostra evoluzione. Negli anni 2000 abbiamo affrontato sfide decisive per ampliare il nostro mercato come l’apertura di un sito web e l’inizio della produzione di attrezzature per fare la birra, ho smesso di fare l’operaio, ho iniziato a dedicarmi alle vendite e abbiamo assunto i primi dipendenti e, cosa più importante, abbiamo fondato la Polsinelli Academy con corsi di formazione per mettere a disposizione le nostre conoscenze ai nuovi produttori di vino, olio e birra“. 

Vele spiegate verso l’American Dream? Nemmeno per sogno! Crisi mondiale del 2009, il lavoro per qualche tempo arranca fino ad arrivare alla svolta epocale, l’evoluzione naturale verso il futuro, l’apertura nel 2012 della piattaforma e-commerce:”Abbiamo messo tutta la nostra produzione in una vetrina virtuale con occhi in tutto il mondo, abbiamo iniziato con un ordine ogni tre giorni, siamo arrivati adesso a 400!“.

Polsinelli Enologia oggi, una realtà territoriale solida

Un viticoltore, un mastro birraio o un olivicoltore, hanno oggi la possibilità di rivolgersi a Polsinelli Enologia per qualsiasi aspetto o tappa della loro attività, dalla barbatella da impiantare all’imbottigliamento, dagli alambicchi ai silos, ovviamente torchi e pigiadiraspatrici. Tutto, c’è di tutto! Ma cosa più importante c’è l’empatia e la conoscenza, ci sono 45 dipendenti formati, tutti del territorio ed ogni cliente viene trattato con la giusta attenzione sia esso di Sora o di Baku.

Siamo nati qui e qui restiamo, riteniamo fondamentali le nostre radici. Certo ora ci siamo allargati anche come spazi e da Carnello ci si è spostati nell’area industriale di Broccostella ma è solo qualche chilometro di differenza. Siamo effettivamente più grandi ma i nostri punti cardini sono sempre gli stessi. Grazie all’Academy poi aggiorniamo e ci aggiorniamo in continuazione e il nuovo non ci spaventa

Nel 2022 infatti mio figlio Edoardo entra in azienda per guardare al futuro, soprattutto per quel che concerne il marketing e la gestione clienti. La formazione però resta necessaria perché lui, ad esempio, è anche enologo quindi può capire meglio le esigenze dei viticoltori, ci sono oggi tanti modi di fare vino, il biologico, il biodinamico, più trattamenti, meno trattamenti, gradi birrifici, piccoli birrifici artigianali ecc…noi dobbiamo saper parlare con tutti per capire le esigenze. Questa è per noi l’empatia, avere sempre un rapporto con il cliente diretto, aperto, perché questi non si limitano solo ad andare sulla piattaforma ed acquistare, chiedono, fanno domande sui prodotti, devono insomma essere guidati in ogni aspetto”.

La Fondazione e la racchetta Maxima

Non arrivi dunque al traguardo dei 70 anni improvvisando, questo mi sembra chiaro. Non ci arrivi però nemmeno se ti impegni molto, spesso non è abbastanza. La storia di Celestino prima e Daniele poi ci insegna che il mestiere che scegli di fare ti deve anche piacere, che l’impegno deve essere accompagnato dalla passione e che la mente regna anche quando il corpo inizia ad arrancare. Puoi pure passare dietro la scrivania dopo anni a verniciare torchi ma guai a considerarlo un punto d’arrivo: “Guardare sempre avanti fa parte del nostro modo di lavorare, “Passion is not Enough” è la scritta che accompagna il nostro logo, passione si ma tante idee nuove come la futura Fondazione Polsinelli, per mettere a disposizione di clienti ed appassionati uno spazio fisico e culturale per eventi, congressi, conferenze e i corsi stessi dell’Academy”. 

Dai tempi delle scuole medie Daniele andava d’estate nel laboratorio di Celestino a lavorare per mettere in tasca qualche soldo, gli amici lo facevano per andare al mare o in campeggio. Lui alla fine dell’estate, dopo aver fatto la fila con gli altri lavoratori per prendere la paga il sabato andò a comprarsi finalmente la sua prima racchetta Maxima Deluxe, quella di Adriano Panatta. E oggi Polsinelli Enologia vende in 95 paesi nel mondo, compresa la Francia. Ebbene si dunque, la passione non è abbastanza ma l’American Dream è un concetto relativo!


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